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Etienne Charles: Culture Shock

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Etienne Charles: Culture Shock
E' passato molto tempo da quando Jelly Roll Morton affermò che alla base del jazz di New Orleans era un non ben definito Latin Tinge. Ci sono voluti decenni di studi per capire la realtà dell'impatto decisivo delle culture antillane sulla nuova musica che nella capitale della Lousiana trovava la sua prima espressione compiuta. Da Cuba o Haiti arrivavano schiavi africani di prima generazione, ancora imbevuti dei valori ritmici, rituali e sociali del continente di origine. Chi volesse approfondire può cercare una copia di The Power of Black Music, opera illuminante di Samuel Floyd Jr. Intanto possiamo apprezzare Culture Shock, importante esordio di Etienne Charles, giovane trombettista di Trinidad e Tobago, allievo di Marcus Roberts e chiaro esempio di come jazz e Antille godano una speciale affinità.

La sua musica è vicina al movimento di recupero orgoglioso dell'identità afroamericana, avviato negli anni Settanta a New Orleans da personaggi come Ellis Marsalis e che ha determinato oltre ai figli del pianista, musicisti di primo piano come Terence Blanchard, Nicholas Payton, il già citato Roberts e tanti altri.

Un jazz intriso di blues e swing, che recupera l'espressività timbrica e il gusto polifonico delle origini. Tutto reso contemporaneo da nuova coscienza armonica, asimmetria ritmica, sviluppo compositivo.

Etienne Charles vi aggiunge la poliritmia delle sue origini, il sapore del calypso, l'articolazione della frase sempre melodica, con uso frequente di iterazioni a rinforzare la logica dell'assolo.

E' un virtuoso che impiega le armi della velocità e della dissonanza solo quando la poetica di un brano lo richiede, vedi "Lost in the Bronx". In genere preferisce lavorare sull'emissione, il vibrato, certe volte un suono soffiato quasi alla Ben Webster. Nei brani di grande stratificazione ritmica, come "Culture Shock," punta al ritmo e al blues feeling, nelle ballad sono protagoniste le dinamiche e sottili ma preziose inflessioni.

Una nota speciale merita "Prayer for Lynette," dall'andamento sospeso, di grande atmosfera, illuminato da un assolo di Roberts nel quale ogni nota ha uno spessore emotivo unico.

I brani sono tutti scritti da Charles, che rivela molto talento come compositore e arrangiatore. Fa eccezione "Embraceable You," cantato da Pam Laws, voce bellissima, interpretazione un po' troppo retorica, a nostro gusto.

L'organico vede quasi sempre all'opera una front line a due ottoni: tromba, trombone (Vincent Gardner della Lincoln Center Jazz Orchestra). La ritmica, spesso arricchita da percussioni antillane e africane, è resa unica da Marcus Roberts, uno dei più grandi pianisti viventi, qui attento accompagnatore, armonizzatore prezioso, solista misurato ed espressivo.

In tempi di abbandono del jazz da parte delle major, vale la pena sostenere l'esordio vitale e maturo di Etienne Charles.

Track Listing

01. Culture Shock (Etienne Charles) - 7:57; 02. Sunday (EC) - 4:52; 03. Prayer for Lynette (EC) - 8:29; 04. Ruth (EC) - 5:35; 05. Lost in the Bronx (EC) - 5:33; 06. Embraceable You (George & Ira Gershwin) - 5:01. 07. Old School (EC) - 4:43.

Personnel

Etienne Charles (tromba, djembe, cuatro); Vincent Gardner (trombone); Marcus Roberts (pianoforte); Rodney Jordan (contrabbasso); Leon Anderson Jr. (batteria); Pam Laws (voce); Ralph MacDonald; Leon “Boogie” Sharpe (percussioni); Dayve Stewart (sassofono tenore).

Album information

Title: Culture Shock | Year Released: 2008 | Record Label: Stagecrafters Theater

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