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Bortone Trio e D'Andrea Electric Tree al Pinocchio Live Club

Neri Pollastri By

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Pinocchio Live Club
Firenze
Matteo Bortone Trio / Franco D'Andrea Electric Tree
19/26.11.16

Tra i primi concerti della stagione 2016-2017 del Pinocchio Jazz di Firenze, due interessanti nuove formazioni in trio: quella, classica, a nome del contrabbassista Matteo Bortone, e il più recente e singolare trio di Franco DAndrea, l'Electric Tree.

Il primo trio, andato in scena il 19 novembre, riunisce tre fra giovani musicisti più interessanti del momento, vedendo accanto a Bortone Enrico Zanisi al pianoforte e Stefano Tamborrino alla batteria. In programma per lo più brani del leader, per un concerto dominato dall'interazione tra i musicisti, piuttosto originale e difficile da etichettare.

Probabilmente in ragione della leadership del bassista, infatti, la cifra della formazione è risultata molto ritmica e anche i temi lirici erano perlopiù plurali, si intrecciavano l'un l'altro tra le trame ritmiche costruite in genere in duo -basso e batteria, piano e batteria, piano e basso -con il terzo in accompagnamento. Il tutto con una direzione spesso molto palese da parte di Bortone, come ormai di rado si vede anche nelle formazioni jazz.

Musica che scorre fluida, quindi, sebbene in forme non convenzionali, lontanissima dalla forma-standard e invece assai più prossima a quella dall'improvvisazione radicale, pur rimanendo sempre limpida e leggibile, nonché segnata da una progressività dinamica caratteristica dei più recenti piano trio. Dai quali peraltro si distingue anche grazie alla straordinaria inventiva di Zanisi e Tamborrino, musicisti estremamente creativi che spesso duettano emulandosi l'un l'altro, a dispetto della diversità degli strumenti: ritmico il pianista, che varia stilemi prendendosi anche spazi astratti, lirico il batterista, che utilizza molteplici possibilità espressive spesso non ortodosse, i due danno alla formazione un'identità assolutamente originale nel panorama dei piano trii, ovviamente sotto la sapiente guida di Bortone, che ne costituisce il fulcro.

Un concerto assai interessante, quindi, per un gruppo che è poco più che all'inizio della sua vita artistica e del quale attendiamo con interesse il primo documento registrato, previsto per il 2017 e che ne dovrebbe sugellare la maturità.

Assai diverso il secondo trio, andato in scena il 26 novembre e che vedeva accanto al pianoforte di D'Andrea i sax di Andrea Ayassot e l'elettronica di DJ Rocca, alias Luca Roccatagliati. Una formazione fresca di uscita del suo primo disco (clicca qui per leggerne la recensione) che ha spiazzato i conoscitori di Franco D'Andrea.

In effetti anche in questo caso la musica del pianista trentino è ben riconoscibile, sia nei temi -in gran parte di sua composizione o improvvisati, con qualche classico a cui è affezionato, come "Half the Fun" e "Naima" -sia soprattutto nelle forme esecutive -elaborate e introspettive, continuo scavo della struttura e sua cangiante ricostruzione. In questo D'Andrea è maestro unico e lo dimostra in ogni sua formazione (è uscito da poco, come secondo capitolo della sua serie The Music Trio, anche il CD del suo storico trio con Aldo Mella e Zeno De Rossi), ma qui è eccellentemente supportato da Ayassot, sassofonista originalissimo fin dall'approccio fisico allo strumento, con il quale condivide da anni non solo il lavoro ma anche una sensibilità per questo tipo di costante ricerca musicale.

In tale contesto l'elettronica di DJ Rocca si inserisce particolarmente bene: non limitandosi alla creazione di sfondi sonori, anch'egli entra infatti nella costruzione della tessitura, anzi le dona una particolare originalità con piccoli interventi, suoni campionati, rumori che dialogano con le note dei due compagni.

Tuttavia, va detto, è parso che il contributo dell'elettronica fosse più efficacie sul disco che dal vivo, a causa forse di un impianto che non la valorizzava a sufficienza, o forse di una qualche "timidezza" del DJ ad entrare con più decisione nelle trame degli altri. Un limite che è stato probabilmente la causa di un progressivo affievolirsi della tensione del concerto -e anche dell'attenzione del pubblico -che nel secondo set è parso assai meno coinvolgente del primo, pur conservando un livello di accuratezza fuori del comune.

Foto (di repertorio): Caterina Di Perri.
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