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Stefano Cantini - Simone Zanchini Bikers Duo all'Osservatorio Astronomico di Arcetri

Neri Pollastri By

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Stefano Cantini -Simone Zanchini Bikers Duo
Firenze
Osservatorio Astronomico di Arcetri
22.6.2017

Sono ormai una decina d'anni che Stefano Cantini e Simone Zanchini si conoscono, da quando si incontrarono nel quartetto di Raffello Pareti, e da allora il loro duo è rimasto una costante delle rispettive attività artistiche. Li uniscono molte cose, che vanno aldilà della passione per un jazz venato di lirismo e dell'entusiasmo genialmente creativo per questa musica, arrivando a includere aspetti più personali come l'amore per il mare (il Tirreno il primo, l'Adriatico il secondo) e per l'Appennino (che al tempo stesso li divide e gli unisce), e perfino... le moto, cosa che gli ha spinti a chiamare la loro formazione Bikers Duo.

All'insegna di questa intesa artistica e umana, i due hanno dato vita al concerto fiorentino -organizzato nella splendida cornice dell'osservatorio astronomico di Arcetri (chi voleva ha potuto usufruire di alcune apparecchiature per guardare le stelle dopo la musica) -raccontando aneddoti e scherzando con il pubblico mentre inanellavano una serie di splendidi brani, alcuni propri -"Niccolina al mare" di Cantini, "Caffé finale" di Zanchini -altri di Charlie Haden, Ennio Morricone, Lello Pareti. Al centro sempre la melodia, perché -come spiegato prima di "Our Spanish Love Song," brano hadeniano dalla forte impronta lirica -essa è presente nel DNA dei musicisti italiani ed è ciò per cui la musica del nostro paese è apprezzata all'estero, pertanto non può che essere il primo elemento da valorizzare.

Cosa, questa, che Cantini e Zanchini sanno fare benissimo senza né appiattire, né banalizzare la loro proposta, né uscire da ciò che ha senso chiamare jazz. È bastato ascoltare "Nuovo Cinema Paradiso" per capirlo: introduzione per sola fisarmonica di quattro minuti, nel corso dei quali il noto tema è stato esplorato, rovesciato, rinnovato, perfino riprodotto come un corale bachiano, con la magica tastiera del mantice, ma anche con il -misurato ma efficacissimo -aiuto dell'elettronica; quindi, ingresso di Cantini -noto e apprezzato per il colore del suono e l'abilità nel coinvolgere liricamente -che a sua volta dato nuove fogge alle linee melodiche, liberandosi in assoli appassionati e dinamicamente intensissimi.

Sulla stessa falsariga il resto del concerto, con Cantini ora al soprano, ora al tenore, protagonista sempre e soprattutto la splendida interazione tra questi due grandissimi maestri dei rispettivi strumenti: la loro intesa ha affascinato, esaltando le rispettive capacità creative, dando vita a uno spettacolo tanto semplice e immediato, quanto sofisticato e privo di ripetizioni.

A quando una testimonianza registrata?

Foto: Neri Pollastri

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