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Chris Potter Underground Orchestra: Imaginary Cities

Angelo Leonardi By

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Con questo disco Chris Potter realizza l'opera finora più significativa della sua attività artistica, il punto di arrivo del suo magistrale talento di sassofonista e delle esperienze svolte nell'ultimo decennio come compositore e leader.
Secondo disco realizzato per l'etichetta ECM dopo The Sirens -concept album in quintetto del 2013 ispirato all'Odissea-Imaginary Cities presenta una suite incisa con un ensemble che aggiunge all'Underground Quartet, due bassi, un vibrafono e un quartetto d'archi.
Un significativo antecedente a cui riferirsi è Songs for Anyone (Sunnyside, 2007) registrato con una strumentazione analoga e con punti di convergenza nell'estetica complessiva: un chiaro abbinamento tra la dimensione jazzistica, prevalentemente acustica, e quella classica del primo Novecento.

Con Imaginary Cities Potter raccoglie quelle esperienze giungendo a un risultato di piena maturità: il suo suggestivo solismo s'integra in percorsi sempre cangianti, che fondono una scrittura d'austera classicità con la libertà dei singoli, portando a momenti intensi e appassionanti.
I lunghi interventi di Potter (prevalentemente al sax tenore e soprano) svettano per inventiva e virtuosismo, rivelando l'autorevolezza del grande narratore e bilanciando momenti di forte energia con altri poeticamente suadenti. Nel suo strumento ritroviamo così lo spirito di maestri a lui vicini come John Coltranee Michael Brecker. Il lavoro dei partner è ugualmente significativo: spiccano soprattutto il propulsivo drumming di Nate Smith e gli interventi di Adam Rogers alla chitarra e Steve Nelson al vibrafono.

La suite in quattro parti che caratterizza l'album è un'opera ambiziosa e variegata che tiene l'ascoltatore in continua tensione per le sorprendenti soluzioni di cui s'è detto, derivanti dalla dialettica tra il quartetto d'archi, il jazz combo e l'incisivo ruolo di Potter. Al lirico ed evocativo "Compassion" seguono il danzante "Dualities," intriso di profumi etnici, l'astratto e dissonante "Disintegration" con ampio spazio per soluzioni liberamente improvvisate e il vivace "Rebuilding," segnato da un'impetuosa tensione ritmico-percussiva e contenente un esemplare intervento del leader.
Ancora di grande interesse gli altri brani del disco, caratterizzati da coinvolgenti profili tematici: dal lirico e radioso "Lament" posto in apertura, al finale di "Sky," in equilibrio tra raffinatezze armoniche e vivaci tensioni ritmiche.

Un'opera esemplare, che si preannuncia tra le più significative del 2015.

Track Listing: Lament; Imaginary Cities 1: Compassion; Imaginary Cities 2: Dualities; Imaginary Cities 3: Disintegration: Imaginary Cities 4: Rebuilding; Firefly; Shadow Self; Sky.

Personnel: Chris Potter: tenor saxophone, soprano saxophone, bass clarinet; Adam Rogers: guitars; Craig Taborn: piano; Steve Nelson: vibraphone, marimba, Fima Ephron: bass guitar; Scott Colley: double bass; Nate Smith: drums; Mark Feldman: violin; Joyce Hammann: violin; Lois Martin: viola; David Eggar: cello.

Title: Imaginary Cities | Year Released: 2015 | Record Label: ECM Records

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