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Dolomiti Ski Jazz - XXII Edizione

Dolomiti Ski Jazz - XXII Edizione
Paolo Peviani By

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Dolomiti Ski Jazz
9-17.3.2019
Val di Fiemme

Montagne di rara bellezza, piste innevate, pause gastronomiche nei rifugi, tanta buona musica. Da ben ventidue anni, il Dolomiti Ski Jazz offre all'appassionato di jazz e di montagna un mix impareggiabile.

Nel corso del tempo, il festival ci ha abituato a proposte rivolte all'intrattenimento dello sciatore nei rifugi all'ora di pranzo e a concerti di maggior spessore la sera, nelle sale e nei teatri della valle. Quest'anno il direttore artistico del festival, Enrico Tommasini, ha preferito invece mescolare le carte, portando anche nei rifugi musicisti di assoluto rilievo, concerti di una certa complessità. Scelta non banale, che ha il sapore di un'autentica operazione culturale: portare il jazz al di fuori della ristretta cerchia degli appassionati. Stimolare la curiosità verso questa musica anche in un pubblico più generico e generalista.

Impeccabili, da questo punto di vista, i due concerti con cui si è aperto il festival che hanno avuto per protagonista il quartetto del trombettista russo Alex Sipiagin. Jazz cristallino, diretto e coinvolgente, eseguito con gran classe.

Come sempre, al festival hanno trovato ampio spazio musicisti italiani fuori dal giro dei soliti noti, piccoli tesori nascosti meritevoli di maggiore esposizione e visibilità. Come il quintetto del sassofonista Simone Alessandrini (Antonello Sorrentino alla tromba, Federico Pascucci al sax tenore, Riccardo Gola al basso elettrico, Riccardo Gambatesa alla batteria). Un album—Storytellers—appena pubblicato per l'etichetta Parco della Musica, un jazz che mescola spunti neorealisti, storie minime dell'Italia Centrale, avanguardie europee. Musica creativa, molto curata, ben scritta ed orchestrata, su cui aleggia un velo di affettuosa ironia. Bravi!

Ottimo anche il Soon Trio (Something out of Nothing) del pianista Roberto Soggetti, con Giulio Corini al contrabbasso ed Emanuele Maniscalco alla batteria. Melodie rotonde e movimentate ritmicamente, un trio che trae la propria forza dalle dinamiche interne e dagli equilibri paritetici.

Tuffo al cuore, piccola operazione nostalgia con il quartetto del pianista Luigi Bonafede featuring Dawn Mitchell (Gaspare Pasini al sax alto, Marco Vaggi al contrabbasso, Ferdinando Farao alla batteria). Per un attimo, ci è sembrato di tornare ai fasti del Capolinea, storico e glorioso locale imprescindibile per musicisti ed appassionati milanesi.

Nel corso del festival abbiamo anche ascoltato le delicate riletture di brani pop in chiave jazz da parte del chitarrista Luca Boscagin, la fusion percussiva del quintetto di Mirko Pedrotti, il western mediterraneo intriso di echi friselliani del quartetto di Roberto Bindoni. E naturalmente del jazz tout court: gli standards del quartetto di Giampaolo Casati, il Thelonious Monk in chiave Hammond del trio friulano The Hammonk Sphere Trio, il tributo a Toots Thielemans da parte di un quintetto che ha avuto per protagonisti alcuni vecchi amici del Dolomiti Ski Jazz ed una ritmica praghese.

Chiusura di festival con il trio del pianista toscano Alessandro Lanzoni (Thomas Morgan al contrabbasso, Eric McPherson alla batteria), affiancato dai sax di Pietro Tonolo. Muovendosi tra standards e composizioni originali, il quartetto ha proposto una musica oscillante tra la classicità del jazz ed un approccio più contemporaneo, soprattutto da parte di Lanzoni e Morgan. Il pianista ha doti di scrittura interessanti, è giovane e talentuoso. Le sue ”Fake Lullaby” e ”Dark Flavour” hanno segnato i momenti migliori del concerto. Crediamo sia giunto per lui il tempo di lasciarsi alle spalle la palestra degli standard. Di concentrarsi maggiormente su materiale originale.

Foto: Danilo Codazzi.
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