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C’è del mood in Danimarca! Viaggio nella Copenhagen del jazz, tra tradizione e nuovi collettivi

Enrico Bettinello By

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La città di Copenhagen è stata tra le prime e più attive capitali europee ad accogliere, sin dagli anni Cinquanta, alcuni dei migliori jazzisti americani che trovavano in Europa condizioni di lavoro e di rispetto artistico maggiori che in patria.
Musicisti come Oscar Pettiford, Stan Getz, Ben Webster, Dexter Gordon, Duke Jordan, Kenny Drew sono solo alcuni degli artisti che, per periodi più o meno lunghi, hanno stabilmente vissuto nella capitale danese, contribuendo a fare crescere la scena jazz locale e a dare alla città quella caratteristica impronta jazz che ancora oggi mantiene.

Ma qual è lo stato dell'arte del jazz oggi a Copenhagen? Come convivono questa importante tradizione e le spinte più innovative? Come funziona la didattica? Come sono supportati i musicisti locali? Quali i club che "raccontano" al meglio la vivacità delle proposte? Quali i musicisti da tenere d'occhio e come si organizzano dal punto di vista promozionale? Che pubblico c'è per il jazz a Copenhagen?

Tanti argomenti interessanti a cui ho cercato di dare un po' d'ordine e risposte passando qualche giorno nella capitale danese, grazie al sostegno di Jazz Danmark (jazzdanmark.dk), l'ente che supporta il settore in patria e all'estero.

È Lars Thor Jensen, project manager di Jazz Danmark, a darmi il benvenuto e a raccontarmi le linee guida del lavoro della struttura, attraverso l'attivazione di residenze, progetti per bambini, premi, collaborazioni con i Festival, showcase (proprio in questi giorni ci sono sette giorni di jazz danese a Londra) e azioni di sviluppo dei pubblici potenziali.

Condivide con me generosamente molte informazioni e contatti, desideroso che passi—giustamente— un'immagine di Copenhagen come città jazz che non è legata solo al Festival di luglio (jazz.dk), ma che programma e vive jazz tutto l'anno.

"Aiutiamo etichette e organizzatori" mi racconta tra le altre cose "organizziamo una competizione per giovani jazzisti e un importante showcase per il mercato tedesco."

L'aiuto di Jazz Danmark è importantissimo per il settore (più volte devo essermi lasciato sfuggire quanto sarebbe importante avere una struttura di questo tipo anche in Italia), anche se alcuni problemi e tendenze sembrano comuni a tutta Europa.

"È un dato acquisito che la presenza di giovani musicisti su un palco porti anche un'audience più giovane" riflette insieme a me Lars Thor "anche se per molti ragazzi e ragazze l'etichetta jazz è sempre più insignificante, quando anche non controproducente."

Jazz Danmark ha un budget medio annuale che si aggira attorno ai 5 milioni di corone danesi (circa 700mila euro, non una cifra stratosferica tutto considerato), cui si aggiungono altri fondi per progetti speciali che portano tra i 50 e i 200mila euro in più.

La nazione è piccola e non ci sono molti manager (tra le principali la giovane Kat Jarby di KajaManagement, kajamanagement.com) né uffici stampa, ma strutture di formazione come il Rhythmic Music Conservatory—che visiterò all'indomani—hanno percorsi specifici in questi ruoli, insegnando management e (udite udite!) anche a sviluppare un pensiero critico.

Dopo la nostra prima chiacchierata, beviamo una birra in un locale che fa jazz per turisti, il Charlie Scott's (charliescotts.dk). L'atmosfera è carina e informale, il jazz suonato vecchissimo e rigido, le persone sedute attorno ai tavolini non hanno meno di sessant'anni di media. Un piccolo innocuo rito consolatorio, la vita musicale della città è altrove.

Il Rhythmic Music Conservatory

Arrivo al Rhythmic Music Conservatory (rmc.dk/en) la mattina abbastanza presto, con una luce bellissima. Posizionato nel quartiere dove sorge l'Opera, area ex militare splendidamente restituita alla città e dove hanno sede anche le scuole di teatro e fotografia, è un edificio semplice e funzionale, che accoglie studenti e studentesse interessati a un percorso che non sia quello del classico Conservatorio.

Mi accoglie Torben Snekkestad (torbensnekkestad.com), alto e dal sorriso aperto, docente e sassofonista interessato all'estensione delle tecniche sullo strumento (è uno specialista di multiphonics e di ricerca timbrica, cui ha dedicato recentemente una trilogia discografica e un bel progetto di ricerca triennale per la Norwegian Academy Of Music).

Torben è norvegese, ma sta a Copenhagen da anni e mi racconta un po' la filosofia della scuola: " incoraggiamo allieve e allievi a trovare un progetto artistico chiaro, mettendoli a contatto con esperienze e approcci differenti per curare il profilo individuale di ciascuno."

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