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Ivo Perelman, leone ipertrofico

Alberto Bazzurro By

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Ormai da qualche anno l'andazzo è questo: due uscite all'anno, tre album alla volta, e via andare. Ci riferiamo ovviamente alle infornate discografiche di cui si rende protagonista Ivo Perelman su etichetta Leo. Inflazione produttiva? A dir poco. Anche perché, di fatto, i dischi sono più o meno tutti uguali. Né potrebbe essere altrimenti, al di là del fatto che la cerchia dei musicisti coinvolti è esigua e conseguentemente ripetitiva, per uno come il sassofonista brasiliano, che mostra di possedere doti di autocontrollo (solistico e non) decisamente perfettibili.

Ivo Perelman, Mat Maneri
Two Men Walking
Valutazione: ***
Leo Records (2014)

Mat Maneri, tutto sommato, compare di rado al suo fianco, e in effetti, del trittico di lavori sfornati all'ultimo giro di valzer, il duo che vede il violista come dirimpettaio del tenorista è il migliore. Se non altro, Maneri, riesce a tenergli testa con una certa convinzione e con risultati apprezzabili. Il duo si rivela da subito piuttosto pieno—ma c'era da dubitarne?—con Perelman che sembra come bruciare nei primi due brani le micce più impellenti, irrinunciabili, per poi accettare maggiormente lo scambio col collega, scambio che si fa quindi più paritario, anche proprio in termini di volume sonoro, particolare tutt'altro che trascurabile.

Ovviamente non si tratta di una regola assoluta, di un indirizzo definitivo, visto che le asperità del tenore (e non ci riferiamo unicamente al suono) tornano periodicamente in auge, ma comunque, nel prosieguo, episodi come quelli che vanno dal settimo al nono, per esempio, sanno offrire momenti di una certa intensità non solo in termini meramente atmosferici.

Ivo Perelman Trio
Book of Sound
Valutazione: * * ½
Leo Records (2014)

Purtroppo tutto ciò non vale per l'album in trio, che pure vede Perelman abbinato a due campioni quali Matthew Shipp e William Parker, loro sì tra le sue "vittime" predilette (specie il pianista). Sembra impossibile che uno che soffia dentro a un sax tenore non colga le insidie (oltre alle disparità "etico-filosofiche," chiamiamole così) di suonare praticamente senza sosta di fianco a un pianoforte e a un contrabbasso, eppure è esattamente quanto accade in questo lavoro. Nel segno di una (presunta) democraticità del gesto improvvisativo? Sarebbe un ben misero alibi. Come se uno che ha in mano una chitarra elettrica si mettesse a dialogare "alla pari" con un solista di ocarina...

Eppure Perelman lo fa, infiltrando il suo tenore ispido, ondivago, sussultorio, lamentoso (di ascendenza—si disse all'inizio—ayleriana: mah...) in ogni piega, ogni interstizio della musica. Che ha momenti anche apprezzabili, sia chiaro (guarda caso soprattutto nei due brani, "De Gustibus Non Est Disputandum" e "Adde Parvum Parvo Magnus Acervus Erit," in cui almeno all'inizio Perelman tace, e lo sviluppo in trio si conserva sufficientemente astratto e calibrato), ma genera anzitutto rabbia e senso di frustrazione: per ciò che avrebbe potuto (anzi dovuto) essere e non è.

Ivo Perelman Quartet
The Other Edge
Valutazione: * * ½
Leo Records (2014)

Un discorso analogo abbraccia anche l'album in quartetto (dove, non pago, torna Shipp, però concedendosi una pausa di tre mesi, visto che Book of Sound, come del resto Two Men Walking, è stato inciso nell'ottobre 2013, The Other Edge nel gennaio 2014). Qui il discorso di gruppo, per la verità, regge maggiormente, perché c'è almeno una batteria a fornire pane per i suoi denti al sax tenore. Il quale, ogni tanto, si fa persino da parte. Ma è la musica, il suo svolgersi e sdipanarsi, brano dopo brano, segmento dopo segmento, a mostrare la corda di un disegno architettonico troppo volatile, anzi sostanzialmente latitante (almeno questa è l'immagine che il disco ci restituisce), con un Perelman il cui nume tutelare, rispetto a quanto detto poc'anzi, appare oggi (e non solo qui, del resto) ben più Shepp che non Ayler, la cui logica, anche sui tempi dilatati, appariva quasi sempre stringente, sul piano sia solistico che strutturale.

Qui—dopo un po' si ha l'impressione che tutto o quasi sia già stato detto (anche qui non senza momenti alti, ci ripetiamo, tipo le due parti di "Panem et circenses," in cui non a caso si distinguono Shipp e Bisio, o nel quasi post-boppistico "Big Bang Swing," di efficace coralità) e si finisce un po' per sguazzare nella logorrea, nel pleonasmo, nella casualità. E sì: il senso della misura proprio non rientra fra i pregi di un uomo—ingordo, ipertrofico, fagocitante—chiamato Ivo Perelman.

Elenco dei brani:

Two Men Walking
Parts 1/10.

Book of Sound
Damnant Quod Non Intelligunt; Candor Dat Viribus Alas; De Gustibus Non Est Disputandum; Adsummum; Adde Parvum Parvo Magnus Acervus Erit; Veritas Vos Liberabit.

The Other Edge
Desert Flower; Panem Et Circenses Part 1; Crystal Clear; Panem Et Circenses Part 2; Latin Vibes; Petals Or Thorns?; Big Bang Swing; The Other Edge.

Musicisti:

Two Men Walking
Ivo Perelman: sax tenore; Mat Maneri: viola.

Book of Sound
Ivo Perelman: sax tenore; Matthew Shipp: pianoforte; William Parker: contrabbasso.

The Other Edge
Ivo Perelman: sax tenore; Matthew Shipp: pianoforte; Michael Bisio: contrabbasso; Whit Dickey: batteria.

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