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Henry Threadgill Zooid: In for a Penny, In for a Pound

Luca Canini By

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Non poteva che chiudersi così il 2015, con un nuovo disco di Henry Threadgill. Un doppio addirittura, il primo a proprio nome in 40 e passa anni di prodigi e meraviglie: In for a Penny, in for a Pound. A conferma di uno stato di grazia conclamato -dalle gesta dell'ensemble Double-Up alle rimpatriate con Jack DeJohnette e Leo Smith, è da un bel pezzo ormai che il nostro si mantiene su livelli stratosferici -e a incorniciare idealmente l'annus mirabilis della Pi Recordings dopo le prodezze dei due Steve: Lehman e Coleman, copiosamente, e doverosamente, incensati per Mise en Abîme e Synovial Joints.

Due dischi, una suite in sei movimenti (quattro quintetti ad assetto variabile e due preludi), ottanta minuti scarsi di musica, i consueti gregari: Liberty Ellman alla chitarra, Jose Davila al trombone e alla tuba, Elliot Humberto Kavee alla batteria e Christopher Hoffman al violoncello. Gli Zooid senza il basso gommoso di Stomu Takeishi. Un'assenza non di poco conto. Che la band e Threadgill hanno saputo metabolizzare spostando gli equilibri delle dinamiche e l'asse di rotazione del gruppo. Un pizzico di leggerezza in più, spazi meno angusti e claustrofobici, una maggiore ariosità nello sviluppo delle trame. Dettagli, comunque. Percepibili tra le pieghe e negli interstizi, ma non sostanziali e men che meno determinanti.

La musica degli Zooid era e resta figlia di quel serialismo zoppicante e allucinato che il maestro di Chicago va predicando da una quindicina d'anni ormai (la svolta a ridosso di Everybodys Mouth's Book, uscito nel 2001 sempre per la PI). Una selva di schemi sghembi e incastri impossibili nei quali perdersi, un continuo alludere senza mai esplicitare che destabilizza e disorienta. Inutile stare qui a fare le pulci a questo o a quel brano, mettersi ad additare assoli o rimarcare passaggi: la natura pulviscolare delle composizioni, l'incessante pulsione alla disgregazione che resta puro afflato, il brulicare di contrappunti e linee spezzate, rendono l'ascolto un'esperienza al di fuori del tempo e dello spazio, in una dimensione in cui tutto cambia restando uguale, tutto si muove senza spostarsi di un solo millimetro. La sensazione è quella di un estasiante disagio, un'euforica vertigine, uno scientifico smarrimento.

Dicono che Threadgill abbia perso i colori, che ai tempi del Sextett e dei Make a Move sì che c'era da divertirsi. Mi tocca non essere d'accordo. Ammetto che il genio del nostro si è fatto più scontroso, burbero, meno accattivante. Ma qui siamo al cospetto di una visione talmente centrata e potente da rendere insignificante qualsiasi obiezione si possa fare. Mettetevela via: questa musica è un miracolo.

Track Listing: In For A Penny, In For A Pound (Opening); Ceroepic (For Drums And Percussion); Dosepic (For Cello); Off The Prompt Box (Exordium); Tresepic (For Trombone And Tuba); Unoepic (For Guitar).

Personnel: Henry Threadgill: alto saxophone, flute, bass flute; Jose Davila: trombone, tuba; Liberty Ellman: guitar; Christopher Hoffman: violoncello; Elliot Humberto Kavee: drums, percussion.

Title: In For A Penny, In For A Pound | Year Released: 2015 | Record Label: Pi Recordings

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