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Gunhild Seim “Story Water"

Gunhild Seim “Story Water"
Luca Vitali By

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Nasjonal Jazzscene
Oslo (Norvegia)
06.03.2014

Story Water deve la sua nascita al festival Vossajazz (Voss—Norvegia) che per l'edizione 2012 ha commissionato un lavoro originale alla trombettista e compositrice Gunhild Seim. Per i musicisti norvegesi l'annuale commissione del Vossajazz rappresenta un vero onore. Gunhild ha deciso di cogliere questa opportunità facendo le cose in grande. Il progetto segna una svolta nel suo cammino, un'emancipazione dalle atmosfere della scena di Stavanger e dei precedenti lavori realizzati con la sua band Time Jungle, con la Kitchen Orchestra e anche con Marilyn Crispell (Elephant Wings, 2012), proiettandola in una dimensione del tutto nuova, a fianco a musicisti giovani e poco conosciuti, originari della costa orientale (Stavanger, Voss e Bergen).

La band vede la Seim cimentarsi con due sax baritoni, due chitarre elettriche, batteria e voce, con un cuore pulsante rappresentato da Petter Frost Fadnes (sax), Vidar Schanche (chitarra) e Ståle Birkeland (batteria): musicalmente cresciuti, tutti e tre, a Leeds (UK). Petter Frost Fadnes è senza dubbio l'elemento di spicco e con lui si fa notare la pronuncia stilistica del batterista Ståle Birkeland: autentico motore ritmico della band. Impreziosiscono il lavoro la voce di Trym Bjønnes—che si cimenta con i poemi sufi di Jalal ad-din Rumi, testi della cantautrice canadese Sienna Dahlen e versi di Edgar Allan Poe—e le creazioni dell'artista visuale Birk Nygaard—che utilizza le sorgenti musicali per dar vita a quello che lui stesso definisce "light-organ." Un progetto dal filo narrativo preciso e appassionante, che si basa su melodie semplici contrapposte a momenti di grande tensione e che narra di sogni e morte aprendo gli orizzonti jazzistici della leader a influenze pop-rock, folk e progressive con sfumature noise-metal, ma senza eccessi.

L'inizio è grintoso, i sax baritono trainano la band e scandiscono il ritmo incalzante dei riff graffianti della suite iniziale. Poi il fare pulsante si stempera e si traduce in paesaggi onirici basati su melodie di grande semplicità in cui prevalgono le sonorità acustiche di tromba e sax in dialogo con la voce di Bjønnes. Due anime che si giustappongono: sono i sax a tracciare le linee di demarcazione tra i momenti sognanti e le sonorità più caustiche e abrasive, caratterizzate da un ritmo deciso e incalzante senza mai perdere però coesione.

La forza del lavoro sta nell'originalità visionaria della scrittura di Gunhild, che lascia molto spazio a questo manipolo di giovani, ottimi strumentisti e improvvisatori. Quanto a lei, ha un bel suono, levigato e cristallino, ma quasi mai si pone in primo piano. Le atmosfere a tratti ricordano l'ensemble tedesco dei Tied & Tickled Trio.

Al Nasjonal Jazzscene di Oslo la band si è esibita per la quarta data del tour e ha dimostrato un buon affiatamento, unico appunto va alla chiusura dei brani, che spesso sembrano dissolversi senza una precisa intenzione. Il suono, come spesso accade in Norvegia, è impeccabile, nonostante il livello sonoro e la gamma dinamica messa in campo.

Un buon lavoro, in larga parte composto, che deve molto della sua riuscita alla componente drammaturgica e all'imperturbabile teatralità, che lascia molto spazio all'iniziativa dei singoli. Il festival di Vossajazz si mostra ancora una volta vincente e di stimolo per i giovani artisti norvegesi, spingendo Gunhild Seim a comporre un concept dai contorni definiti e confermando l'importanza dell'opera commissionata, che in oltre quarant'anni di storia ha reso possibili autentici capolavori—come Magnetic North Orchestra di Jon Balke (con "Il Cenone" nel 1992) o Khmer di Nils Petter Molvaer (con "Labyrinter" nel 1996).

Foto
Luca Vitali.

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