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Helga Plankensteiner e Miki Loesch – Direttori Artistici di Lana Meets Jazz

Paolo Peviani By

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Cerchiamo di avvicinare la montagna a Maometto


Giunto alla sua sesta edizione, Lana Meets Jazz è un festival che si svolge nella prima settimana di maggio a Lana, in provincia di Bolzano. Tratto caratterizzante e significativo della manifestazione è la presenza degli allievi della locale scuola di musica, che troviamo non solo seduti tra il pubblico (e già questa sarebbe una felice novità), ma anche sul palco a suonare e condividere musica con stelle del jazz internazionale.

Ne abbiamo parlato con i due ideatori della rassegna, la sassofonista Helga Plankensteiner ed il pianista Miki Loesch


All About Jazz: Come è nato Lana Meets Jazz?

Helga Plankensteiner e Miki Loesch: Nella scuola di musica da parecchi anni ci sono dei corsi di jazz. Abbiamo pensato di far sentire agli allievi come si suona veramente e abbiamo iniziato con una rassegna di concerti nella scuola. In seguito abbiamo deciso di concentrare i concerti in un festival, pensando che sarebbe stato meno impegnativo dal punto di vista dell'organizzazione. Invece, che sorpresa, il lavoro è raddoppiato ... Ma anche la soddisfazione

AAJ: Come si differenzia Lana Meets Jazz rispetto alle altre proposte musicali presenti nel territorio?

HP, ML: Al centro dell'attenzione del festival ci sono sempre i giovani studenti di musica che si esibiscono accanto ai grandi del jazz internazionale, per cui si incontrano diverse generazioni di musicisti e questo risulta essere molto stimolante.

AAJ: Quali obiettivi vi ponete quando iniziate a lavorare sulla programmazione?

HP, ML: Cerchiamo di non essere restrittivi e di offrire una vasta gamma di stili diversi, anche contrastanti.

AAJ: Che criteri adottate nella scelta dei musicisti?

HP, ML: Di solito i musicisti vengono scelti in base alle esigenze dei giovani della scuola di musica. Musicisti che fanno workshop o che comunque hanno un rapporto positivo con l'educazione musicale e che comprendono lo spirito del festival.

AAJ: Come selezionate gli spazi a vostra disposizione per abbinarli con i musicisti adatti?

HP, ML: Non abbiamo una vera e propria sala da concerto e quindi i concerti li facciamo in luoghi che hanno una forte connotazione come castelli, musei, chiese, birrerie, centrali elettriche, centri giovanili, hotel, biblioteche, case di riposo, o luoghi all'aperto, e per ogni posto cerchiamo la musica che si adatta all'acustica, alla scenografia ed al pubblico previsto.

AAJ: Come vi relazionate con il territorio?

HP, ML: Cerchiamo di avvicinare la montagna a Maometto.

AAJ: Qual è il segno più tangibile che il festival lascia sul territorio?

HP, ML: Se ci sono dei giovani che si abituano ad andare ai concerti e ad ascoltare del jazz, e ci portano parenti ed amici, allora il festival lascia un segno.

AAJ: Quali sono le maggiori difficoltà con cui vi dovete confrontare nell'organizzazione del festival?

HP, ML: La crescente diversificazione della comunicazione. Ci sono sempre più canali mediatici da seguire e quindi aumenta il lavoro su stampa, media e internet.

AAJ: Indicativamente, che budget ha Lana Meets Jazz? E che percentuale è allocata direttamente ai musicisti?

HP, ML: Tra i trenta e i quarantamila euro, di cui circa la metà è destinata ai musicisti.

AAJ: Riguardo ai partner organizzativi e finanziari, istituzioni pubbliche o sponsor privati, cosa è cambiato nel tempo?

HP, ML: Notiamo una reazione generalmente più positiva al festival, in concomitanza però con una tendenza al risparmio.

AAJ: Ci raccontate un episodio particolare accaduto nelle passate edizioni?

HP, ML: Franco Ambrosetti, che ha sentito i giovani allievi suonare prima di lui, e dopo il suo concerto (che era a ingresso libero) ha lasciato il suo obolo nella scatola delle offerte.

AAJ: Quali sono i festival, nazionali o internazionali, che ammirate?

HP, ML: Senza fare nomi, ci piacciono i festival che presentano produzioni originali e che, oltre ai concerti, riescono anche a creare una certa atmosfera da festival.

AAJ: Una volta iniziato il festival, riuscite a godervi i concerti che avete organizzato come degli spettatori comuni?

HP, ML: Visto che abbiamo un festival piccolo e dobbiamo pensare un po' a tutto: con un'occhio ed un orecchio sì!

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