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Rez Abbasi: Continuous Beat

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Il titolo del nuovo disco di Rez Abbasi, Continuous Beat, sembra fare riferimento a un work in progress, ad una serie di pulsazioni che traggono origine da palpiti antecedenti al disco stesso. Abbasi ha voluto completare e ampliare un progetto iniziato più di un anno fa con Paul Motian e non concretizzatosi a causa della morte del grande batterista. A "sostituirlo" troviamo Satoshi Takeishi, percussionista e batterista dalle eccezionali e dirompenti doti musicali, che intercetta e condivide alla perfezione le idee musicali del leader, tanto da diventare determinante nella formulazione stessa del suono del gruppo. Come Motian usava i piatti con profonda maestria e chiara eleganza espressiva, Takeishi - da abile scenografo percussivo - incornicia, dipinge e sostiene con ritmiche definitive e dettagli percussivi i brani, ma sa anche far cantare i tamburi con evidente gusto melodico. D'altro canto, il musicista giapponese - più di Motian - è un vulcano dietro la sua batteria. Il suo è un battere continuo, un incedere vitalistico, che non delega mai alle pause il compito di arredare la musica. Takeishi si trova bene in tutti i brani, da quelli con ritmi dispari e complessi come "Dividend Attention" a quelli più lineari come "The Cure" o "Back Skin".

Al contrabbasso di John Hebert è affidato il compito di sostenere le pindariche acrobazie sonore di Abbasi e Takeishi. Solido e fluido insieme, muscolare e versatile, Hebert è il punto fermo attorno a cui tutto ruota e si sviluppa.

Grazie ad un fraseggio originale ed un approccio melodico, Rez Abbasi è riuscito nel corso degli anni a trasporre suoni e visioni estetizzanti del sub continente indiano in un contesto jazzistico (si ascoltino le visionarie note introduttive e l'assolo nel celebre brano di K. Jarrett "The Cure"). In questo nuovo disco Abbasi sperimenta la formula del trio con esito lusinghiero, muovendosi con stile senza sovrastare mai gli altri strumenti, guidando e lasciandosi guidare.

L'uso dell'elettronica è ben dosato e mai invasivo e contribuisce ad espandere lo spettro cromatico dell'intero progetto. Si rintracciano ascendenze friselliane e in parte anche del Metheny anni Ottanta (si ascolti "Major Major"), tuttavia l'estrema chiarezza dei suoni e l'originalità del fraseggio salvaguardano l'identità del progetto.

Il disco si apre e si chiude con due brani di chitarra solo. Il primo sembra un'invocazione elettrica e alterata per moto retrogrado di un canto in stile Qawwali, un richiamo alla lingua musicale d'origine (il Pakistan). L'ultimo è invece "The Star Splangled Banner," l'inno nazionale statunitense, riarmonizzato e suonato in accordatura aperta con chitarra acustica e come fosse una ballad. La scelta di suonare l'inno americano ricorda sia Frisell che esegue "Washington Post March" sia Hendrix a Woodstock nel '69, ma soprattutto rimanda alla natura intrinseca del jazz, musica onnivora e sincretica per definizione. La sintesi tra questi due poli (sintassi jazzistica da una parte e idiomi musicali orientali dall'altra) diviene in Abbasi fondamento estetico e poetico dell'intero disco e del suo approccio alla musica tout court. In mezzo altre sette tracce che si muovono nella stessa ottica.

Continuous Beat è un disco vivo e intenso. All'eleganza dei suoni e dell'esposizione unisce una profonda, e poetica, leggerezza che emerge sia nei momenti in cui si tentano spinte più linguisticamente eversive sia nei passaggi più dinamici e nervosi.


Track Listing: Introduction; Divided Attention; Major Major; Rivalry; Itexture; The Cure; Off Minor; Back Skin; Star Spangled Banner.

Personnel: Rez Abbasi: guitars; John Hébert: bass; Satoshi Takeishi: drums.

Title: Continuous Beat | Year Released: 2012 | Record Label: Enja Records

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