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Yaron Herman Trio: Follow the White Rabbit

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Dotato di eleganza e asciuttezza, lo stile di Yaron Herman ha ben impressionato il pubblico del jazz. Promettente giocatore di basket fino a diventare membro della nazionale di Israele, ma reduce da un grave infortunio, il pianista israeliano prosegue la sua opera dopo A Time for Everything e Muse.

In questo Follow the White Rabbit, più che nelle precedenti esperienze discografiche, la musica sfiora il rock senza mai toccarlo. Il classico groove appare mai ossessivamente preciso, schematico, squadrato - come in "The Moutain in G Minor" - con la batteria sempre slegata, e il tempo del piano avulso da un beat che possiamo solo immaginare. Si tratta in effetti del rock migliore.

Appare dal nulla la cover di "Heart Shaped Box" dei Nirvana, trasformata in un brano dalle dinamiche fluorescenti, esautorato dalla sua estrema tragicità, ma colmo dei tocchi del pianoforte, di una batteria che mischia umori e fatica, esplosioni, sali e scendi. Non si tratta di una semplice citazione o rivisitazione dal rock anni 90, ma di una ricetta, catturata, rielaborata. Le note del piano hanno in questo caso una grande potenza immaginativa e lasciano veleggiare il tempo. Una melodia spezzata che - descrivendo alcuni incubi - aiuta a scacciarli. Molto vicino a certa poesia impressionista, a Verlaine o Rimbaud.

Yaron Herman vive la musica come un elemento contestuale alla propia vita. In mezzo ai jazzisti contemporanei, sembra un pochino preoccupato che i colleghi lo considerino un parvenu, ma in fondo questa sua apparente estraneità al mondo del jazz è un suo punto di forza.

Riesce a fare molto con poche note, Yaron Herman, come in "No Surprises" dei Radiohead, dove i tocchi del pianoforte viaggiano in solitudine ma cercando di agganciarsi con pazienza e naturalezza al contrabbasso e alla batteria. Una dolcissima ninna nanna.

Yaron Herman è un alchimista, la sua musica resiste solitaria come un nucleo, intorno al quale, il mondo, sembra esplodere. Le note solari, leggere e ampie di "Ein Gedi," brano dalla tradizione ebraica, sono la testimonianza sonora di una guerra che non si è voluta combattere, ma non per questo se ne è usciti sconfitti.

In Follow the White Rabbit è iniziato il tempo, per il giovane pianista israeliano, di avventurarsi più in profondità nei territori della composizione vera e propria come dimostrano le narrazioni sonore elaborate e complesse di "Saturn Returns" e "Follow the White Rabbit," un brano in cui le note aprono spazi, in cui l'autore/esecutore "canta" una canzone che muta costantemente la sua forma. Anche qui, l'orale, ancora una volta, ha la precedenza sulla parola (e la nota) scritta.

Le canzoni di Follow the White Rabbit sembrano cambiare ad ogni successivo ascolto, modellandosi a seconda dei nostri umori.

Track Listing: 01. Follow the White Rabbit (Herman/Tordini/Crane); 02. Saturn Returns; 03. Trylon; 04. Heart Shaped Box (K.Cobain); 05. Ein Gedi (D.Aharoni); 06. The Mountain in G Minor; 07. Cadenza; 08. Airlines; 09. Aladins Psychedelic Lamp; 10. Baby Mine; 11. White Rabbit Robot (Herman/Tordini/Crane); 12. Clusterphobic; 13. Wonderland; 14. No Surprises (Radiohead). Tutti i brani sono di Yaron Herman eccetto altrove indicato.

Personnel: Yaron Herman (piano); Chris Tordini (contrabbasso); Tommy Crane (batteria).

Title: Follow the White Rabbit | Year Released: 2011 | Record Label: ACT Music

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