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Due facce del Second Time di Claudio Cojaniz

Neri Pollastri By

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Sviluppando la sua ricerca sulla musica africana, che aveva già prodotto Blue Africa in duo con Franco Feruglio, e il lavoro su ensemble complessi che lo aveva condotto al progetto (per ora inedito) Hispanish & Blue Songs, il pianista e compositore Claudio Cojaniz realizza questi due lavori editi da Caligola, uno su CD e l'altro su DVD, trattandosi della ripresa di un concerto dal vivo. Entrambi a nome di Coj & Second Time, hanno in realtà formazioni assai diverse, così come le atmosfere che descrivono.

Coj & Second Times
Sound of Africa
Caligola Records
2017

Il primo lavoro, nato per il progetto "A School for Marikana" di Time for Africa —associazione umanitaria udinese —e presentato dal vivo nel corso dell'edizione 2017 di Udin&Jazz (clicca qui per leggere la recensione del concerto), è dei due il più strettamente connesso alla musica africana, anche se, come nelle passate esperienze di Cojaniz, non c'è un diretto recupero di musiche di quel continente, bensì la realizzazione di nuove composizioni, ad esse fortemente ispirate per temi, ritmi e atmosfere.

Lo si sente subito nel brano di apertura, peraltro anche il solo nel quale sia esplicitamente citata una composizione del continente madre, "Nkosi Sikelel' iAfrica," del sudafricano Enoch Sontonga (1873-1905), inno dell'African National Congress e oggi parte dell'inno nazionale del Sudafrica. Ma tutto il disco è un susseguirsi di ritmi africani, che s'intrecciano con i passaggi ora stride, ora free, ora percussivi del pianoforte, con gli assoli dell'eccellente contrabbasso di Alessandro turchet (lo si ascolti per esempio nella seconda parte di "Niger," o nel lungo assolo all'archetto nella conclusiva "Blue Dance") e con i creativi interventi della batteria di Luca Colussi e delle percussioni di Luca Grizzo.

Quest'ultimo, oltre a inserirsi talvolta in modo particolarmente personale (per esempio in "Dadaab"), è autore di un brano ("El Aaiùn / Uad Guenifa") dai ritmi arabeggianti, per soli oud e percussioni, nel quale allo strumento orientale si cimenta con ottimi risultati Turchet, mentre Grizzo si esprime anche vocalizzando. Un intermezzo di grande suggestione, che si affianca al successivo "Marikana," rispetto al resto del lavoro più prossimo a una narrazione lirica, anche se con ascendenze africane nel tema.

Bel lavoro di una formazione dagli eccellenti e paritetici equilibri, Sound of Africa è un disco molto diretto, radioso e poco cerebrale, di ascolto gustosissimo.

Claudio Cojaniz Coj & Second Time
Si Song. Live at Roccella Jazz Festival 2016
Caligola Records
2017

Assai diverse genesi e formazione del secondo lavoro, Si Song. Una canzone per Siso, che nasce come progetto speciale del Festival di Roccella Jonica (è andato in scena il 20 agosto 2016) ed è perciò espressamente dedicato fin dal titolo a Sisinio Zito, lo scomparso fondatore del festival stesso. Cojaniz vi dirige un nonetto nel quale trovano posto come base i musicisti di Sound of Africa, affiancati però da quattro giovani ottoni, due trombe e due tromboni, e al violino l'ospite speciale Alexander Balanescu, che con Cojaniz aveva già lavorato più volte in passato.

Il lavoro ha in comune un solo brano con l'altro —"Blue Dance," peraltro in ben diverso arrangiamento —e per il resto Cojaniz vi propone nuove composizioni o riprende, riarrangiandole per l'organico, sue antiche idee, come nel caso di "African Market." Vi si trovano atmosfere anche piuttosto diverse tra loro: "Requiem" inizia con chiare eco classiche per poi aprirsi verso toni da big band, "Emisphere" è un brano complesso dalle reminiscenze monkiane, il bis "Grand Bazar" ha un festoso incedere messicano.

Ma in questa diversità di temi, tutti della penna di Cojaniz, rimane comune la cifra della formazione: serrato intreccio delle voci, spazi di libertà individuale —specie per il sempre incantevole Balanescu —e di magmatica espressività collettiva, impiego impressionistico dei quattro ottoni. Senza dimenticare il ruolo portante della ritmica (ma Turchet ha spazi solitari e perfino bei duetti con Balanescu), nella quale un ruolo tutto particolare lo gioca Grizzo, che qui le immagini permettono di apprezzare in modo completo al suo variegato set percussivo, in particolare quando si esibisce anche alla voce nella splendida introduzione di "Spirit of Shadows," in trio con piano e batteria.

Cojaniz, dal canto suo, pur impegnato alla direzione dell'ensemble e, come suo solito, assai generoso con i compagni, non si fa mancare momenti in cui far valere le proprie doti alla tastiera, tanto apprezzate nei suoi lavori in solitudine, in duo e in trio.

Una coppia di eccellenti lavori, che ci ricordano le qualità del pianista friulano anche alla guida di formazioni medie e ampie, ormai diversi anni dopo l'apprezzatissima N.I.O.N. Orchestra.

Brani e musicisti

Sound of Africa

Brani: Four Little Boys in Capetown / Nkosi Sikelel'i Africa; Ugarit; Dadaab; Lion's Trip; Niger; El Aaiùn / Uad Guenifa; Marikana; Blue Dance.

Musicisti: Claudio Cojaniz: pianoforte; Alessandro Turchet: contrabbasso, oud; Luca Colussi: batteria; Luca Grizzo: percussioni.

Si Song

Brani: African Market; Wa Blues; Blue Dance; Spirit of Shadows; Requiem; Emisphere; Grand Bazar.

Musicisti: Claudio Cojaniz: pianoforte; Mirko Cisilino: tromba, flicorno; Gabriele Cancelli: tromba, cornetta; Toni Costantini: trombone; Leo Virgili: trombone; Alessandro Turchet: contrabbasso, basso elettrico; Luca Colussi: batteria; Luca Grizzo: percussioni. Ospite speciale: Alexander Balanescu: violino.
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