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Ignacio Berroa: Codes

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Ignacio Berroa: Codes
Occorre presentare il batterista Ignacio Berroa? Tralasciamo di elencare gli illustri musicisti che ha affiancato per limitarci a citare la preziosa presentazione che ne fece Dizzy Gillespie: “L’unico batterista al mondo, nella storia della musica americana, che conosca intimamente sia la musica cubana che il jazz”. Dopo essersi quadagnato gran rispetto tra i percussionisti cubani, a lanciarlo nell’empireo dei sideman più richiesti in ambito jazzistico fu il suo trasferimento a New York nel 1980 ed un quarto di secolo trascorso prima di approdare al suo primo progetto individuale la dice lunga sull’intensità dei suoi impegni e sull’estrema cura nella preparazione del suo esordio da leader.

Il suo gruppo “Codes” infatti è stato costituito recentemente chiamando a raccolta esimi musicisti che non necessitano di presentazione e colpisce innanzitutto perché affianca e alterna senza rigidi schematismi, due sassofonisti (David Sanchez, Felipe Lamoglia) due pianisti (Gonzalo Rubalcaba, Ed Simon) due bassisti (John Patitucci, Armando Golia) oltre a quattro percussionisti.

Mettersi al posto di guida con tali forti personalità non deve essere stato facile ed il felice risultato raggiunto è dovuto sicuramente al fatto che Ignacio ha qui esplicato i frutti della sua lunga esperienza alla luce del suo collaudato concetto di crossover linguistico. Dizzy aveva ragione, il personalissimo gusto afrocubano che Ignacio ha del jazz gli consente di scambiare, per così dire, i codici stilistici: il repentino passaggio dal jazz a forme tipicamente afrocubane e viceversa, attuato anche più volte all’interno dello stesso brano, ha un effetto sorprendente, soprattutto quando è il leader a imboccare un percorso ritmico nuovo mentre i solisti proseguono il loro e senza che ciò porti ad attriti o ambiguità di sorta.

Del resto, sebbene il disco presenti un solo brano originale, gli arrangiamenti degli altri brani, soprattutto quelli jazz, denotano una scelta impegnativa e non solo pretestuale come a volerci indicare la volontà di esprimere su di un terreno già ampiamente noto una particolare versione musicale. Ad esempio, “Matrix” di Chick Corea allinea tastiere e piano acustico, contrabbasso e basso elettrico e presenta, dopo la canonica esposizione del tema, un’inaspettato, leggerissimo e solitario lavoro in punta di bacchette su charleston e rullante di oltre un minuto, raggiunto poi dal pianoforte che con inplacabile andamento sincopato apre la strada ai fiati ai quali segue la ripresa dello sviluppo ritmico, decisamente latin, sotto l’ostinato di pianoforte con finale riesposizione del tema.

Ma il miglior esempio di sincretismo stilistico potrebbe essere “Joao Su Merced”, brano originale ove si aggiungono altri tre percussionisti cubani. Un brano fatto di tante pezze come il vestito di arlecchino, che esordisce in tipico groove caraibico sulla quale si snocciola la lunga lista dei musicisti scomparsi che Ignacio ringrazia ma si sviluppa poi per intermezzi anche funky/soul e senza cedimenti slitta in un ritmico canto corale Yoruba che lentamente confluisce nello swing romantico del brano successivo, “La Comparsa” di Ernesto Lecuona, trattato guarda un po’ alla maniera di uno standard jazz. Una interpretazione che ritroviamo nell’approccio decisamente souljazz del brasiliano “Partido Alto” e, su un altro versante, il trattamento di “Inutil Paissagem” di Jobim interpretato come un bolero.

In un tale labirinto di sonorità non è il caso di categorizzare ciò che stiamo ascoltando: latin-post-bop jazz?

E’ qualcosa di diverso dal latin e dal jazz perché è entrambe le cose ma in una prospettiva ancora più libera, dove intelligenza e buon gusto si danno la mano nel farci divertire.

Track Listing

Matrix; Joao Su Merced; La Comparsa; Partido Alto; Realidad y Fantasia; Pinocchio; Woody

Personnel

Ignacio Berroa: drums; Felipe Lamoglia: alto saxophone, soprano saxophone, tenor saxophone; David S

Album information

Title: Codes | Year Released: 2006 | Record Label: Blue Note Records

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