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Gianluca Petrella e la Cosmic Renaissance

Giuseppe Segala By

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Cinque brani, diversi per impostazione e climax ma condotti da un filo rosso, da un'idea, da una coerenza. Questo il contenuto dell'EP di Gianluca Petrella con la sua Cosmic Renaissance: un'uscita pubblicata solo in vinile, che prelude alla prossima distribuzione di un CD. Siamo di fronte al primo assaggio di questa nuova avventura, che però dimostra già una propria completezza per varietà e focalizzazione. Il nostro ascolto dell'EP è stato intercalato da una chiacchierata con il musicista, che ha espresso le ragioni della nuova tappa legata al progetto Cosmic: "Siamo partiti con questo EP che è una sorta di lancio. Una scelta nuova per me e inconsueta per il jazz. Il CD che uscirà successivamente comprenderà anche questa musica, con altri tre quarti circa di materiale."

"La scelta del vinile rappresenta per me un desiderio di ritorno alle origini. Oggi ci sono tanti modi di fruire la musica: c'è ancora il CD, ma prevale lo streaming. Il vinile è per me il massimo della bellezza e da qualche tempo lo sto rivalutando anche nei miei ascolti. Obbliga a maggiore selettività: preferisco ascoltare meno musica, ma con un supporto che, oltre ad avere una qualità, ha una fisicità, un aroma particolare. La cui copertina si può manipolare, apprezzare meglio negli aspetti grafici e tattili. È una sensazione bella, godereccia. Negli ultimi tempi mi sono riavvicinato al vinile: ho scoperto che con i vinili si apre per me l'unica possibilità di ascoltare un disco dall'inizio alla fine."

"Ma c'è anche una ragione legata alla dimensione reale del suono: oggi si ascolta troppo materiale di scarsa qualità, gli estratti di concerti caricati nella rete francamente sono inaccettabili. In questo modo tanti giovani abituano l'orecchio e tutto il corpo a musica che si riproduce su frequenze limitate: abbassano così la loro esperienza d'ascolto, la portano a un livello inferiore.
Se ne avessi il tempo, toglierei dalla rete tutto il materiale che mi riguarda e che appiattisce la mia musica, la sua qualità."

La formazione ridotta della storica Cosmic Band di Petrella, con una selezione di musicisti che di quell'orchestra erano parte, porta a un risultato significativo, affatto diverso dall'impostazione della band di dieci elementi. La musica si concentra maggiormente su tre parametri: l'aspetto ritmico, l'intenso rapporto tra elettronica e strumenti acustici, la stretta relazione nella front-line tra il trombone del leader e la tromba di Mirco Rubegni. La ritmica coinvolge la batteria di Federico Scettri, le percussioni di Simone Padovani e il contrabbasso di Francesco Ponticelli ma si stratifica con l'apporto denso delle sequenze scandite dall'elettronica. Il risultato d'insieme mostra una profonda metabolizzazione delle precedenti esperienze e un impulso verso nuove traiettorie.

La scelta è dunque significativa, ma nasce in particolare da esigenze pratiche, come sottolinea Petrella: "Ovviamente i tempi che corrono hanno sancito la chiusura del gruppo precedente, formato da dieci persone. L'attività di quella formazione era ormai ridotta ai minimi termini, a causa delle difficoltà economiche di festival e rassegne in Italia. Si trattava di un progetto al quale ero molto affezionato: come cercare di dargli una nuova dimensione? Ho dovuto dimezzarlo, coinvolgendo solo cinque persone. Naturalmente, i rapporti con gli altri componenti sono proseguiti. Beppe Scardino ad esempio è coinvolto nel progetto su Nino Rota; con Giovanni Guidi ho lavorato in duo e di recente abbiamo registrato a Lugano, in quartetto con Louis Sclavis e Gerald Cleaver. Il CD sarà pubblicato in settembre dalla ECM. Sono eccitato per questa uscita: è una delle cose che al momento mi sta più a cuore."

Dunque Cosmic Renaissance disegna una fisionomia diversa del progetto Cosmic, seppure con aspetti che restano fedeli all'assunto originario: "La scelta è caduta sulla matrice ritmica, si è ridotto l'apporto armonico a favore di un suono più scarno, ma intenso. La band anche dal vivo mantiene un certo corpo, una propria fisicità. Sotto questo punto di vista non è cambiato molto rispetto all'organico precedente. Il ruolo dell'elettronica viene distribuito tra tutti i musicisti, e questa è un'impostazione nuova. Federico lancia spesso file digitali che rappresentano motivi di sviluppo per tutti noi. Tra i materiali c'è anche un file di Mirko Pedrotti Quintet, il vibrafonista trentino con il quale ho registrato, che in parte ha assistito alle registrazioni"

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