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Chicago Underground Duo al Carambolage di Bolzano

Giuseppe Segala By

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Piccolo Teatro Carambolage
Bolzano
9 febbraio 2015

Lo spazio del Carambolage di Bolzano, piccolo teatro dedicato spesso al cabaret, è ideale anche per la musica. Lo ha dimostrato la pregevole programmazione attuata da Vittorio Albani nell'arco di una decina di anni in cui sono passati tanti paladini del jazz contemporaneo. Lo dimostra la soddisfazione degli stessi musicisti, che avvertono la preziosità di un ambiente piccolo, raccolto, che favorisce lo scambio emotivo più prossimo tra artista e pubblico.

La superlativa esibizione del Chicago Underground Duo (Rob Mazurek alla cornetta ed elettronica, Chad Taylor alla batteria, percussioni, elettronica) inizia in modalità minimale: è più quanto viene celato, nelle pause, nel non detto, di quanto è esplicitato. La cornetta con la sordina diventa tagliente, collocata sulle dinamiche più sottili, affilate come artigli e precise come bisturi. La chitarra, trovata occasionalmente da Taylor nei camerini del piccolo Teatro Carambolage, articola una figura ripetitiva, intensa, che sembra venire direttamente dall'Africa e dalle sonorità della kora. Su questo Mazurek costruisce brevi frasi, intercalate da silenzi. Brandelli melodici di forte connotazione bop, improvvise escursioni modali, sterzate free, guizzi verso il sovracuto, forti contrasti timbrici ed espressivi.

L'antitesi tra le frasi concise della cornetta, potenti nella loro caratteristica di aforisma, e la saturazione poliritmica di Taylor, circolare e riferita all'Africa (ma anche all'Oriente) nella sua ripetizione, è tra le peculiarità di questo incontro a due voci che dura da tanti anni e si alimenta tuttora di strabiliante creatività.
L'elemento elettronico è utilizzato in modo funzionale alla scena musicale allestita dal duo: in parte contribuisce alla circolarità delle frasi ostinate, in parte entra nella ricerca timbrica (inesauribile e prodigiosa) di Mazurek, in parte entra nel gioco con poderosi groove che fanno vibrare le molecole di tutto lo spazio percettivo.
Anche nel lavoro di Taylor è insito un contrasto, tra gli episodi circolari/ripetitivi, delicati e ricchi di interconnessioni poliritimiche, e i momenti di drive portato all'eccesso, in cui i tamburi tuonano e i piatti scintillano, penetrando nel gioco di riflessi, rimbalzi, empatie che sono alla base di questa collaborazione sempre rinnovata, mai compiuta.

Foto (di repertorio)
Roberto Cifarelli.

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