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Enzo Favata: direttore artistico del festival Musica Sulle Bocche

Neri Pollastri By

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Il festival Musica sulle Bocche si svolge a Santa Teresa di Gallura, appunto sulle Bocche di Bonifacio che dividono la Sardegna dalla Corsica, e per svariati motivi si è rapidamente guadagnato una grossa reputazione internazionale. Merito del programma, sempre molto particolare e ricco di proposte poco convenzionali, ma anche dell'ambientazione e delle "invenzioni" mirate a valorizzarla, valorizzando ovviamente anche la musica. Le più note sono i concerti all'alba sulla spiaggia, che iniziano di notte e si concludono quando i primi raggi del sole svelano la bellezza le rocce e il mare fino ai bianchi scogli corsi, e il tramonto inaugurale nella Valle della Luna, sempre seguito da un grande pubblico. Abbiamo intervistato Enzo Favata, multistrumentista, compositore e band leader di Alghero, che del festival è l'ideatore e il direttore artistico.

All About Jazz Italia: Da quanti anni si svolge il festival Musica sulle Bocche?

Enzo Favata: Quella che sta per iniziare è l'edizione numero diciassette.

AAJ: Una bella durata, che tuttavia si è sviluppata a partire da un successo e da un rispetto che sono stati quasi immediati, grazie alla scelta del luogo e del modo in cui l'ambiente è stato valorizzato dalla musica, e viceversa. Come nascono il festival e la sua collocazione?

EF: Musica sulle Bocche nasce sulla scia del mio progetto Voyage en Sardaigne, che venne documentato nel 1999 in un fortunato disco pubblicato da Il Manifesto. Quando portai quel progetto a Santa Teresa di Gallura, l'ultimo paese a nord della Sardegna, mandai un mio segretario di produzione a verificare gli spazi. Mi disse che c'era una piccola gradinata vicino al porto, forse duecento posti, ma io pensai che il concerto, fatto in estate con la presenza di molti turisti, avrebbe richiamato più pubblico. Infatti avemmo quasi duemila persone, tanto che a cena l'assessore, dopo essersi complimentato, mi parlò del suo desiderio di ospitare un festival estivo, e mi propose di assumerne la direzione artistica. Stavamo parlando del possibile nome, che lui ipotizzava come "Festival Internazionale della Musica Jazz di Santa Teresa Gallura," quando mi suonò il telefono e uscii dal ristorante, posto in una bellissima posizione sul mare, per rispondere. E lì mi ritrovai sulle Bocche di Bonifacio, calmissime, con le barche che passavano, le luci di Bonifacio sullo sfondo... una scena fantastica! Rimasi incantato a guardare per qualche istante, poi rientrai e dissi all'Assessore e al Sindaco ho detto: «Sì, facciamo il festival, ma chiamiamolo Musica sulle Bocche!». La scelta del nome -che rimanda anche a una pluralità di significati possibili -ha fin da subito comportato anche il non vincolarci rigorosamente al jazz, o almeno a un certo tipo di jazz, bensì di muoverci con un concept plurale -che è poi un modo di lavorare che mi è proprio anche nei miei progetti musicali.

AAJ: Quando siete partiti e in che modo?

EF: L'anno successivo, inventandoci un po' tutto, perché gli spazi non c'erano. Per esempio non c'era un teatro: non tutti i paesi possono averlo e quello "di servizio" era a Palau, distante venti chilometri. È anche grazie a Musica sulle Bocche che, approfittando di un finanziamento europeo, in seguito ne è stato costruito uno anche a Santa Teresa, inaugurato nel 2013. Comunque i primi anni i concerti erano in piazza, purtroppo poco considerati da un pubblico prevalentemente vacanziero. Con l'esperienza -e la creatività, che non ci fa difetto -sono poi iniziate le "invenzioni." La prima fu l'idea di invitare una marching band che avevo incontrato a un altro festival; ma, invece che farla suonare per strada, la mandai a suonare sulla spiaggia! Questo creò simpatia e curiosità, funzionando da pubblicità per gli spettacoli serali, che iniziarono ad avere maggiore attenzione e si moltiplicarono di numero. Poi, visto che gli spazi erano pochi, il terzo anno c'inventammo il concerto all'alba sulla spiaggia: il Sindaco lì per lì si oppose, sosteneva che avremmo fatto troppa confusione e che ci sarebbe voluta la polizia! In effetti aveva ragione: la polizia ogni anno è presente, ma solo per dirigere il traffico... Poi abbiamo iniziato a suonare nelle chiese, nelle calette che circondano il paese, al porto, perfino sulle barche che collegano la Sardegna con la Corsica!

AAJ: Come scegli chi far suonare nei diversi luoghi?

EF: Il concept è come una partitura e si basa sulla scelta di musicisti originali e creativi: quando sono meno conosciuti li associo con altri più noti, dislocandoli nelle varie sedi in modo da equilibrare la proposta complessiva. Alcuni anni questo si inserisce in un discorso narrativo che fa da cornice e permette di inserire ciascun musicista in un contesto globale. A ciò si aggiunge la scelta di unire la tradizione sarda con un'internazionalizzazione del festival, fatta però attraverso la presentazione di musiche e realtà culturali inusuali: un esempio sono i musicisti norvegesi, che ultimamente ho invitato spesso.

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