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James Senese & Napoli Centrale alla Latteria Molloy di Brescia

James Senese & Napoli Centrale alla Latteria Molloy di Brescia
Luca Muchetti By

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James Senese & Napoli Centrale
Latteria Molloy
Brescia
2.11.2018

Nero pece, come quando il jazz e funk crescono a Napoli. Ascoltare dal vivo James Senese con i Napoli Centrale è un'esperienza che riconnette molto del DNA segreto di chi ama il jazz, il funk e la musica black più in generale. Di scena a Brescia sul palco della Latteria Molloy, punto di riferimento per chiunque ami la buona musica in zona, la formazione ha ripercorso una storia lunga più di 40 anni. Se mai è esistito un "Napoli Sound," quello è il loro. Se mai è esistito un gruppo che ha intrecciato i cammini di alcuni dei più straordinari strumentisti italiani, quello è sempre il loro.

Non a caso, come ha ricordato un James Senese in ottima forma dal palco di Brescia, "questo è il suono dal quale il nostro fratello Pino Daniele amava attingere." Un altro grande ex che per qualche tempo si dilettò alle corde del basso alla fine degli anni Settanta, prima di diventare "nero a metà." Oggi ci sono Ernesto Vitolo alle tastiere, Gigi De Rienzo al basso e Agostino Marangolo alla batteria, un motore che non è possibile spegnere e sul quale il sax di Senese esonda lungo una scaletta che supera l'ora e mezza, una scaletta ricchissima, ovviamente, di lacrime come di momenti torridi.

È quella musica che da Napoli, guardando a sud, sempre a sud, prende scale tutte mediterranee per cucinarle poi con pulsazioni che arrivano dall'altra parte del mare, ma stavolta guardando a ovest. "Musica per il cervello come per il cuore e la pancia, sperimentale ma fisica, americana ma napoletana," come l'ha definita lo stesso James nel corso di un'intervista nel tentativo di definire il suono di Napoli Centrale così come della sua carriera da solista, della quale anche sul palco della Latteria Molloy sono comparse tracce.

"Alhambra," "È 'na bella jurnata," il funk di "Mille Poesie," sono stazioni di un viaggio di decennio in decennio destinato a incrociare il cammino di Pino Daniele con la dedica di "Chi tene o'mare" e col ricordo di certe serate napoletane in compagnia di Pino. "Campagna" viene cantata come fosse un inno, e poi "Malasorte," per arrivare a "Manama," dilatata e dilagata per far spazio agli assoli di basso e tastiere, e poi "'Ngazzate Nire" e "Simme jute e simme venute."

Una formazione che azzera considerazioni anagrafiche e dispute stilistiche. Uno spettacolo da vedere a tutti i costi.

Foto: Luca Muchetti.

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