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Gabriele Mirabassi e Edmar Castaneda al Conservatorio Cherubini di Firenze

Gabriele Mirabassi e Edmar Castaneda al Conservatorio Cherubini di Firenze
Neri Pollastri By

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Gabriele Mirabassi e Edmar Castaneda
Salotto Jazz
Conservatorio Cherubini
Firenze
14.3.2018

È ben nota la passione di Gabriele Mirabassi per la musica sudamericana, una passione che lo ha portato a collaborare con molti musicisti latinoamericani noti e meno noti e che ha fatto da viatico anche per l'incontro con l'arpista colombiano Edmar Castaneda, con il quale si è presentato in duo alla Sala del Buonumore del Conservatorio Cherubini di Firenze per la rassegna Salotto Jazz.

Castaneda è un arpista quarantenne che si dedica alla musica della sua terra e del Venezuela, alla quale si ispira anche per comporre brani originali. Il suo approccio allo strumento è molto ritmico ed estroverso, per certi aspetti chitarristico, e presuppone anche una relazione molto fisica, che dà al pubblico l'impressione che quasi balli assieme all'arpa. L'interazione con Mirabassi è perfetta, non solo perché condividono il gusto per l'invenzione e la variazione, ma anche perché il clarinettista ha un rapporto altrettanto fisico con lo strumento, che in quest'occasione lo vedeva muoversi, saltare, inchinarsi talvolta quasi fino a sdraiarsi a terra mentre suonava—una modalità per niente "costruita," anzi, palesemente connessa al modo molto interiore di vivere la musica.

I due hanno iniziato il concerto con un'improvvisazione, introdotta ritmicamente dall'arpa e proseguita sui fraseggi lirici del clarinetto, in un mutare di velocità e intensità dinamica. Sono seguiti brani originali, sia dell'uno che dell'altro, in equilibrio tra classicità contemporanea e ritmi etnici sudamericani, sempre con una cifra coerente e nitida. Al centro del concerto, splendida lettura di "Our Spanish Love Song" di Charlie Haden, della quale i due si scambiavano il tema per riproporlo in innumerevoli variazioni, sempre toccanti ma con alcuni momenti davvero da brividi per il contrasto timbrico tra le corde dell'arpa e gli acuti del clarinetto.

Dopo un'ora di musica condotta come un allegro e danzante scambio di cortesie virtuosistiche, mai fini a se stesse ma sempre tese a valorizzare il contesto musicale delle singole composizioni, i due hanno invitato per l'ultimo brano (e poi per il bis) Ruben Chaviano, violinista cubano da anni residente in Italia che più volte ha collaborato con Mirabassi, per una estemporanea conclusione a tre voci che—appoggiandosi ora a standard, ora a un'interazione improvvisata—ha funzionato come se la formazione fosse da sempre un trio.

Bello spettacolo di musica senza steccati e caratterizzato dal piacere di suonarla—"come si vede, ci divertiamo come bambini..."—ha confessato al pubblico Mirabassi in una pausa. Un piacere contagiosissimo che ha investito in pieno il pubblico presente.

Foto di Fabio Orlando.

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