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Michael Blake: In the Grand Scheme of Things

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Nel corso della sua carriera artistica Michael Blake si è distinto per la ricerca di percorsi musicali alternativi al mainstream: la sua è da sempre una musica meticcia che pur affondando le proprie radici nella tradizione jazzistica assimila componenti provenienti dal rock, dal country ma anche dal gospel o dal soul...

In the Grand Scheme of Things conferma questa concezione poetica, che si palesa fin dalla scelta degli strumenti in formazione, con il basso rimpiazzato dal Fender Rhodes o dal Moog di Chris Gestrin, e da un utilizzo mai banale dell'elettronica, gestita da JP Carter, che riveste anche il ruolo di trombettista del gruppo.

La title-track, una suite di quasi 20 minuti, racchiude l'essenza dell'intero set di registrazione. Le tastiere synth, accompagnate dalle percussioni di Dylan van der Schyff, dipingono cangianti atmosfere, rarefatte e surreali (quasi un legame con il cinema, per cui Blake ha spesso composto), su cui il sassofonista canadese e Gestrin sviluppano i propri intimistici dialoghi, che sfociano occasionalmente in assoli vibranti ma mai eccessivi.

Tutti i brani di In the Grand Scheme of Things sono caratterizzati da un elevato standard qualitativo (in particolare si segnalano l'enigmatico "The Searchers," il solare "Big Smile," il romantico "Treat Her Right" - cover dell'omonimo brano di Otis Redding -, lo swingante "Cybermonk"). Anche par tale motivo non è difficile evidenziare i punti di forza che caratterizzano questa registrazione, ossia la capacità di reciproco ascolto fra i musicisti, le qualità artistiche e tecniche dei singoli, le cui energie sono sapientemente dosate dal solito Blake, sassofonista nella cui voce si fondono l'eleganza di George Coleman e la rudezza di Roland Kirk, voce solista che rifugge dall'uso dei pattern e ci regala toccanti episodi improvvisativi.

A cercare un difetto a quest'album, esso è forse insito nella natura di alcune composizioni, volutamente prive di un centro focale, il che a volte incide negativamente sulla possibilità di costruire climax efficaci da parte degli esecutori. Questo tuttavia non sminuisce il fascino e la compiutezza di un'opera musicale che rappresenta un altro tassello importante nel percorso artistico di Michael Blake.

Personnel: Michael Blake: tenor saxophone; JP Carter: trumpet and electronics; Chris Gestrin: Fender Rhodes, Moog Micromoog synthesizer; Dylan van der Schyff: drums.

Title: In The Grand Scheme Of Things | Year Released: 2012 | Record Label: Songlines Recordings

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