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Carla Bley Trio e Stefano Bollani Napoli Trip a Valdarno Jazz

Carla Bley Trio e Stefano Bollani Napoli Trip a Valdarno Jazz
Neri Pollastri By

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Valdarno Jazz
Terranova Bracciolini e San Giovanni Valdarno
11 e 18.7.2016

Giunto alla ventisettesima edizione, il festival Valdarno Jazz ha anche in quest'anno di crescenti ristrettezze finanziarie offerto un programma di altissimo profilo, curato da Daniele Malvisi, che ha visto la presenza di formazioni di prima scelta del panorama nazionale come la Riccardo Fassi Tankio Band 5tet in "Plays Frank Zappa" e il quintetto Frontal di Simone Graziano, con David Binney e Dan Kinzelman. Ma i due concerti "di punta" sono senza dubbio stati il trio di Carla Bley con Steve Swallow al basso elettrico e Andy Sheppard ai sassofoni, di scena a Terranova Bracciolini l'11 luglio, e l'ultimo progetto di Stefano Bollani, Napoli Trip, a San Giovanni Valdarno la settimana successiva, il 18 luglio.

Il trio della Bley era freschissimo di uscita dell'ultimo lavoro, Andando el tiempo (ECM), dal quale sono stati tratti buona parte dei brani. Ma ben aldilà della loro più recente produzione, quel che ha acceso il concerto di Terranova è stato soprattutto il loro formidabile interplay, frutto dei molti anni di collaborazione -per la pianista e per Swallow rafforzata dalla loro lunga relazione personale.

La musica, come sempre nel caso della Bley degli ultimi decenni, era di base molto raffinata, di stampo cameristico quasi classico, ma trovava un colore (e un calore) diverso quando il testimone passava a un ispiratissimo Sheppard. È accaduto per esempio in un bel brano ballad style dai tratti quasi country, poi impreziosito da deliziosi fraseggi della Bley, e soprattutto in un brano della seconda metà del concerto, condotto al soprano per quasi dieci minuti senza alcuna ripetizione e, ciononostante, con un coinvolgente lirismo di stampo nordeuropeo. Ma ripetutamente la sinergia piano-basso è parsa quasi magica, così come il modo in cui i tre si scambiavano le parti telepaticamente.

La Bley è parsa artisticamente in splendida forma e il gruppo, nella sua classicità, è di livello fuori del comune. Da sottolineare una nota sul pubblico: piuttosto nutrito per il tipo di proposta, estremamente vario nella composizione e quasi esclusivamente locale, ma soprattutto attentissimo e pronto a cogliere gli aspetti più raffinati della musica, frutto di un lavoro che Malvisi e Gianmarco Scaglia, animatori del festival, conducono da anni affiancando ai concerti interviste, "guide alla musica," presentazioni di libri e quant'altro possa servire a formare un pubblico dotato di una autentica coscienza artistica. Ce ne vorrebbero molte e dappertutto di iniziative come questa.

Più semplice e più immediatamente accattivante -infatti era sold out -il concerto di Bollani, in scena alla testa di un quartetto assai intrigante: al fianco del leader, impegnato al pianoforte e ma anche alle tastiere elettroniche, due ance del calibro di Daniele Sepe e Nico Gori, più la strepitosa batteria di Jim Black.

Il progetto Napoli Trip -del quale è da poco uscito un disco, a dire il vero non pienamente convincente -omaggia la città partenopea mostrandone alcune facce musicali anche molto diverse tra loro e, soprattutto, interpretandole in modo molto personale. Se su disco questo esperimento, pur con qualche momento notevole, appariva tutto sommato non troppo coerente e piuttosto esteriore, lo stesso non si è potuto dire del concerto -che, in conclusione, Bollani stesso ha sostenuto essere stato ben diverso dal disco. E questo non tanto in ragione di alcune differenze di programma, quanto piuttosto a cagione della grande energia sprigionata dai quattro e dalla verve creativa delle loro improvvisazioni.

Sì, perché il gruppo si frammenta e si ricompone di continuo, dando vita a duetti continuamente diversi, i singoli si prendono ripetutamente spazi per assoli, Bollani suona in contemporanea piano e piano elettrico, sia lui che Sepe si ritagliano momenti di sarcastico e surreale cabaret -il culmine è sul "Valzer del Capitone," dall'ultimo album del sassofonista napoletano, ma le occasioni sono molte, inclusa una canzone ironica e teatrale composta dal pianista -Gori cesella alcuni passaggi virtuosistici e Jim Black, sontuoso, stupisce per fantasia e potenza, non facendo mai rimpiangere l'assenza del basso.

Certo, in questo carosello di invenzioni e intrecci non tutto è andato perfettamente a buon fine: in almeno un paio di occasioni Bollani ha spinto troppo sull'acceleratore e qualcuno l'ha frainteso e non lo ha seguito a dovere; ma anche qui sta il bello dell'improvvisazione, se è vero che Black, al termine del concerto, diceva di adorare il pianista proprio perché non si sa mai dove vada a parare e inventa sempre qualcosa di nuovo anche per i musicisti in scena, anche se proprio per questo richiede un'attenzione costante.

Commento che non può non condividere anche il pubblico, a maggior ragione confrontando gli stimoli e il coinvolgimento dettati dal concerto con la molto più stagnante musica proveniente dal disco, segno di un materiale di partenza non eccelso e che, ciononostante, si tramuta in magma pulsante se interpretato in diretta sul palco. Magia di questa musica, ma anche grande merito di quattro musicisti davvero spettacolari.

Foto
Carlo Braschi.
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