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I 10 Cd nel CD-Player di... Emanuele Maniscalco

Vincenzo Roggero By

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01. Massimiliano Milesi, Giacomo Papetti -Dimidiam (UR Rrecords -2015).
Basso e sax tenore. Mi piace questa formazione minima ma articolata, che per me trova il suo punto di riferimento attuale nel duo degli islandesi Skúli Sverrisson - Óskar Guðjónsson e Skúli Sverisson. Max e Giacomo, che sono anche carissimi amici, mi conducono in parte verso quelle atmosfere, trascinandole però in un contesto più terreno, prossimo, e aggiungendovi un interessante e garbato apparato effettistico. Le composizioni originali svettano particolarmente in questo loro primo lavoro, che mi auguro abbia presto un seguito!

02. Julia Holter -Loud City Song (Domino Records -2013).
Se potessi appendere un poster alla parete della mia cameretta di adolescente, sceglierei senza dubbio Julia Holter. Con calma e perseveranza, questa mia coetanea di Los Angeles sta risvegliando il pop anglofono dall'interno, senza clamori né eccentrismi (vedi Joanna Newsom, che pure mi piace moltissimo ma non è per tutti i giorni) e senza giocarsi la carta dell'icona sexy. Ha idee forti e una grande profondità nell'attingere ai suoi linguaggi prediletti (da Kate Bush a John Cage). Ascolto spesso i suoi album e da qualche tempo sono rapito da questo, che contiene peraltro una canzone che ho iniziato a suonare regolarmente ("He's Running Through My Eyes," favolosa).

03. Alfredo Casella -Complete Piano Music. Michele D'Ambrosio (Brilliant Classics -2014).
Nella mia beata ignoranza ho sempre associato il nome di Casella alla mera didattica pianistica e al Fascismo; invece mi trovo improvvisamente davanti a uno dei nostri migliori compositori del secolo passato. Su consiglio del suo collega contemporaneo Mauro Montalbetti, ho iniziato a esplorare questa musica intrisa d'Impressionismo, ma ovviamente c'è dell'altro. Tra le varie influenze sento anche Domenico Scarlatti, altro mio compositore da isola deserta. La "Berceuse Triste, Op. 14" è un pezzo semplice per piano tra i più armonicamente raffinati che abbia mai ascoltato: non sfigura accanto a Debussy, Ravel (di cui Casella fu compagno di studi presso Fauré) o Satie.

04. Elifantree -Movers and Shakers (Eclipse Music -2015).
Interessantissimo e imprevedibile trio svedese/finlandese che ho avuto occasione di ascoltare dal vivo e conoscere personalmente proprio pochi giorni fa, durante la Tallinn Music Week in Estonia (malgrado sia attivo già da quasi dieci anni). I tre hanno un suono molto curato e originale, con echi che vanno dai Morphine alla disco scandinava. Propongono scelte eclettiche, ambiziose e a tratti pericolosamente modaiole, nondimeno condotte in modo sincero e densamente comunicativo.

05. Milton Nascimento -Clube da Esquina 2 (EMI Records -1978).
Il 2015 è stato il mio "anno-Milton" ed evidentemente ne porto tuttora i segni. Dopo mesi interi passati a consumare il primo volume del 1972, mi sono immerso in questo secondo qualche tempo fa e lo sto scoprendo poco a poco, anche perché sono entrambi paragonabili a vere e proprie enciclopedie delle musiche brasiliane.

06. Elliott Smith -Either/Or (Kill Rock Stars -1997).
Sono un grande fan di Smith dalla metà degli anni 2000, e ogni tanto ripesco un suo CD. Nessun altro rappresenta per me l'inquietudine giovanile nella provincia americana degli anni Novanta con la stessa delicatezza e lucidità di Smith (a parte Lisa Germano, in modo diverso). In questi giorni poi sto leggendo David Foster Wallace: mi sa che è stato proprio quest'ultimo a dargli una pacca sul braccio e suggerirgli di tornare a farmi visita.

07. Betti Barsantini -Betti Barsantini (Malintenti Dischi -2014).
Questo lo tengo quasi sempre in macchina, perciò è spesso nelle mie orecchie. Per me Alessandro Fiori e Marco Parente sono i massimi autori italiani di canzoni nati dopo il 1960. Qui scrivono, cantano e suonano insieme. Sono semplicemente meravigliosi, i Betti.

08. Charlie Haden & The Liberation Music Orchestra -The Dream Keeper (Blue Note Records -1990).
Il mio disco Blue Note preferito! Scherzo, comunque ci andiamo molto vicino. Non lo ascoltavo da un paio d'anni. Poco tempo fa ero a un concerto di Paolo Bacchetta ed Ermes Pirlo e a un certo punto hanno suonato "Rabo de Nube," che già conoscevo dai tempi dei primi laboratori con Stefano Battaglia. Poi dopo qualche giorno Giacomo Papetti mi propone di suonare "Sandino." Allora m'è tornato il desiderio irrefrenabile di Liberation, inevitabilmente.

09. J.S. Bach -Matthäus Passion. Philippe Herreweghe & Collegium Vocale Gent (Harmonia Mundi -1999-2010).
Tralasciando i commenti sulla partitura, che scatena in me emozioni difficilmente raggiungibili dalle opere di qualunque altro autore, Herreweghe è uno dei miei direttori d'orchestra preferiti e il Collegium Vocale una formazione d'eccellenza mondiale. Ho varie versioni di entrambe le Passioni e in questo periodo sto riascoltando questa: è bellissima, ma non riesce a catturarmi come quella di Ton Koopman del 2006.

10. Chic -C'est Chic (Atlantic Records -1978).
Quest'album contiene, oltre all'irresistibile e abusato successone "Le Freak," un lento intitolato "At Last I Am Free," talmente bello che anche Robert Wyatt ne fece una cover. Cover che fino a un mese fa credevo essere una canzone originale dello stesso Wyatt (!)...che posso farci? Sono del 1983 e ai miei tempi i lenti in discoteca non esistevano già più: mi perdonerete?

Foto
Hanne Hvattum.

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