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Concerti dei Seminari di Siena Jazz: un “non festival” dalle qualità uniche

Neri Pollastri By

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Siena
Concerti dei Seminari di Siena Jazz
23.7-7.8. 2018

Tra i tanti festival estivi della penisola ce n'è uno —autorevole, ricco di proposte e musicisti —che potremmo tuttavia definire un non festival: Siena Jazz, ovvero i concerti che, per due settimane, ogni sera vedono in scena formazioni composte dai docenti dei Seminari Estivi della prestigiosa Accademia Nazionale del Jazz della città toscana.

Le ragioni per cui non si può propriamente parlare di festival sono molte: perché non vengono selezionate e chiamate a suonare formazioni o personalità musicali con le loro più recenti proposte; perché non ci sono biglietti e prenotazioni; perché manca il contesto commerciale e promozionale che è tipico dei festival; soprattutto, perché gli appuntamenti nascono a margine delle attività didattiche: chi è a Siena per insegnare viene invitato anche a suonare.

Un margine, quello dei concerti serali, dall'importanza però tutt'altro che marginale, in quanto rimanda a una storia e a una tradizione che stanno alla base di Siena Jazz, oggi istituzione musicale che è vanto nazionale nel mondo (degli oltre centoventi iscritti ai seminari di quest'anno quasi la metà erano stranieri e arrivavano anche da posti molto lontani, come Taiwan e Australia), ma nata proprio a partire dai seminari/concerti.

Era il 1977, infatti, quando un gruppo di appassionati di musica e di giovani musicisti diede vita all'associazione Siena Jazz e, l'anno successivo, chiamò alcuni musicisti di una delle formazioni nazionali allora più interessanti sulla scena —Claudio Fasoli, Franco D'Andrea e Bruno Biriaco, del Perigeo —perché insegnassero loro, attraverso seminari estivi, qualcosa in più sulla musica jazz esibendosi anche in concerto. Fu un successo, che spinse quel gruppo di appassionati —e in primo luogo Franco Caroni, per tutti questi anni anima di Siena Jazz e ancor oggi suo Direttore Artistico —ad andare avanti, continuando di anno in anno a organizzare lo stesso genere di eventi, giunti oggi alla quarantottesima edizione in quarant'anni (i primi anni le edizioni erano due per estate).

Nel corso di questi quattro decenni le cose sono cambiate, ma sempre in meglio: in primo luogo è nato l'impegno sull'alta formazione musicale, che —anch'esso in un crescendo di spessore e autorevolezza —ha ricevuto dal Ministero l'autorizzazione a rilasciare titoli aventi valore legale, una serie di Corsi triennali di alta formazione per musicisti jazz, chiamati "Corsi SJU -Siena Jazz University," che (unico caso in Italia assieme alla Civica di Milano e al Saint Louis College di Roma) rilasciano diplomi accademici di alta formazione parificati a quelli di conservatorio. Da essa passano gran parte dei più promettenti giovani jazzisti italiani (e non solo). L'Accademia Siena Jazz, inizialmente ospitata in una specie di fienile appena fuori città e in seguito in una scuola nei periodi estivi di inattività —ha poi trovato una prestigiosa sede, che si avvale oggi di spazi e attrezzature di primo livello, oltre che del Centro Nazionale Studi sul Jazz Arrigo Polillo, che vanta tra l'altro un enorme archivio sonoro con supporti di tutti i tipi ed età. Gli stessi seminari estivi hanno mutato aspetto nel 2008: fin lì tenuti esclusivamente da musicisti italiani di primo piano e di tutte le possibili correnti, da allora ospitano anche docenti stranieri, in percentuale di metà e metà.

Questa particolarissima situazione, oltre a creare ottime opportunità didattiche, ha anche permesso l'incontro tra musicisti che, vivendo in aree geografiche diverse, avrebbero avuto poche possibilità di conoscersi abbastanza da confrontarsi e provare a interagire. Opportunità dalle quali sono poi nate anche belle collaborazioni su progetti stabili. E ha anche donato alla città di Siena una serie di concerti, gratuiti e itineranti in splendide e talvolta poco note locations: piazze, chiese, palazzi storici, sedi delle contrade rese note dal Palio. Una ricchezza per gli abitanti della città, ma anche per l'economia cittadina, visto che —a quanto ci diceva la storica Segretaria Didattica Caterina Di Perri —sono numerosi i non residenti, italiani e stranieri, che si recano a Siena appositamente per questi appuntamenti e che si rivolgono alla Fondazione per avere notizie sul programma.

Per l'appassionato, tuttavia, questa serie di appuntamenti presenta un interesse che la rende unica e che consegue direttamente dal suo essere un non-festival: l'estemporaneità.

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