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The Bad Plus: It's Hard

Luca Canini By

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The Bad Plus: It's Hard
Bellino. Con un paio di cose decisamente riuscite. Ma che pochissimo aggiunge (e nulla toglie) a quel che i Bad Plus hanno detto, confermato e ribadito nel corso di quindici anni di più che onorata carriera. Fine della recensione. Nel senso che quel che leggerete da qui in poi potrebbe esservi utile nel caso in cui siate curiosi di dare una forma più compiuta a quanto sopra esposto o, nella malaugurata eventualità che non vi sia mai capitato di imbattervi in Ethan Iverson, Reid Anderson e Dave King, per decidere se It's Hard sia il disco giusto per il primo approccio.

Iniziamo dalla risposta al classico dilemma del neofita, semplice e diretta: buttatevi su altro. C'è molto di meglio nel passato non solo recente del trio. Da Give del 2004 a Made Possible del 2012, passando per Suspicious Activity e Never Stop. Pescatene uno a caso e cominciate a farvi un'idea di quanto sia stato prezioso (e continui ad esserlo) il contributo dei Bad Plus alla causa del jazz in termini di freschezza, vitalità ed entusiasmo. Contributo sostanziale nel caso di Iverson. Che in proprio e come spalla (con Albert "Tootie" Heath, ad esempio, con Lee Konitz, Ron Carter, nello straordinario quartetto di Billy Hart, con Tim Berne nei Buffalo Collision) ha dato prova di doti fuori dal comune non solo come musicista e improvvisatore. Critico, polemista, storico, blogger, fine analista, straordinario catalizzatore di energie, il pianista dei Bad Plus è una di quelle presenze che innescano circuiti virtuosi. Una risorsa da proteggere e tutelare.

Al netto di un disco, e torniamo a It's Hard, che scivola via tra sbiaditi acquarelli (l'ennesima e prescindibile versione di "Time after Time"), esercizi di stile ("I Walk the Line") e lungaggini ("Don't Dream Is Over" dei Crowded House trascinata a fatica oltre i cinque minuti, con inevitabile e deleterio "effetto Venditti" per l'orecchio italiano). Pilota automatico, tanto mestiere e di notevole soltanto una rilettura del classicissimo "Die roboter" ("The Robots") dei Kraftwerk, scattosa e dinoccolata al punto giusto grazie alle geometrie implacabili di Dave King, e "Alfombra Magica," brano preso in prestito dal repertorio del sassofonista Bill McHenry. Troppo poco per lasciare il segno.

Con immutata stima, il vostro affezionatissimo.

Track Listing

Maps; Games without Frontiers; Time after Time; I Walk the Line; Alfombra Magica; The Beautiful Ones; Don't Dream It's Over; Staring at the Sun; Mandy; The Robots; Broken Shadows.

Personnel

Ethan Iverson: pianoforte; Reid Anderson: contrabbasso; Dave King: batteria.

Album information

Title: It's Hard | Year Released: 2017 | Record Label: Okeh

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