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Betty Davis: Columbia Years 1968-1969

Maurizio Comandini By

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La piccola ma intraprendente casa discografica statunitense, Light in the Attic, in collaborazione con la major Sony/Columbia, piazza un uppercut formidabile che toglie il velo ad uno dei misteri meglio preservati della discografia del secolo scorso. Vengono infatti pubblicati per la prima volta i cinque brani che Betty Davis, nata Betty Mabry e sposata con Miles Davis a settembre del 1968, registrò nel mese di maggio dell'anno seguente, proprio a metà strada fra la registrazione di In a Silent Way (febbraio 1969) e quella di Bitches Brew (agosto 1969).

I cinque brani, che in questo album vengono abbinati a tre pezzi più tipicamente rhythm and blues registrati a metà ottobre del 1968 a Hollywood, in un contesto completamente diverso, con Hugh Masekela e musicisti dei Crusaders, segnano un crinale molto importante per Betty, ma soprattutto per Miles Davis. Storicamente queste registrazioni ruvide e cariche di elettricità allo stato puro, segnano il vero punto di svolta fra i due capolavori di Miles sopra citati. Due capolavori che solitamente vengono interpretati come opere molto simili, ma che in realtà lo sono molto di meno di quello che solitamente si pensa. La chiave per capire il cambiamento avvenuto nella musica di Miles Davis fra febbraio e agosto del 1969 è in buona parte proprio contenuta in questi demo. Se volete fare un semplice confronto andate a riascoltare i timidi tentativi di Miles Davis di introdurre nella paletta del suo meraviglioso quintetto i colori frizzanti della chitarra elettrica fra dicembre 1967 e febbraio 1968, con gli inserimenti tentati di George Benson, Bucky Pizzarelli e Joe Beck. Cauti esperimenti, non riusciti, di controllare una energia che doveva essere lasciata libera di fluire. Anche con interpreti diversi, va aggiunto. E l'arrivo di John McLaughlin dall'Inghilterra a febbraio del 1969 è il segnale che mancava per rimettere in discussione il tutto e mollare definitivamente gli ormeggi.

Miles, con al fianco il fido Teo Macero, produce le due session di Betty (per l'esattezza si tennero rispettivamente il 14 e il 20 maggio del '69), presiede il lavoro in studio di registrazione, arrangia i brani, sceglie i musicisti (e, come si diceva sopra, capire queste scelte azzeccate è un esercizio particolarmente indicativo), domina il mood graffiante ed elettrico che si instaura in questa occasione, senza togliere spazio alla esuberanza e allo charme di Betty, vera mattatrice della scena, ma molto umile in sala di registrazione e pronta a seguire le indicazioni del boss. Nei celebri studios newyorkesi della Columbia sulla 52ma strada troviamo impegnate le chitarre elettriche e fumanti di John McLaughlin (molto fresco ed ispirato) e di Jim McCarty (inspiegabilmente non citato nei credit, pur essendo ben indicato nei documenti storici inseriti nel booklet), il saxofonista Wayne Shorter (che non appare mai in primo piano e che probabilmente non suona affatto e si limita a suggerire qualche arrangiamento), i tastieristi Herbie Hancock e Larry Young (in realtà ci sono molti dubbi sulla presenza di Young e dai documenti presenti nel booklet sembra più probabile che l'altro tastierista fosse Duane Hitchings che all'epoca suonava con Buddy Miles) e il bassista elettrico Harvey Brooks (che ritroveremo anche in Bitches Brew, in quella che era sempre stata considerata la sua prima collaborazione con Miles Davis). Completano l'elenco dei musicisti presenti Billy Cox e Mitch Mitchell, al basso e alla batteria, provenienti dal gruppo di Jimi Hendrix. Un gruppo che era in quel momento in evoluzione e stava passando dalla Jimi Hendrix Experience (in trio con Mitchell alla batteria e Noel Redding al basso elettrico) alla formazione allargata che debutterà, come Gypsy Sun and Rainbows, qualche mese dopo queste registrazioni, a Woodstock (oltre a Hendrix, Mitchell, e Cox, il gruppo comprendeva l'altro chitarrista Larry Lee Luck e i due percussionisti Juma Sultan e Jerry Velez).

Il primo brano, scritto da Betty, si chiama "Hangin' Out" La stessa Betty, nella bella intervista con John Ballon che compare nel booklet, racconta che questa canzone la cantò informalmente all'amico Jimi Hendrix durante una scorribanda cittadina dentro ad una limousine. E lui si divertì moltissimo e la incoraggiò. Prima che qualcuno pensi male (lo stesso Miles Davis nella sua biografia accusò Betty di avere avuto una storia con Hendrix e utilizzò quell'argomento per divorziare da Betty nell'autunno del 1969), Betty precisa che in auto era presente anche l'amica Devon Wilson, che di Jimi è stata fidanzata più o meno ufficiale e musa ispiratrice, nel bene e nel male. Il brano è decisamente quello ritmicamente più eccitante e lascia intravedere sprazzi di quella musica super funky, super tosta, super avanti che Betty poi registrerà a cavallo della metà degli anni settanta, con poca fortuna immediata ma grande attenzione da parte della critica, se pure con molti anni di ritardo. L'intreccio delle chitarre di Jim McCarty (qualche mese dopo diventerà famoso come chitarra solista dei Cactus) e John McLaughlin è intrigante e stimolante. Piccole frasi ribattute che si attorcigliano e muovono le acque su una ritmica dura che fonde perfettamente rock e funky.

Si prosegue con "Politician," ottima cover del brano scritto da Jack Bruce e Pete Brown e portato al successo dai Cream. Una versione bella tosta, a cavallo fra il rock e l'universo della musica che smuove la fisicità dei corpi senza scordarsi di catturare la mente. La voce di Betty è sottilmente maliziosa e lascia intravedere in controluce la sua versione sexy di tutte le cose poco pulite che scorrono sotto alla superficie patinata della politica. Grazie alla gentilezza dell'amico Bob Belden, scomparso l'anno scorso, avevamo avuto modo di ascoltare parecchi anni fa i demo di Betty in una versione meno rifinita e in questo caso ci sembra che il mix scelto per la pubblicazione sia meno diretto ed efficace, con le tastiere che emergono specialmente nella seconda parte del brano, apportando sapori un po' dolciastri che probabilmente Miles non avrebbe gradito. A proposito di Miles, segnaliamo che all'inizio del brano viene lasciato emergere un suo suggerimento indirizzato a Betty che risulta essere abbastanza maschilista e irriguardoso. Sappiamo che il rapporto con le donne è stato il vero tallone d'Achille del trombettista, spesso ma non sempre (vedi ad esempio il bellissimo rapporto con Juliette Greco) abituato a trattarle male, per non dire peggio. Anche in questo caso Miles non si smentisce: apparentemente la frase sembra del tutto colloquiale ed occasionale. Se però si pensa che dopo quattro o cinque mesi quell'intesa fra Miles e Betty andrà a farsi benedire, allora forse è un segno premonitore ben preciso che non va sottovalutato. Ma qui sembra che la coppia sia ancora ben solida e felice.

Gli altri tre brani registrati a maggio del 1969 hanno la stessa energia incendiaria, la stessa ingenuità meravigliosa, la stessa potenzialità eccitante, ancora bene da esprimere compiutamente come strutturazione ma allo stesso tempo già ben definita come intenzioni. Per quanto ci riguarda, questi demo sono già ampiamente godibili e fruibili, contrariamente a quello che molti hanno pensato in questi cinquant'anni: che fossero, cioè, semplici provini ancora da finalizzare. Si tenga conto, per avere la giusta prospettiva storica di questi demo, che più o meno una settimana dopo queste registrazioni, a fine maggio del 1969, il Tony Williams Lifetime registrava il proprio doppio album di esordio intitolato Emergency!, pubblicato pochi mesi dopo da Polydor. Oltre al leader alla batteria, quel trio comprendeva John McLaughlin alla chitarra e Larry Young all'organo. Quindi, se la presenza di Young in almeno una delle due sedute di Betty fosse confermata, potremmo affermare che due musicisti su tre del Tony WIlliams Lifetime erano presenti anche in questi demo di Betty Davis. Più o meno negli stessi giorni nei quali registrarono il loro primo album. E ben conosciamo l'importanza che quell'album (e in generale quel trio) hanno avuto nello sviluppo della musica eccitante che usciva dall'intreccio fra jazz e rock alla fine degli anni sessanta. Evidentemente c'era qualcosa nell'aria, a fine maggio del 1969, a New York City.

La cover di "Born on the Bayou" è efficace e mordente con quelle rullate incontenibili di Mitch Mitchell che la trasformano e la rendono solidissima e danzante, anche se va detto che nella take pubblicata l'intro con le chitarre è un po' incerto; l'ironia maliziosa di "Down Home Girl" (all'inizio ci cattura in questo modo: "I was born in a little shack, down in Mississippi...") e la fierezza orgogliosa di "I'm Ready, Willing & Able" (forse il brano più vicino alle cose che poi Betty inciderà fra il 1973 e il 1975) sono eccellenti dimostrazioni di come questo progetto di Betty Davis avesse tutte le caratteristiche per essere un successo importante anche allora, nel pieno della rivoluzione della fine degli anni sessanta.

Sfortunatamente le vicende personali di Betty e Miles, le vedute prudenziali dei vari manager artistici coinvolti, le circostanze sfavorevoli di un mercato discografico che negli anni settanta ha iniziato progressivamente ad andare nel pallone, hanno fatto si che questi nastri restassero chiusi nei cassetti della Columbia per troppo tempo. Finalmente sono stati pubblicati, quindi godeteveli senza alcuna remora.

Track Listing: Hangin' Out; Politician Man; Down Home Girl - Take 4; Born On The Bayou; I'm Ready, Willing & Able - Take 1; I'm Ready, Willing & Able - Take 9; It's My Life - Take 8; Live, Love, Learn - Take 12; My Soul Is Tired - Take 9.

Personnel: Betty Davis: vocals; John Mclaughlin: guitar; Wayne Shorter: saxophone; Larry Young: keyboards; Billy Cox: bass; Mitch Mitchell: drums; Harvey Brooks: bass; Herbie Hancock:keyboards; Hugh Masekela: trumpet.

Title: Columbia Years 1968-1969 | Year Released: 2016 | Record Label: Light In The Attic


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