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Dolomiti Ski Jazz 2013

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Val di Fiemme, 09.03.2013 - 17.03.2013

Saper improvvisare è dote fondamentale per un jazzista. Questa sedicesima edizione del Dolomiti Ski Jazz ci ha mostrato che la capacità di reagire rapidamente alle situazioni ed agli imprevisti è qualità indispensabile anche per gli organizzatori di un festival. Il pubblico del Dolomiti Ski Jazz, con buona probabilità, non si è accorto di nulla, e di questo diamo atto alla professionalità del direttore artistico, Enrico Tommasini, e di tutto lo staff. Il dietro le quinte della manifestazione, tuttavia, è stato piuttosto movimentato.

A pochi giorni dall'inizio del festival, un incendio ha infatti reso inagibile il teatro di Cavalese, che avrebbe dovuto ospitare il concerto del quintetto di Kenny Garrett. Si è dunque dovuto ripiegare sul Palacongressi, struttura capiente ma dall'acustica non ideale per la musica. Ne è risultato un concerto godibile, ma fortemente penalizzato in termini di equilibrio dei suoni e dunque di fruibilità complessiva.

Poi ci si è messo il meteo, nei primi giorni davvero pessimo, che ha costretto a qualche spostamento-annullamento dell'ultimo minuto (ricordiamo che il Dolomiti Ski Jazz prevede, all'ora di pranzo, concerti di intrattenimento sulle piste da sci) ed ha influenzato - passateci il bisticcio - la salute di alcuni musicisti.

Fortunatamente, la seconda parte della settimana si è svolta in modo più sereno, sia in senso meteorologico che metaforico.

Tra i concerti che abbiamo seguito, ci ha colpito molto favorevolmente il trio del pianista Kevin Hays (Rob Jost a contrabbasso e corno inglese, Greg Joseph alla batteria). Non particolarmente conosciuto come leader, Hays è musicista che vanta numerose collaborazioni di rilievo. È stato al fianco di grandi nomi della storia del jazz (George Coleman, Benny Golson, Joe Henderson) così come di grandi esponenti delle generazioni successive (Joshua Redman, John Scofield, Chris Potter). Nella sua musica si riscontrano dunque tracce di molteplici linguaggi, tra cui un posto di rilievo spetta al jazz di matrice ECM: negli equilibri del trio, altamente paritetici, e nelle sonorità, non propriamente riconducibili alla tradizione americana. Pregevole anche la scrittura di Hays, sia quando perifrasa - nel titolo e nella struttura - degli standards per dare vita a nuovi brani ad essi ispirati, sia quando si cimenta in composizioni originali. Tra queste, spiccavano una movimentata composizione in 11/4, ed una sorta di marcia funebre, ariosa e solenne, di grande intensità. Concerto notevole!

Da segnalare anche il quartetto Living Coltrane del sassofonista Stefano 'Cocco' Cantini (con Francesco Maccianti al pianoforte, Ares Tavolazzi al contrabbasso, Piero Borri alla batteria), uno dei tanti ottimi gruppi italiani che faticano - chissà perchè - a trovare spazi nei nostri festival. Due album all'attivo, il quartetto rivisita le composizioni di John Coltrane con un'attenzione particolare agli album pubblicati per la Impulse!. Un tesoro musicale immenso, che Cantini esplora in modo filologicamente corretto, senza tuttavia irrigidirsi su stilemi storicizzati. Sebbene le composizioni proposte risalgano ormai a mezzo secolo fa, è indubbio che John Coltrane sia - come suggerisce il nome del gruppo - living, vivo. E dunque interpretare correttamente la sua musica implica rispetto della storia, ma anche apertura alla contemporaneità.

Tra i concerti più rilevanti del mezzogiorno, purtroppo quello dello Squartet (Berni Brugger alla tromba, Luis Zöschg alla chitarra, Hannes Mayr al contrabbasso, Peter Paul Hofmann alla batteria) è stato fortemente penalizzato dal maltempo e dal freddo. Avevamo ascoltato questo gruppo al Lana Meets Jazz dello scorso anno, e l'impressione che ne avevamo ricavato era stata più che positiva. Contiamo di riascoltarli in una situazione climaticamente più confortevole, in particolare per la tromba del leader. Non abbiamo invece potuto seguire - ma colleghi affidabili ce ne hanno parlato molto bene - il London Project del chitarrista Luca Boscagin (Rick Leon James al basso, Tomasz Bura alle tastiere, Troy Miller alla batteria), fautore di una fusion dagli echi davisiani al tempo stesso energica e ricercata.

Un discorso a parte, infine, merita la presentazione del CD The Walkin' Man del trio Best Blues Power (Maurizio Bestetti a chitarra e voce, Miki Lösch a piano e hammond, Enrico Tommasini alla batteria). Nel corso della serata, un vero e proprio concerto-degustazione, il sanguigno blues del chitarrista milanese si è alternato a proposte gastronomiche basate su ingredienti del territorio e realizzate in collaborazione con partner locali e chef stellati. Siamo convinti, da sempre, che i festival non debbano limitarsi a proporre un certo numero di concerti, ma debbano anche fare sistema con il territorio in cui si svolgono. Quale modo migliore dell'abbinare il piacere della musica a quello della tavola?

Foto di Danilo Codazzi.

Altre foto di questa rassegna sono disponibili nelle gallerie dedicate ai concerti di Kenny Garrett, Kevin Hays e Maurizio Bestetti.

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