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Paul Motian: ECM Recordings

Enrico Bettinello By

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Come mi è capitato di sottolineare in un ritratto monografico dedicato al batterista poco dopo la sua scomparsa [nel numero 164/gennaio 2012 della rivista BlowUp], non è certo casuale che la figura di Paul Motian abbia trovato una sua piena rilevanza negli anni Settanta e Ottanta, quando il jazz ha iniziato a riflettere in modo sistematico sul rapporto tra suono e silenzio, alla ricerca di nuove forme di dialogo tra lo spazio sonoro e i timbri.

A maggior ragione, secondo questa linea, non è certo casuale che Motian abbia trovato nella ECM una "casa" ideale per molti suoi lavori solisti, sei dei quali sono ora raccolti dall'etichetta bavarese in un cofanetto che copre cronologicamente il periodo tra il 1972 e il 1984, da Conception Vessel a It Should've Happened A Long Time Ago

Proveniente da un quindicennio a stretto contatto con alcune delle avventure più sensibili del linguaggio post-bop, dalla pluricelebrata collaborazione con Bill Evans a quelle con altri pianisti "in linea" come Paul Bley e Keith Jarrett, Motian entra negli anni Settanta con le idee straordinariamente chiare.
In questo senso Conception Vessel è particolarmente significativo: il disco [che è anche il primo in assoluto come leader per il batterista di Philadelphia, già quarantenne] è formato da brani in trio con Charlie Haden e la chitarra di Sam Brown e in quartetto con il violino di Leroy Jenkins abbinati a altri in duo con Jarrett, quasi a attuare una ideale separazione delle situazioni musicali con il pianoforte dal resto della sua ricerca, in cui, insieme al recupero dei fiati, sarà piuttosto la chitarra a avere un ruolo centrale.

La voluta "frammentarietà" del disco, così come del successivo e altrettanto splendido Tribute, in cui troviamo ancora il trio con Brown e Haden e un quintetto in cui spicca il sax contralto di Carlos Ward, raccontano di un linguaggio in cui convivono aperture di sapore folk, libere astrazioni che sottolineano il colorismo del gesto percussivo di Motian, il segno della lezione di Ornette Coleman.

Mentre il percorso "pianistico" di Motian continua in quegli anni nel quartetto "americano" di Jarrett, i successivi due dischi incisi per la ECM e inseriti nel cofanetto proseguono e mettono a fuoco la ricerca di una vera e propria "geometria Motian": Dance [1977] con Charles Brackeen ai sassofoni e quel gigante del contrabbasso che è stato David Izenzon, è una vera e propria meraviglia di intrecci ritmici, cantabilità, movimento.
Le Voyage del 1979 vede ancora la presenza di Brackeen e quella di Jean-François Jenny Clark al contrabbasso dà al percorso un ulteriore sapore di camerismo astratto, anche se non mancano momenti più intensi.

Si entra così in quegli anni Ottanta che vedranno nei gruppi di Motian alcune delle esperienze più personali del decennio: si parte da Psalm, del 1981, la cui formazione rappresenta una sorta di nucleo per le band a venire. Ci sono qui due sassofoni, quelli di Joe Lovano e Billy Drewes, il contrabbasso di Ed Schuller e la chitarra di Bill Frisell, organico che riesce a esprimere bene quello che è ora diventato un lirismo post-bop nervoso e spiazzante, specie perché l'attenzione è ora spostata, più che sul tradizionale rapporto tra tema e assoli, piuttosto su quello tra timbri e spazi.
Sono le basi per una ulteriore asciugatura, quella che porterà al seminale trio con Lovano e Frisell e al capolavoro It Should've Happened A Long Time Ago, che chiude il cofanetto. L'organico eccentrico che diventa paradigmatico, come è stato acutamente notato: senza pianoforte e ora anche senza il contrabbasso, la chitarra apre a nuove soluzioni timbriche da cui scaturisce un camerismo mobile di affascinante ricchezza.
Alcune delle composizioni presenti nel disco, cose come "Fiasco" o "The Year of the Dragon," nonché una ripresa di "Conception Vessel" che chiude un po' il cerchio, rimarranno tra le migliori del corposo songbook di Motian e il trio inciderà negli anni a venire altri splendidi dischi.

Anche la discografia di Motian continuerà, fitta e ricca di cose molto interessanti, con formazioni in cui il batterista si rivela anche attentissimo talent scout specialmente di sassofonisti e chitarristi, come è prevedibile.
Questo cofanetto, impreziosito dalle note di copertina di un musicista dalla grande sapienza analitica come il pianista Ethan Iverson, è un documento unitario e convincente della statura di Motian come batterista e compositore, uomo di jazz e pensatore che ha saputo vedere la musica oltre i confini della tradizione, nello spazio e nella grana stessa del suono che diventa forma.

Track Listing: CD 1: Conception Vessel
01. Georgian Bay; 02. Ch´i Energy; 03. Rebica; 04. Conception Vessel; 05. American Indian: Song of Sitting Bull; 06. Inspiration from a Vietnamese Lullaby.

CD 2: Tribute
01. Victoria; 02. Tuesday Ends Saturday; 03. War Orphans; 04. Sod House; 05. Song for Ché.

CD 3: Dance
01. Waltz Song; 02. Dance; 03. Kalypso; 04. Asia; 05. Prelude; 06. Lullaby.

CD 4: Le Voyage
01. Folk Song for Rosie; 02. Abacus; 03. Cabala/Drum Music; 04. The Sunflower; 05. Le Voyage.

CD 5: Psalm
01. Psalm; 02. White Magic; 03. Boomerang; 04. Fantasm; 05. Mandeville; 06. Second Hand; 07. Etude; 08. Yahllah.

CD 6: It Should’ve Happened A Long Time Ago
01. It Should’ve Happened A Long Time Ago; 02. Fiasco; 03. Conception Vessel; 04. Introduction; 05. India; 06. In the Year of the Dragon; 07. Two Women from Padua.

Personnel: Paul Motian: batteria, percussioni; Charles Brackeen, Carlos Ward, Joe Lovano, Billy Drewes: sassofoni; Sam Brown, Paul Metzke, Bill Frisell: chitarre; Keith Jarrett: flauto, pianoforte; Leroy Jenkins: violino; Becky Friend: flauto; Charlie Haden, David Izenzon, J.F. Jenny-Clark, Ed Schuller: contrabbasso.

Title: ECM Recordings | Year Released: 2014 | Record Label: ECM Records

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