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Pat Metheny: From This Place

Emmanuel Di Tommaso By

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Sono vari i motivi per i quali è difficile trattenere l'entusiasmo di fronte all'uscita di From This Place, ritorno su disco di Pat Metheny. Il piacere dell'attesa, innanzitutto: ben sei anni sono trascorsi dall'uscita del precedente album in studio Kin (<—>) (Nonesuch, 2014), un lasso di tempo che ai fans più appassionati sarà sembrato infinito, considerata la prolificità di Metheny nel corso della sua quarantennale carriera.

Altro fattore di entusiasmo è sicuramente il trio che accompagna Metheny in questa avventura discografica, composto da Gwilym Simcock, Linda May Han Oh e Antonio Sanchez, ormai conosciuto ai più come "il batterista di Birdman": siamo di fronte a un superquartetto di musicisti virtuosi e dall'indiscussa versatilità, impegnati ormai da diverso tempo in un'opera di rivoluzione dei confini e degli standards dei rispettivi strumenti e, negli ultimi anni del decennio appena trascorso, in un tour mondiale che ha dato loro coesione e affiatamento come band.

E veniamo così al terzo fattore, probabilmente il più interessante: il modus operandi che Metheny ha impiegato per la realizzazione dell'album, consistente nell'entrare nello studio di registrazione senza alcuna preparazione sulle 10 tracce che compongono il disco, esaltando così le capacità creative e di improvvisazione del quartetto e con l'idea di trasferire in maniera autentica su disco la coesione e l'interplay che la band ha guadagnato suonando dal vivo il reportorio methenyano. L'obiettivo è quello di sviluppare un codice univoco di comunicazione, una sorta di linguaggio comune fondato sulla familiarità con il passato e sulla capacità di adattamento al nuovo, seguendo una modalità che Metheny ha appreso da Ron Carter, membro del leggendario secondo quintetto di Miles Davis che applicò questa stesso metodo creativo intorno alla metà degli anni '60. Una simile intuizione non poteva che venire dal Principe delle Tenebre.

From This Place è un album accessibile e allo stesso tempo impenetrabile, scorrevole nel suo rimanere costantemente sospeso fra elementi sonori maggiormente legati alla tradizione jazz, quali gli assoli e la profondità dell'interplay, e spunti d'innovazione come l'utilizzo di campionature di voci e di suoni (immersivo è ad esempio il suono dello scorrere del treno sui binari che scandisce il passaggio dalla quiete alla tempesta nella traccia iniziale "America Undefined," vero e proprio manifesto del disco) e di orchestrazioni che contribuiscono all'estensione delle tracce.

L'inconfondibile sound radioso della chitarra di Metheny sprigiona una narrazione sonora impregnata di grazia e perturbamento, tristezza e speranza: è il sogno americano il nucleo concettuale dell'album, raccontato non più come possibilità intrinseca di un sistema ma come evasione luminosa dall'horror vacui dell'era trumpiana, inseguendo vie di fuga fondate sugli assoli elettro-cinematici di Metheny e sui ritmi lampanti e sulle stasi scatenate dal dialogo intrecciato dal trio Sanchez-Simcock-Oh.

Metheny, che è un maestro nel contrastare il male con la musica, arricchisce l'arsenale sonico con le intonazioni di MeShell NdegeOcello, l'armonica di Gregoire Maret, le percussioni di Luis Conte e gli interventi orchestrali della Hollywood Studio Symphony. Il risultato è un succedersi di crescendo graduali, ripetizioni, smottamenti, leit-motiv, intensi climax esplodenti come temporali estivi prima che riaffiori il tema centrale della composizione, in una forma rinnovata però, che avendo sfiorato l'apogeo sonoro può affievolirsi verso un'epica estinzione, come accade in particolare nella chiusa di "Wide and Far," marcata dal viscerale assolo del contrabbasso di Oh.

Una menzione a parte merita la title-track, scritta di getto da Metheny nell`alba successiva all'elezione di Trump nel novembre 2016: una struggente canzone piano-voce avvolta dalla catarsi generata dal pianto sommesso della chitarra acustica, con la fragile voce di Ndegeocello a ricordarci che anche l'ora più buia ha sessanta minuti e dopo torna la luce: "From this place, I must proceed / Trust in love / Trust be my lead / From there I will stand with thee / Until hearts are truly free."

Album della settimana.

Track Listing

America Undefined; Wide and Far; You Are; Same River; Pathmaker; The Past in Us; Everything Explained; From This Place; Sixty-Six; Love May Take Awhile.

Personnel

Pat Metheny: guitar; Gwilym Simcock: piano; Linda May Han Oh: bass; Antonio Sanchez: drums; MeShell NdegeOcello: bass, electric; Gregoire Maret: harmonica; Luis Conte: percussion; Hollywood Studio Symphony: band/orchestra.

Album information

Title: From This Place | Year Released: 2019 | Record Label: Nonesuch Records

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