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Fly Trio al Parco della Musica di Roma

Mario Calvitti By

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Fly
Parco della Musica
Roma
22.01.2018

Originariamente nato nel 2000 come Jeff Ballard Trio e successivamente diventato Fly, il trio costituito da Mark Turner ai sassofoni, Jeff Ballard alla batteria e Larry Grenadier al contrabbasso ha realizzato solo tre album in tutti questi anni, a cominciare dall'omonimo Fly su Savoy nel 2004 per approdare in seguito alla ECM con la quale ha pubblicato Sky & Country nel 2009 e Year of the Snake nel 2012. Visti i numerosi impegni individuali dei tre musicisti, tutti sempre molto richiesti, non è facile trovare l'occasione per riunirsi insieme facendo coincidere la disponibilità dei ritagli di tempo necessari alla realizzazione di un progetto comune; ma proprio questa difficoltà intrinseca dimostra quanto il progetto sia desiderato dai tre artisti che lo hanno tenuto vivo fino ad oggi.

Il concerto romano, ultima data di un breve tour europeo, ci propone la musica del trio così come la abbiamo conosciuta attraverso i dischi. Il repertorio è costituito per lo più da titoli già facenti parte della loro discografia come "Elena Berenjena," "La Perla Morena," "Lone" e "Kingston," ma c'è anche una nuova composizione di Ballard, "Happy Weather," e una di Turner, "Nigeria," incisa dal sassofonista insieme a Billy Hart. Del trio colpisce soprattutto la compattezza, e la capacità di interagire continuamente portando avanti insieme il flusso musicale, con il sassofono di Turner sostenuto e sospinto dalle pulsioni della sezione ritmica.

La musica scorre con la sinuosità del serpente evocato dal titolo del loro ultimo CD, e come tale ipnotizza l'ascoltatore avvolgendolo nelle sue spire. L'interplay è di altissimo livello, anche se rimane l'impressione di una certa freddezza e meccanicità nello sviluppo dei brani, poco legati a una melodia specifica e senza il sostegno fornito da uno strumento armonico. Ciò non impedisce di apprezzare complessivamente la proposta del trio, anche se qualche picco emotivo in più soprattutto da parte di Turner, che sembra spesso trattenere la propria espressività utilizzando una gamma dinamica limitata, avrebbe sicuramente giovato maggiormente al risultato finale.

Foto (di repertorio): Roberto Cifarelli

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