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J.A. Granelli: Homing

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J.A. Granelli: Homing
J. Anthony Granelli si dimostra sempre più pronto a raccogliere il testimone dal padre, quel Jerry Granelli che rappresenta una delle figure più enigmatiche ed affascinati della scena jazzistica statunitense. Entrambi sembrano incapaci di rimanere all’interno delle linee guida che gli stili musicali vorrebbero tracciare e si danno da fare per spezzare catene, aprire spiragli, mischiare ingredienti, trovare un proprio mondo, una propria 'casa'.

Con questo gruppo denominato ‘Mr. Lucky’ il giovane Granelli aveva già dato ampi segnali di voler sfumare la malinconia del blues e la dolcezza del country con il drive del jazz modernissimo. I due precedenti album si chiamano El Oh El Ay (uscito nel 2001) e Gigantic (uscito nel 2003) e sono entrambi da ascoltare. Diciamo subito che con questo bellissimo Homing il bassista ci riporta sul luogo del delitto. Sono cambiati in parte i protagonisti: non ci sono più David Tronzo e Jamie Saft (che erano presenti in entrambi gli album precedenti). Al loro posto troviamo invece due chitarristi: il ben noto Brad Shepik e il giovane Gerald Menke impegnato alla pedal steel guitar in quattro brani. Nate Shaw è all’organo e al piano elettrico, Mike Sarin è alla batteria e forma una fantastica coppia ritmica con il basso di J.A. Granelli, pronti a cancellare qualsiasi timore di sdolcinatezze che potrebbero subentrare nell’approccio a certi profumi che sanno di campagna.

Brad Shepik è superlativo e si lascia andare ad assoli più dilatati del solito, dimostrando di avere una eccellente padronanza del linguaggio derivato dal rock, senza mai dimenticare le raffinatezze del jazz e della musica profumata d’oriente che spesso si è trovato a frequentare coi suoi gruppi. Anche se qui sapientemente si appoggia soprattutto sul linguaggio del blues riveduto e corretto sulla base della sensibilità jazzistica. Già nel primo brano, ben sostenuto dalla propulsione dell’organo di Shaw e dalla batteria incalzante di Sarin, snocciola un meraviglioso assolo che mischia le intuizioni armoniche di Bill Frisell con l’energia di Nels Cline. Anche Gerald Menke si presenta in gran spolvero e le sue liquide scorribande con la pedal steel fanno riemergere vecchi sogni di integrazione fra generi che avevano affascinato Ry Cooder, Jerry Garcia e i New Riders of The Purple Sage. Nate Shaw è perfetto a tessere le trame magiche dell’organo che sono una delle caratteristiche timbriche più avvertibili di questo miscuglio psicotico dove l’apporto del collettivo è sempre superiore alla somma delle singole componenti.

L’approccio è deliziosamente emozionale, si vanno a cercare le radici della propria storia, si toccano con mano le rughe dell’esperienza. Non ci sono cosmetici impegnati a coprire i segni del tempo, non ci sono interventi di plastica estetica che cercano di ricreare un ordine fasullo. Tutto è rimasto immutato, tutto riflette lo scorrere del tempo, senza orpelli aggiuntivi. Questa intima essenza del nostro sentire comune sembra essere lì da sempre, sotto la polvere. Basta andarsela a cercare. E questo deve essere l’imperativo di base per un ritorno a casa che profuma di iniziazione ai riti della vita.

Track Listing

Fortunate Son; Lazy Eye; Hope for Junior; Happy Pt. 3 (Lana); Long Hair; Torso; Sum Song (Gil); My True Love; The Row Boat Stomp (Lola).

Personnel

J.A. Granelli: bass, piccolo bass; Brad Shepik: guitar; Nate Shaw: Hammond B3 organ, Fender Rhodes; Gerald Menke: pedal steel guitar; Mike Sarin: drums.

Album information

Title: Homing | Year Released: 2007 | Record Label: Love Slave Records

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