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Introducing Nir Felder

Angelo Leonardi By

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Non voglio dimenticare la chitarra in quanto tale. Io ho imparato a suonare dal rock 'n' roll e dal blues. Quei musicisti e quegli stili sono ancora incorporati nel mio DNA. L'amore per il ritmo e la flessibilità del jazz sono venuti dopo —Nir Felder
La recente uscita di Golden Age, debutto da leader di Nir Felder (Okeh 2014), conferma i positivi riconoscimenti che il chitarrista ottiene sulla scena musicale di New York. A partire da maestri come Greg Osby, Terri Lyne Carrington o Jack DeJohnette, molti jazzmen l'hanno coinvolto nei loro organici, facendolo conoscere oltre la cerchia del suo pubblico abituale, allo Smalls o al 55 Bar di New York.

Almeno dal 2010, che è poi l'anno di nascita del suo quartetto, Nir Felder è considerato uno dei migliori chitarristi emergenti, al pari e forse più di Brandon Seabrook, che rivolge i suoi interessi anche al banjo.

Come l'ha acutamente definito Ken Micallef, "Felder è essenzialmente uno stilista pop con una tecnica jazz." John Scofield e Pat Metheny costituiscono i modelli più evidenti nel suo stile, che coniuga la naturale propensione melodica con una tecnica scintillante. I suoi lunghi interventi a single note, costruiti su figure ritmiche serrate, si snodano con ammirevole senso della forma, senza cadere in frasi fatte o tecnicismi gratuiti. L'album appena uscito evidenzia anche significative doti di scrittura e organizzazione musicale. Il richiamo alle atmosfere rock e fusion degli anni ottanta si lega ai suoi primi modelli (Stevie Ray Vaughan, ad esempio) e alle riflessioni enunciate dal titolo.
Felder si chiede se gli anni ottanta siano stati davvero una Golden Age per le arti a New York e se quell'attuale sia una fase di decadenza: a questo riguardo ha inserito in sottofondo ai brani alcuni spezzoni di discorsi di Malcom X, Jesse Jackson, Hillary Clinton, Richard Nixon, Lou Gehrig e altri.

Del disco di Felder s'è parlato abbondantemente anche (su questo sito). Delineamo quindi principalmente il suo percorso biografico e artistico.

Il chitarrista nasce a Katonah, N.Y., il 30 dicembre 1982, da genitori non particolarmente legati alla musica. Il fascino di quest'arte gli giunge dalla relazione con la nonna (pianista classica e multistrumentista) e il nonno (audiofilo e collezionista di dischi). "Per me ragazzino—ricorda Nir—era sempre una rivelazione andare a trovarli nel loro appartamento a New York. In aggiunta all'eccitamento che comunicava la città c'era sempre la musica che ascoltavo da loro: brani orchestrali di Beethoven, Mahler, Sibelius oppure cantanti francesi. Ascoltando quei vecchi dischi in vinile mi sentivo nella stanza assieme all'orchestra o ai cantautori. Era una cosa eccitante e talvolta un po' sconcertante. Ma la cosa più importante era che sentivo, come fosse reale, che i nonni mi introducevano in un mondo di vecchi amici."

La musica prende a interessarlo sempre più, sia come fruitore (soprattutto classic rock, blues e soul) che come esecutore. All'età di 13 anni acquista la chitarra che usa abitualmente anche oggi: una Tex-Mex Fender Stratocaster da 250 dollari con amplificatore Polytone Mini-Brute II che gli ricorda Stevie Ray Vaughan. Inizia così a farsi le ossa in gruppi rock adolescenziali. Attorno a Katonah vivevano dei validi strumentisti jazz ma Felder non ha modo di conoscerli e la sua educazione musicale si amplia e si consolida solo frequentando, anni dopo, il Berklee College di Boston.

Felder si diploma nel 2005, vincendo il Jimi Hendrix Award del Berklee's Guitar Department e il prestigioso Billboard Endowed Scholarship. Pochi mesi dopo lo troviamo a New York, insediato stabilmente allo Smalls, il noto jazz club del West Village.
"Lo Smalls aveva appena riaperto—ricorda Nir—e c'era un bel fermento a riguardo. Lì ho incontrato subito molta gente e quel locale è stato un forte sostegno. Lo Smalls ripropone quanto accadeva nella scena del Lower East Side degli anni settanta e ottanta. I musicisti si sentono realmente benvenuti."

Dopo il debutto con George Garzone giungono altre scritture di rilievo (MeShell NdegeOcello, Terry Line Carrington, Esperanza Spalding) e i primi dischi da sideman. Uno di questi è 9 Levels di Greg Osby (Inner Circle 2008) in un organico comprendente la cantante portoghese Sara Serpa, Adam Birnbaum al piano, Joseph Lepore al contrabbasso e Hamir Atwal alla batteria. Sin dal brano d'apertura "Principle" la chitarra di Felder dialoga con Osby alla pari, sviluppando nervosi fraseggi ricchi di tensione. Dello stesso periodo è la partecipazione al progetto "Storytime" del canadese Rob Mosher (The Tortoise, Old Mill 2008).

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