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Meredith Monk: Impermanence

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Si fa prima a rivelare cosa non è stata Meredith Monk nel corso della sua lunga carriera. Fuor di dubbio che dagli anni Sessanta i suoi lavori continuano ad incantare per la vivacità e l'eleganza che hanno. Le composizioni della Monk (da lei scritte e quasi sempre interpretate) nascono tutte, più o meno di proposito, dall'"intersezione" tra musica e movimento, immagini e oggetti, luci e suoni, in un continuo voler scoprire e mettere a nudo nuovi modi della percezione.

La voce, o meglio la sua voce, è stata la cifra espressiva di un corpo sempre e costantemente teso a percepire prima e rappresentare poi il mondo circostante. La voce è dunque nel tempo diventata strumento e corpo assieme, messa in scena in forme diverse: urlata, replicata, ripetuta, ma anche sdrammatizzata al punto tale da essere mostrata nei suoi stessi minimi e minali(sti) termini.

Impermance è in quest'ottica un lavoro assai rappresentativo di Meredith Monk. C'è in esso la totalità delle espressioni raggiunte dalla sua voce (negli alti, nei bassi, nei sussurrati, nei soffocati, nei mormorati, nei parlati, nei melodici, nei ripetuti) che si racconta attorno al tema dell'imperamance (instabilità, temporaneità). Sedici tracce per voce e voci (Vocal Ensemble) e un ensemble composto dai multistrumentisti Allison Sniffin (piano, violino), John Hollenbeck (percussioni) e Bohdan Hilash (fiati). Dopo anni di composizioni per solo voce, si disvela dunque una dimensione sonora per la Monk (quasi) inedita, nella quale davvero dimostra grande spontaneità e vivacità.

Infatti: "Sforzo impossibile" quello di comporre sull'imperamance, scrive la stessa nelle note del libretto; e poi "questo lavoro è più cromatico e dissonante di qualsiasi altra cosa io abbia scritto". Fa bene a mettere l'ascoltatore in guardia. Ma da cosa?

Impermanece è bello e funziona appunto perché è cromatico, dissonante, instabile, sfuggente. Curiosamente è la voce della Monk a sfuggire non al suono, non a se stessa, ma all'ensemble di voci e strumenti che la accompagnano. John Hollenbeck (percussioni) e Allison Sniffin (piano soprattutto) sono la quintessenza di questo processo di dissolvimento e di perdita di densità sonora. Ma qualcosa ritorna sempre, come in un gioco di specchi e d'ombre, come le danze ("Particular Dance") e le melodie che tutti magicamente interpretano. Forse, come nelle varie tracce "Maybe" una certa indeterminatezza sonora di fondo...

Un aspetto più intimo e intimista pervade tutto il lavoro. Pensieri ai morti, alla morte, all'assenza... Una traccia totemica "Totentanz" non è forse un accidente.

Consiglio a chi ama la Monk di non fermarsi al solo ascolto di questo lavoro, ma di gustarsi anche la sua rappresentazione multimediale.

Track Listing: 01. Last Song; 02. Maybe 1; 03. Little Breath; 04. Liminal; 05. Disequilibrium; 06. Particular Dance; 07. Between Song; 08. Passage; 09. Maybe 2.; 10. Skeleton Lines; 11. Slow Dissolve; 12. Totentanz; 13. p 1; 14. Rocking; 15. Sweep 2; 16. Mieke’s Melody.

Personnel: Meredith Monk and Vocal Ensemble Theo Bleckmann, Ellen Fisher, Katie Geissinger, Ching Gonzalez, Meredith Monk, Allison Sniffin, Sasha Bogdanowitsch, Silvie Jensen (voci); Allison Sniffin (piano, violino); John Hollenbeck (percussioni); Bohdan Hilash (fiati).

Title: Impermanence | Year Released: 2009 | Record Label: ECM Records

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