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The Microscopic Septet: Friday the Thirteenth

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Ormai da una ventina d'anni il repertorio standard del jazz ha acquisito la musica di Monk come fosse una cosa naturale. Non solo le prevedibili "'Round Midnight" o "Well You Needn't," rilanciate da Miles Davis negli anni '50 e diventate in qualche modo canoniche; ma soprattutto i brani più personali, irriducibili, ellittici, quelli che solo Coltrane o Lacy riuscivano a illuminare da altre angolazioni.

In realtà le composizioni monkiane non si prestano granchè come canovaccio sul quale costruire assoli generici, dunque spesso le riletture di scuola suonano anonime, immotivate. Ci vuole sempre un'idea, per interpretare Monk. Ed il ritrovato Microscopic Septet profonde tutta la sua scienza sonora nel tracciare un percorso interamente monkiano, che forse sarebbe stato naturale fin dalla prima ora della sua carriera. Perché il gruppo ha sempre ostentato affinità con la scrittura del maestro, ereditandone tanto la disinvoltura eccentrica che la disincantata ironia. Benvenuto dunque questo disco dei Micros, il secondo disco originale dopo un ventennio di silenzio interrotto solo due anni fa con Lobster Leaps In (la benemerita Cuneiform Records aveva comunque provveduto a ristampare 4 gloriosi disci, ossia Take the Z-Train, Let's Flip! Off Beat Glory e Beauty Based on Science (the Visit) nei due doppi CD History of the Micros vols. 1 and 2: Seven Men in Neckties / Surrealistic Swing).

La scaletta sceglie dodici perle monkiane, ben bilanciate tra quelle melodicamente virtuose e quelle ritmicamente complesse e difficili. Una parte è arrangiata dal sassofonista Phillip Johnston, una parte dal pianista Joel Forrester; la sola "Bye-Ya" si basa sulla versione atipica di Bob Montalto.

Peter Keepnews, nelle note di copertina, osserva che gli impasti dei fiati sono spesso tradizionali, sulla falsariga di quelli ellingtoniani: un po' ardita come notazione, ma a volte può essere vero. Piuttosto salta all'orecchio come l'esito maggiore dell'operazione sia quello di preservare il sapore asprigno degli originali e di affermare nel contempo lo stile caustico e irriverente che i Micros hanno sempre perseguito. Specie nelle riletture di Johnston il gioco funziona egregiamente, come ad esempio in "Friday the 13th," introdotta con un andamento country e poi via via lasciata scorrere in una scatenata polifonia, fino alla risoluzione bop.

O come in "Teo," brano poco frequentato in genere, in cui la disinvoltura dell'esposizione si sviluppa in una memorabile sequenza aggressiva che vede salire in cattedra il baritono di Dave Sewelson e i tamburi di Richard Dworkin. Altre raffinatezze si colgono nella discrezione di diverse citazioni in sottotesto (come "'Round Midnight" incastonata in "Evidence" o il tema di "Nobody Knows..." che compare in "Brilliant Corners"), così come un linguaggio più vicino al grottesco caratterizza l'incedere di "Misterioso".

Qualche perplessità può affiorare nel gusto delle pronunce in staccato che spesso forzano, senza arricchirle, le linee melodiche; oppure in alcuni eccessi ridanciani del collettivo.

Ma sono difetti tutto sommato accettabili. Ascoltate infatti la versione di Joel Forrester (tra i pianisti più sentitamente monkiani in attività...) di "Pannonica" per misurare la qualità di questo disco.

Track Listing: 1. Brilliant Corners - 5:09; 2. Friday the 13Th - 5:45; 3. Gallop's Gallop - 5:22; 4. Teo - 4:29; 5. Pannonica - 5:15; 6. Evidence - 5:42; 7. We See - 5:50; 8. Off Minor - 4:34; 9. Bye-Ya - 3:37; 10. Worry Later - 5:04; 11. Misterioso - 5:39; 12. Epistrophy - 2:54. All music by Thelonious Monk, except Epistrophy (Monk-Clarke).

Personnel: Phillip Johnston, sax soprano; Don Davis, sax alto; Mike Hashim, sax tenore; Dave Sewelson, sax baritono; Joel Forrester, pianoforte; David Hofstra, contrabbasso; Richard Dworkin, batteria.

Title: Friday the Thirteenth | Year Released: 2011 | Record Label: Cuneiform Records

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