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Jenny Scheinman: Crossing the Field

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Se il disco che porta semplicemente il suo nome e cognome si muove sulle tracce di un cantautorato di matrice folk-pop, questo Crossing the Field svela le migliori ambizioni strumentali di Jenny Scheinman, talentuosa violinista in grado di passare con disinvoltura da Norah Jones a Bill Frisell, dalla Tzadik alla ditta Tononi/Cavallanti.

La band è composta da sette elementi: con la Scheinman troviamo compagni di sempre come Frisell appunto, il bassista Tim Luntzel, il cornettista Ron Miles, il clarinettista Doug Wieselman e Kenny Wollesen alla batteria, ma anche il pianoforte di Jason Moran. A questi si aggiunga una corposa orchestra d'archi, diretta da Eyvind Kang, e l'esito è di quelli che fa spesso storcere il naso agli appassionati più avant, che dagli artisti pretenderebbero sempre una tensione "sperimentale" o obliqua.

Un po' come è accaduto proprio con lo stesso Frisell, la cui "svolta" folk ha disorientato non pochi fans della sua stagione più di ricerca, anche in questo lavoro è comprensibile che per il pubblico italiano [o europeo] abbia un suo peso la "chiave" di come il lavoro su materiale o forme popolari viene recepito. Gli archi di "Ana Eco" o "Einsamaller" sono classici o cheesy, cinematici o banali? Il backbeat blueseggiante di "Hard Sole Shoe" è zeppo di clichè o reinventa con classe [il solo di Moran è notevole] quello che già sappiamo?

Per non rimanere impigliati in questi dubbi amletici si deve cercare di dare un po' di profondità alla prospettiva della musica americana degli ultimi 100 anni: una "tradizione" che è sintesi di elementi esterni e di necessità espresisve nuove, a volte ingenue, altre volte geniali, quella nella quale convivono Aaron Copland e il jazz, tin-pan alley e il blues, l'hillbilly e le mescolanze delle comunità etniche. Jenny Scheinman non "prende una posizione," ma allestisce un menù particolarmente eterogeneo, che colpisce più per i piccoli interrogativi che solleva che non per le soluzioni.

La violinista si ritaglia squarci di grande efficacia espressiva come solista [ad esempio nella delicata resa dell'ellingtoniana "Awful Sad"], lasciando poi che siano le stesse forme delle composizioni a sospingere i momenti improvvisativi - la cornetta di Ron Miles vola sulla scherzosa "Three Bits and a Horse" - e suggerendo quasi subliminalmente che l'affresco si apprezza meglio quando ce ne si distacca un po.' Troppo eccettismo? Forse, ma di qui passa il post-american dream!

Track Listing: 01. Born Into This; 02. I Heart Eye Patch; 03. That's Delight; 04. Ana Eco; 05. Hard Sole Shoe; 06. Einsamaller; 07. Awful Sad; 08. Processional; 09. The Careeners; 10. Three Bits and a Horse; 11. Song for Sidiki; 12. Ripples in the Aquifer; 13. Old Brooklyn.

Personnel: Jenny Scheinman (violino, pianoforte); Jason Moran (pianoforte); Bill Frisell (chitarre); Ron Miles (cornetta); Doug Wieselman (clarinetti); Tim Luntzel (basso); Kenny Wollesen (batteria); Eyvind Kang (direttore orchestra d’archi).

Title: Crossing the Field | Year Released: 2009 | Record Label: KOCH Records

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