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Frank London Ensemble al Teatro Manzoni di Milano

Paolo Peviani By

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Frank London Ensemble -The Glass House Project
Aperitivo in Concerto
Teatro Manzoni
Milano
24.01.2016

Aperitivo in Concerto ha sempre avuto un rapporto privilegiato con musicisti e musiche di estrazione ebraica. In questa edizione, la rassegna ha scelto di celebrare la Giornata della Memoria proponendo The Glass House Project del trombettista Frank London. Un ricordo ed un tributo all'attività del console svizzero Carl Lutz che a Budapest, nel corso della seconda guerra mondiale, ha aiutato e salvato oltre sessantaduemila persone di religione ebraica emettendo in loro favore "lettere di protezione" e garantendo loro tutela diplomatica.

Essendo l'Ungheria una sorta di "terra di mezzo" tra Occidente ed Oriente, un mix particolarissimo di culture, il progetto di Frank London ha mescolato klezmer e musiche popolari magiare, echi rom ed eurocolti (Bartok, Ligeti...), alternando momenti di commovente lirismo ad esplosioni di gioia e vorticosi virtuosismi, molto ben supportato in questo da un gruppo di musicisti straordinari: Bela Agoston ai fiati, Pablo Aslan al contrabbasso, Aram Bajakian alla chitarra, Edina Szirtes Mókus a violino e voce, Miklós Lukács al cimbalom, Jake Shulman-Ment al violino e Yonadav Halevy alla batteria.

Mutatis mutandis, l'approccio musicale alla base di questo Glass House Project ci è sembrato molto simile a quello dei The Klezmatics, di cui peraltro Frank London è membro stabile. Una solida base klezmer su cui si innestano culture musicali "altre," un'energia allegra e vigorosa che, a dispetto della gravità del tema trattato, permette di affrontare il tutto con il sorriso sulle labbra, con una sottile ironia. Perfetta sintesi di questo approccio (e forse anche di come a volte la vita sappia essere amaramente ironica), la divertente versione breve de "La principessa della Czarda," ridotta da Béla Ágoston dalle oltre due ore della versione originale a soli sette minuti. Pare fosse l'operetta preferita da Hitler, nonostante il suo autore, Imre Kálmán, fosse ebreo.

Foto
Roberto Cifarelli.

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