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Soft Machine: British Tour ‘75

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I Soft Machine, che troviamo ben documentati da questo bel concerto tenutosi all’Università di Nottingham l’undici ottobre del 1975, erano all'epoca ormai diventati una band inserita pienamente nel filone inglese del jazz-rock, avendo perso per strada buona parte di quelle deliziose anomalie che avevano caratterizzato la parte iniziale della loro carriera, spesa fra Canterbury e i localini fumosi del nuovo jazz londinese.

Qui in primo piano troviamo spesso la chitarra aggressiva di John Etheridge e questo marca con decisione questa momento storico dei Soft Machine che nella formazione classica in quartetto dei primi anni settanta si erano contraddistinti proprio per essere una delle poche formazioni progressive a fare a meno della sei corde elettrica (altri esempio importanti erano i Weather Report e i primi gruppi elettrici di Herbie Hancock)

Questo concerto era rimasto sin qui inedito e arriva da un tour di dieci date che la band aveva programmato per promuovere l’album Bundles che era uscito pochi mesi prima e che aveva alla chitarra Allan Holdsworth. In realtà alcuni brani presentati sul palco erano all’epoca inediti e sarebbero poi stati registrati nel successivo album in studio, Softs, del 1976.

L’energia del palco fa decisamente bene alla band che negli album in studio di quel periodo era parsa piuttosto pallida ed esangue, con il guru Mike Ratledge piuttosto annoiato e Karl Jenkins non in grado di sostituirlo, con la stessa intensità, alla guida della band. Qui l’anima vera sembra essere il batterista John Marshall che sta al centro di tutto e che, con la complicità dell’ottimo Roy Babbington, sembra tendere una rete di ritmi e di riff che mantengono brillantemente a galla la baracca.

Etheridge è competente e piacevole, anche se il suo solismo ficcante non raggiunge i livelli brucianti di Holdsworth. Karl Jenkins si spende raramente al sax e si concentra soprattutto sul lavoro di raddoppio delle tastiere di Mike Ratledge, in un gioco di specchi che raramente si fa stucchevole. Spesso si ha l’impressione che, in uno strano gioco di ruoli e clonazioni, la musica che questo quintetto sta portando avanti derivi più dall’esperienza dei Nucleus che non da quella dei Soft Machine. In particolare la suite “Hazard Profile” espande il riff che caratterizzava “Song For The Bearded Lady”, pezzo forte del secondo album dei Nucleus (We’ll Talk About It Later) e l’illusione ottica è assolutamente perfetta. Del resto Marshall, Babbington e Jenkins arrivano proprio da quella esperienza e al di là delle sigle, quello che conta sono le persone…

Track Listing: 01. Bundles 3:17; 02. Land of the Big Snake 4:01; 03. Out of Season 6:13; 04. The Man Who Waved at Trains 6:15; 05. JVH 4:12; 06. The Floating World 1:12; 07. Ban-Ban Caliban 9:53; 08. Sideburn 10:21; 09. Hazard Profile, Pt. 1 6:12; 10. Hazard Profile, Pt. 2 1:41; 11. Hazard Profile, Pt. 3 0:24; 12. Hazard Profile, Pt. 4 1:39; 13. Hazard Profile, Pt. 5 4:14; 14. Song of Aeolus 3:58; 15. Sign of Five 14:45

Personnel: John Etheridge (chitarra); Mike Ratledge (tastiere); Karl Jenkins (tastiere, sax); Roy Babbington (basso); John Marshall (batteria, percussioni)

Title: British Tour ‘75 | Year Released: 2006 | Record Label: Major League Productions

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