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Il quartetto di Jazzmeia Horn e il 9et di Francesco Cafiso a Padova Jazz

Angelo Leonardi By

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Jazzmeia Horn Quartet / Francesco Cafiso Nonet
Padova Jazz 2018
Teatro Verdi
23-11-2018

Giunto alla fase conclusiva, il ricco e variegato cartellone di Padova Jazz 2018, ha presentato il 23 novembre al Teatro Verdi il quartetto della cantante Jazzmeia Horn e il medio organico di Francesco Cafiso.

Come già al suo debutto italiano dello scorso anno a Umbria Jazz Winter, Jazzmeia s'è fatta attendere per alcuni minuti anche dopo la presentazione ma il pubblico l'ha subito perdonata con intensi applausi dopo l'esuberante versione del primo brano, "Please Do Something," un classico di Betty Carter. Con lei erano il fido Victor Gould al pianoforte—che ha avuto un discreto spazio nel prosieguo dell'esibizione—il contrabbassista Barry Stephenson e il batterista Henry Conerway III.

L'iniziale riferimento a Betty Carter ha messo subito le cose in chiaro: Jazzmeia non è la cantante patinata intrisa di accattivante neo-soul ma un'interprete che usa la voce come uno strumento e si pone in continuità col be-bop e la tradizione vocale moderna che parte da Sarah Vaughan.

Vestita con un elegante abito lungo dai colori africani e il turbante alla Erykah Badu, Jazzmeia ama improvvisare in scat e sul palco conferma le ottime potenzialità mostrate nel disco d'esordio A Social Call: talvolta non controlla l'esuberanza mostrando qualche sbavatura e tende a eccedere sui sovracuti ma ha solo 27 anni e tutte le potenzialità per maturare. Gli aspetti positivi sono però molti: oltre ai punti di riferimento citati (e non è poco) la Horn ha una forma vocale esuberante, sostenuta da ricca dinamica di fraseggio e immaginazione musicale, si muove con buona presenza scenica e colpisce per le sue impennate cromatiche.

Il repertorio del concerto era nuovo rispetto al disco: dopo il brano iniziale abbiamo ascoltato un frenetico "Willow Weep for Me" caratterizzato da estrose sperimentazioni vocali con alterazioni del ritmo e deformazioni della melodia e un delizioso "You're Getting to Be a Habit with Me," dalle forme modali. Dopo una giocosa versione di "Night and Day" in cui ha coinvolto il pubblico, un momento memorabile è venuto dalla conclusiva esecuzione di "Tenderly" e "The Nearness of You" fuse una con l'altra.

La seconda parte della serata ha visto di scena Francesco Cafiso, che poco prima era stato invitato da Jazzmeia a partecipare a un suo brano. Il sassofonista siciliano ha presentato le musiche del suo ultimo album We Play for Tips con un nonetto quasi identico alla formazione dell'incisione: l'unico assente era il trombettista Francesco Lento sostituito da Giacomo Tantillo. Il progetto è estensione e rielaborazione per medio organico del CD del 2015 20 Cents per note registrato in quartetto. Tutti i brani sono di Cafiso, tra cui cinque inediti, con arrangiamenti scritti assieme al pianista Mauro Schiavone.

L'ensemble ha iniziato da "Blo-Wyn" un gioco fonetico riferito a Wynton Marsalis, il mentore del trombettista, ed è proseguito con "Pop's Character" dedicato a Louis Armstrong. Due brani che hanno confermato i pregi di questa musica: una scrittura elaborata, che s'ispira a New Orleans e alla Swing Era senza intenti nostalgici (non mancano innesti liberamente improvvisati) ed è eseguita con rigore e professionalità. Cafiso s'esprime oggi con uno stile timbricamente marcato e di taglio contemporaneo e gli interventi personali dei suoi partner sono apprezzabili.

Molti pregi dunque ma anche un limite. È un progetto più "di testa" che di cuore, con esecuzioni che si assomigliano troppo e appaiono talvolta macchinose. La leggerezza melodica e armonica di "Intentional Mood," con Cafiso al flauto, è stata invece un momento prezioso.

Foto: Michele Giotto.
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