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Erik Friedlander's Oscalypso al Carambolage di Bolzano

Giuseppe Segala By

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Erik Friedlander's Oscalypso
Piccolo Teatro Carambolage
Bolzano
06.02.2017

Eleganza, precisione, arrangiamenti che coniugano intricati contrappunti a trasparenti unisoni, attenzione ai contrasti dinamici e agli impasti timbrici. Senso dell'esplorazione e della sorpresa. Sembrerebbe la descrizione dell'approccio musicale cameristico tipico di quello che è stato collocato sotto la definizione di Cool Jazz. Quella parte del Cool che nelle sue espressioni più intense e convincenti ha avuto protagonisti come Jimmy Giuffre, con i suoi trii e quartetti, oltre alle indimenticabili (eppure obliate) sperimentazioni in duo con Shelly Manne.

Invece le parole si riferiscono alla musica di Erik Friedlander e del suo quartetto, ascoltato in una serata gremita di pubblico, al Piccolo Teatro Carambolage di Bolzano. L'eleganza deriva senza dubbio dalla musica che il quartetto denominato Oscalypso presenta, attingendo ai brani composti dal grande Oscar Pettiford, nei quali si mescolano mirabilmente le agili articolazioni del be-bop, il disegno ben tracciato delle melodie, un senso ritmico elastico e implacabile.

Gli arrangiamenti dello stesso Friedlander sono di eccellente qualità e complessità, ma nell'azione dei quattro musicisti acquistano facilità e fluidità: nel complesso mettono in luce un gruppo che ha un proprio suono e un proprio carattere e non solo per l'organico strumentale con il violoncello, ma perché tutti i componenti sono ben concentrati e sintonizzati sul progetto. Nel contempo si esprimono con grande libertà e rilassatezza, mantenendosi ben lontani dai cliché.

La valorizzazione del repertorio affrontato passa attraverso una fedeltà che non si limita alla lettura minuziosa, ma ne cerca tagli e punti di vista nuovi, attraverso un'originale fusione timbrica e il continuo dosaggio tra ruoli e miscele. A tratti risalta il notevole impasto tra il violoncello del leader (sia in pizzicato che con l'archetto) e il sax tenore di Michael Blake: valgono per tutti gli esempi del tema all'unisono di "Bohemia After Dark" e "Pendulum at Falcon's Lair." Quest'ultimo preceduto dal delizioso contrappunto tra gli stessi strumenti.

In altri episodi risalta il rapporto tra il violoncello e il contrabbasso di Trevor Dunn, mentre spesso sono gli scambi e le scomposizioni tra tutti i quattro strumenti che rendono particolarmente felice la musica. Nella quale resta da sottolineare il ruolo notevole della batteria di Michael Sarin, che davvero ricorda spesso la qualità melodica di Shelly Manne. Il tutto è condito dagli interventi di Friedlander per presentare i brani con le parole, che svelano senza mezzi termini, qualora ve ne fosse ancora bisogno, la passione autentica per la musica di Pettiford.

Foto (di repertorio): Andrei Zidaroiu
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