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Scott Walker: Drift

AAJ Italy Staff By

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Scott Walker

Drift

4AD

(2006 - distr. distr. Self/Spin-Go)

Valutazione: 4 stelle

E' cupa, angosciosa e colma di paura, sotterranea e dilaniante la nuova creatura sonora di Scott Walker, lungamente attesa dopo quella gemma scura che è Tilt e che difficilmente si pensava potesse essere resa ancora più nera. Ma l'abisso è qui e hai voglia ad aggrapparti, è di quelli che ti tirano dentro con la rapidità di uno scarico appena cambiato!

Artista dalle tante vite, americano in Inghilterra, dapprima idolo pop con i Walker Brothers, poi raffinato cantore baritonale di delizie tra il crooner e l'esistenzialista: di quel periodo rimangono gli splendidi quattro album - se non li avete, sono da acquistare a botta sicura! - semplicemente nominati con il suo nome e un numero progressivo, dischi in cui Jacques Brel e Henry Mancini stanno a fianco delle dense canzoni di Scott, ballate inquiete che lasciano sì presagire il lato oscuro dell'anima, ma non quanto oscuro possa essere.

Un lungo periodo di lontananza dalle scene, gravi problemi personali, poi il ritorno cadenzato ogni dieci anni con Climate of Hunter, il già citato Tilt e ora questo nuovo Drift con la sua intima e irreversibile decomposizione, l'ascolto sguardo spaventato che non può chiudere palpebre come gli occhi e che quindi assiste al gorgo plumbeo della propria stessa paura che gli si chiude sul cuore.

Per questo lavoro Walker ha preparato dieci incubi di scintillante nitore, dieci tuffi nella notte accompagnati dalla sua voce sempre più scura e teatrale e da una fitta trama di archi, chitarre e percussioni, stridente, aggrovigliata, dilaniata sotto le parole.

Dopo l'iniziale "Cossacks Are", sono i quasi tredici minuti di "Clara" a inchiodare con le spalle al muro: una canzone dedicata a Claretta Petacci, la storica amante di Mussolini che condivise con lui il terribile destino di Piazzale Loreto. Una lunga strada nell'angoscia, con il suono di quarti di bue percosso, un'agghiacciante ricordo di quella pagina della nostra storia che sebbene inquadrata come naturale conseguenza di un ventennio da cancellare, penzola ancora sulle nostre teste a ricordarci l'oscurità che alberga dentro ognuno.

Ma ce n'è anche per il fratello gemello di Elvis [l'urlo "I'm the only one left alive" non si scorda facilmente!], per l'ex-Jugoslavia, in un crescendo che stringe la gola e la pancia e a cui si pensa di non riuscire a resistere.

Gettare la spugna? Ascoltare il disco un po' per volta? O gettarsi nell'ascolto integrale per vedere l'effetto che fa? Difficile dare un consiglio: è certo che l'ascolto di The Drift è esperienza non tanto piacevole, anzi apertamente disturbante e l'uscita primaveril-estiva non ben dispone in questo senso, ma è altrettanto vero che l'arrivare in fondo, leggendo i testi e concentrandosi sugli straordinari dettagli sonori e poetici del disco, vale la pena ed è emotivamente un mettersi in gioco come raramente un disco consente. Vero anche che, dopo un ascolto integrale, qualche ascolto parziale, approfondendo le singole canzoni e le soluzioni musicali di ciascuna, è una soddisfazione che cresce progressivamente.

Volendo fare un paragone crudo ma efficace, la differenza tra un disco dark-metal e Drift è la stessa che corre emotivamente tra il vedere sul video un film del terrore con qualcuno squartato e trovarsi davvero casualmente testimoni di un terribile incidente. Ascoltatore avvisato... ma l'occasione è da non perdere.

Track Listing: 01. Cossacks Are; 02. Clara; 03. Jesse; 04. Jolson And Jones; 05. Cue; 06. Hand Me Ups; 07. Buzzers; 08. Psoriatic; 09. The Escape; 10. A Lover Loves

Title: Drift | Year Released: 2006 | Record Label: About.com Jazz

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