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Roscoe Mitchell: Duets with Tyshawn Sorey and Special Guest Hugh Ragin

AAJ Italy Staff By

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Il disco è nuovo, ma il mistero è sempre lo stesso. Da che pianeta proviene la musica di Roscoe Mitchell?

Siamo naturalmente consapevoli che Roscoe si inscrive nella dialettica della tradizione africana-americana e che ne porta a compimento i tratti più avanzati. Ma lo stesso fatichiamo a rintracciare nitidi codici di riferimento, specie quando l'autore tiene a distanza il linguaggio esplicito che permette di scorgere il filo che lo collega al jazz (l'ironia, i suoi temi in staccato, le sincopi ritmiche). Dopo quasi cinquant'anni, l'opera di Roscoe Mitchell rimane ineffabile. d E si direbbe che anche la comunità dei musicisti americani di questo spettro estetico ne siano sì ammaliati ma allo stesso tempo atterriti, stupefatti. Gli unici a possederne la formula e l'anima si chiamavano (o si chiamano) Malachi Favors, Lester Bowie, Jospeh Jarman, Don Moye...

E se una tale alchimia di gruppo non si è più—ovviamente—ripetuta, il lavoro di compositore e improvvisatore di Mitchell continua a interrogare e sorprendere. Il recente tour italiano in solo ha entusiasmato ancora gli accoliti e fatto drizzare i capelli ai neofiti, tale è la radicalità, tale il candore imperturbabile della sua perenne rivoluzione.

Questo album recente è curioso perchè mette Mitchell a fianco di un sodale veterano come il trombettista Hugh Ragin e di un giovane tuttofare come Tyshawn Sorey (batterista tremendo, ma anche compositore etereo e pianista atonale; uno che suona con Steve Coleman e analizza Morton Feldman o Johannes Brahms). Album di duetti o trii di singolare raffinatezza e di potenza sonora, dove nulla è lasciato a schemi consueti e dove l'energia della musica scaturisce da percorsi immediati, assertivi; e che affascina non si sa bene perchè, data l'estrema difficoltà di leggerne la grammatica.

Come sempre, Roscoe Mitchell si presenta e dà scacco matto, senza mediare con i giocatori. Quali sono i principi della sua estetica? Perchè i suoi sassofoni inseguono quelle frasi esoteriche, a volte incolori, altre volte ferocemente affilate, con quella piattezza fonica senza vibrato, che spiazza ancora più dell'apparente mancanza di direzione formale? Se qualcuno pensa che la musica atonale sia sempre simile a se stessa, ecco che trova in Roscoe Mitchell un atonale in 3D, uno che non fa riposare né che annoia un attimo.

Ogni traccia di questo CD abbonda di idee. Solo i brani con i campanellini e le piccole percussioni (memoria dei begli anni e filo conduttore spaesante) fungono da cerniera o mettono il quadro in cornice. Già "The Way Home" disloca fraseggi informali vagabondi, sax alto e pianoforte, con Sorey che sembra smarrito in balbettii di strana vaghezza; ma Mitchell avanza impetuoso, aggredisce senza posa, e la musica infine tracima felicemente in un gorgo impetuoso. Un puntillismo spaziale invece accompagna nella lunga "Bells in the Air"; finalmente prorompe Hugh Ragin in "Scrunch," con strozzature e rantoli che riportano a Lester Bowie, mentre Mitchell sfodera il suo fido sax basso Selmer a squarciare l'aria e a tenere note lunghe e assurde, chiamando Sorey (adesso alla batteria!) a rullare con enfasi e a creare un climax maestoso.

Le risoluzioni di ogni pezzo arrivano con naturalezza e maestria. Anche in "Cactus and a Rose," dopo una frase attorcigliata di sax e uan batteria rombante, il duo Mitchell-Sorey si accomoda in esplorazioni intense, stringenti, con colori che trapassano dal borbottio alle luminescenze del sopranino. E poi arriva "Chant," vecchio schizzo pubblicato nel mitico Wildflowers 5 (1977), una sorta di sirena assordante che Roscoe ascriveva al suo lato minimalista, figuriamoci! Questa versione è piena di varianti, di trasformazioni timbriche ed è eseguita in trio con un magnifico Ragin.

E si va così fino alla fine, con chiamate e risposte sempre mirabolanti, con Mitchell imperterrito, Ragin saggio e Sorey che continua a imparare la lezione, preparandosi a salire in cattedra tra poco.

Title: Duets With Tyshawn Sorey And Special Guest Hugh Ragin | Year Released: 2013 | Record Label: Mutable Music

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