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Rory Gallagher: Irish Tour '74

Maurizio Comandini By

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Sono passati oltre quarant'anni dal tour irlandese del gruppo di Rory Gallagher che toccò Belfast, Dublino e Cork fra fine dicembre del 1973 e l'inizio del nuovo anno. La Sony Music fa un bellissimo regalo ai tanti fan del focoso chitarrista irlandese e pubblica un cofanetto quadrato (è un insolito formato di 24x24 centimetri) che contiene 7 Cd e un DVD, per documentare nella maniera più esaustiva possibile quell'evento memorabile.

I primi sei CD sono divisi equamente fra i tre concerti sopra citati che vengono proposti su due CD ognuno. Poi abbiamo un CD con materiale proveniente da una session che si era tenuta a Cork, a cavallo fra i due concerti del 3 e del 5 gennaio 1974. Per finire il DVD riporta la versione ben conservata del documentario che il leggendario Tony Palmer realizzò in occasione di quel tour e un paio di interessanti bonus (due documentari più corti, ma non per questo meno interessanti).

Erano tempi duri per l'Irlanda, sia sul versante economico, sia su quello politico (ovviamente le due cose erano ben legate assieme e lo sono tuttora, non solo in quel paese) e il management cercò di convincere Rory a rinunciare a quelle date in pieno inverno, nei giorni fra fine anno e inizio. A cavallo non solo del calendario, ma anche del confine con l'incursione a Belfast prima di scendere a Dublino e poi in quella Cork dove Gallagher era cresciuto, pur essendo nato a Ballyshannon, nella contea di Donegal, nelle terre di nord-ovest.

Ma Rory non volle neppure prendere in considerazione l'idea. In quegli anni era un musicista molto famoso, faceva tour in Inghilterra, in Europa e nel resto del mondo, ma non voleva perdere l'occasione per un tuffo fra la sua gente, i suoi ricordi, le sue radici. Rory era anche un simbolo per molti ragazzi irlandesi che lo vedevano come uno dei chitarristi più affermati, un musicista che era stato capace di usare la sua grande passione per la musica e per la chitarra in particolare, come strumento per affrancarsi da una vita che, per lui, al nastro di partenza non si presentava certo in discesa.

Rory era molto consapevole del suo ruolo e ne era particolarmente orgoglioso. Per questa ragione l'energia che era solito profondere sul palco veniva ulteriormente amplificata in queste occasioni e questi concerti risultano particolarmente convincenti nella loro apparente semplicità che però non tradisce mai le attese degli appassionati e di chi lo ascolta adesso dopo quattro decenni.

Alla base di tutto c'è il blues, reso con una voce ruvida ma appropriata, carica di sapori torbati, di fumo denso, di raucedine benedetta. La sua chitarra elettrica è potente e precisa, non ci sono assoli torrenziali, tutto è al servizio della efficace resa del brano nel suo complesso. Non sempre si segue lo schema classico delle 12 battute e nella maggior parte dei casi siamo in quella terra feconda dove il rock va a braccetto con il blues, fregandosene delle convenzioni, attaccando alla giugulare tutto quello che puzza di establishment. Il repertorio mischia brani originali di Rory con molte cover rese sempre in maniera molto personale e convincente. Un fiume in piena, con le acque spumeggianti e fresche.

Il gruppo funziona sostanzialmente come se fosse un trio classico chitarra-basso-batteria (formazione che ha caratterizzato la parte iniziale della carriera di Rory, a cominciare dagli eccellenti Taste), però a questo trio di base viene aggiunto il pianoforte di Lou Martin, uno dei migliori interpreti europei del blues sulla tastiera. Le trame di costruzione dei brani sono sempre sostanzialmente basate sui riff e sugli accordi della chitarra e il pianoforte aggiunge sapori, colori, arpeggi, piccole variazioni, ma non altera la struttura di base di questi brani che sono stati evidentemente pensati per il format più semplificato.

Dal tour era stato tratto all'epoca un doppio album che trovò ampio consenso e ottimi risultati di vendita: ha venduto complessivamente più di 2 milioni di copie e viene ritenuto da molti appassionati uno dei migliori album live della storia del rock. Con questa nuova lussureggiante edizione, abbiamo oltre quaranta brani inediti, che si aggiungono ai dieci brani pubblicati nell'album originale, formando una documentazione pressoché completa di quella settimana carica di sentimenti e passioni, ansia e voglia di andare avanti. E, siamo pronti a scommettere, anche bagnata da molti litri di Guinness densa e scura e da molti tumbler di buon whiskey sapientemente invecchiato nelle botti giuste che profumano di sherry.

La band è particolarmente affiatata, con la ritmica sempre puntuale affidata al bassista Gerry McAvoy e al batterista Rod De'Ath. Nel corso del 1973 il gruppo aveva fatto oltre duecento concerti, compreso un lungo tour negli States, assieme a Deep Purple e Faces, per cui le occasioni per affinare l'interplay non erano certo mancate. Ma non ci sono segni di stanchezza. Evidentemente l'aria gelida dell'Irlanda e i profumi di casa avevano risvegliato tutti i sensi dei quattro musicisti, rendendo disponibili tutte le risorse.

Rory imbraccia sovente anche l'acustica, il dobro e il mandolino. Spesso suona utilizzando la tecnica slide con fraseggi perfettamente calibrati e profumati di blues rurale. Fa tutto, benissimo, con la sua energia debordante, non lascia prigionieri. Lo si capisce subito ascoltando la musica, ma poi ne abbiamo la conferma guardando l'eccellente documentario realizzato nell'occasione. Tony Palmer è un veterano di scuola BBC, che già aveva filmato i Beatles (era diventato buon amico di John Lennon in particolare), i Cream nei famosi concerti di addio alla Royal Albert Hall (quelli originali del novembre 1968), Jimi Hendrix, Ginger Baker in Africa e Frank Zappa per 200 Motels, per non citare i molti musicisti del mondo della classica che ha raccontato con le sue immagini.

In questo documentario sceglie di raccontare Rory Gallagher lasciando respirare attorno a lui tutto il suo mondo, la sua gente, gli scorci della sua terra, la routine del backstage, l'energia del palco, la traspirazione violenta che scrosta la vernice Sunburst della Fender Stratocaster del 1961 (la prima in assoluto arrivata in Irlanda). Lo fa benissimo e il documentario assume una valenza importante anche per raccontare un mondo, una terra, un'era. Il mondo di Rory Gallagher.

Track Listing: CD 1 & 2 - Cork (3 e 5 gennaio 1974)
Messin’ with the Kid; Cradle Rock; I Wonder Who; Tattoo’d Lady; Walk on Hot Coals; Laundromat; A Million Miles Away; Hands Off; Too Much Alcohol; As the Crow Flies; Pistol Slapper Blues; Unmilitary Two-Step; Bankers Blues; Going to My Hometown; Who’s That Coming; In Your Town.

CD 3 & 4 - Dublino (2 gennaio 1974)
01. Cradle Rock; Tattoo’d Lady; Hands Off; Walk on Hot Coals; Laundromat; Too Much Alcohol; A Million Miles Away; As the Crow Flies; Pistol Slapper Blues; Bankers Blues; Unmilitary Two- Step; Going to My Hometown; In Your Town; Bullfrog Blues.

CD 5 & 6 - Belfast (29 dicembre 1973)
01. Messin’ with the Kid; Cradle Rock; I Wonder Who; Tattoo’d Lady; Walk on Hot Coals; Hands Off; A Million Miles Away; Laundromat; As the Crow Flies; Pistol Slapper Blues; Unmilitary Two-Step; Bankers Blues; Going to My Hometown; Who’s That Coming; In Your Town; Bullfrog Blues.

CD 7 - City Hall in Session (4 gennaio 1974)
01. Maritime (The Edgar Lustgarden Cut); I Want You / Raunchy Medley; Treat Her Right; I Wonder Who; Too Much Alcohol; Just a Little Bit; I Can’t Be Satisfied; Acoustic Medley; Back on My Stompin' Ground (After Hours); Stompin’ Ground (Alt version).

DVD
Documentario Irish Tour ’74 diretto da Tony Palmer + 2 bonus(Music Maker Documentary & Japanese Tour '74 In Your Town).

Personnel: Rory Gallagher: voce, chitarra, mandolino, armonica; Lou Martin: tastiere; Gerry McAvoy: basso; Rod De’Ath: batteria e percussioni.

Title: Irish Tour '74 | Year Released: 2014 | Record Label: Sony Music

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