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Dave Douglas al Teatro Donizetti di Bergamo

Paolo Peviani By

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Teatro Donizetti
Bergamo
14.10.2015

Grazie alla collaborazione di Bergamo Scienza, manifestazione di divulgazione scientifica aperta anche al mondo dello spettacolo e della musica, il festival Bergamo Jazz ha presentato alla città il suo nuovo direttore artistico, Dave Douglas. Non era la prima volta che il trombettista di Montclair si esibiva sul palco del Teatro Donizetti, ma questa serata aveva un sapore particolare. Vuoi perché rivolta ad un pubblico più generalista rispetto a quello che abitualmente frequenta Bergamo Jazz, vuoi perché la direzione artistica del festival aveva caricato lo stesso Douglas di una responsabilità che va ben oltre la semplice riuscita di un concerto.

Non a caso, nel corso della serata il nostro, solitamente asciutto e di poche parole, si è mostrato particolarmente desideroso di chiacchierare ed intrattenere il pubblico, di stabilire un legame con chi, tra qualche mese, sederà di nuovo in platea ed ascolterà i frutti del suo lavoro di direttore artistico del festival (a questo proposito, possiamo già anticipare la presenza in cartellone di due eccellenti pianisti: Geri Allen e Kenny Barron).

Tornando al concerto, Douglas era qui in compagnia di Jon Irabagon al sax, Matt Mitchell al piano, Linda May Han Oh al contrabbasso e Rudy Royston alla batteria, ovvero i musicisti con cui negli ultimi anni ha realizzato Time Travel e Be Still, e con cui ha appena pubblicato l'album Brazen Heart.

La formazione, il più classico dei quintetti, permette a Douglas di avventurarsi in territori contemporanei senza perdere contatto (anzi, allacciandosi direttamente) con la tradizione del jazz. Anche la struttura dei brani, che dopo l'esposizione tematica con fiati trasposti prevede la più canonica delle rotazioni degli interventi solistici per chiudersi con un crescendo collettivo e la ripresa del tema, si richiama direttamente alla tradizione e ci mostra un Dave Douglas che per una volta mette da parte il suo lato più audace ed imprevedibile -per intenderci, quello che solo pochi mesi addietro ha dato vita all'album High Risk -per puntare su una musica "diretta e divertente" (virgolette d'obbligo, stiamo pur sempre parlando di uno dei più grandi musicisti attualmente sulla scena).

Un concerto in cui la sezione ritmica ha mostrato i muscoli, i solisti hanno dato fuoco alle polveri, i fiati hanno volato alto. Non il miglior progetto di Dave Douglas, che sappiamo capace di ben altre finezze ed eleganze, ma comunque musica di ottima fattura, dalla cifra stilistica ben riconoscibile, eseguita da un quintetto formidabile.

Foto
Gianfranco Rota.
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