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Biennale Musica 2017

Libero Farnè By

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Venezia -varie sedi
29.9-8.10.2017

"Est!" era il titolo del 61° Festival Internazionale di Musica Contemporanea alla Biennale Musica di Venezia. L'obiettivo principale era infatti quello di puntare i riflettori sulle recenti esperienze dei paesi dell'estremo Oriente: nomi emergenti e proposte attuali dal carattere prevalentemente disinvolto, trasversale e tutt'altro che serioso. Un tema in sottotraccia era anche quello del connubio fra musica e aspetti visivi: rapporto antico e ambiguo, comunque intrigante, ma oggi il tentativo di ricercare rinnovate relazioni interdipendenti fra i due ambiti si arricchisce delle possibilità concesse dall'elettronica.

A tale riguardo, il 4 e 5 ottobre, si sono collocate due opere in prima esecuzione italiana del compositore Maurillo Cacciatore (classe 1981), realizzate dal complesso Hanatsu Miroir, specializzato in messe in scena multimediali. La Vallée des Merveilles s'ispira ai personaggi mitici e alle leggende di un territorio di confine tra Piemonte e Provenza che nei tempi è stato ora italiano ora francese. Le varie suggestioni vengono sintetizzate in una performance che tenta di unire mezzi tradizionali e concreti fin troppo espliciti (le voci narranti fuori campo, superfici riflettenti mobili, i costumi di sapore etno, la danza dei due personaggi, l'azione gestuale degli stessi con farina e scopette di saggina...) e una più eterea tecnologia attuale (la ripresa video dell'azione, la rielaborazione in tempo reale e la proiezione in una stratificazione di immagini).
Anche la musica, affidata alle partiture per tre interpreti (Ayako Okubo ai flauti, Thomas Monod ai clarinetti e Olivier Maurel alle percussioni), a Venezia ha sfruttato l'intreccio fra l'emissione dei bravi strumentisti, l'amplificazione e l'elaborazione elettronica in un gioco di rimandi e sovrapposizioni. Pur nella pregevole qualità delle parti musicali, ne è risultato uno spettacolo ibrido un po' greve, didascalico, non del tutto risolto.

La sera seguente, più convincente si è rivelata la messa in scena di Lost in Feedback del 2014. Nell'oscurità assoluta esili fili luminosi e una banda elastica bianca hanno individuato le gabbie spaziali entro cui agivano il percussionista Olivier Maurel e le lente movenze del danzatore Yon Costes. Il tutto, suono e immagine, veniva rielaborato e intrecciato da un ampio uso dell'elettronica, che ha assunto in questo caso il ruolo di protagonista. Si è realizzata così una stretta e suggestiva interdipendenza fra il misticismo misterioso dell'azione coreutica e la concretezza cruda e antileziosa della componente sonora.

La sezione Aperto è invece dedicata a esperienze musicali di diversa origine, in particolare il jazz e il rock. Il collaudato duo Musica Nuda, accantonato il repertorio di original dell'ultimo CD Leggera, ha dovuto misurarsi con un progetto inedito ed esclusivo sul tema del viaggio. La rivisitazione di brani di vari autori, dai Beatles a Lucio Dalla agli standard americani, si è alternata con la lettura di brevi stralci di testi poco noti dell'eclettico e geniale Fosco Maraini, esperto fra l'altro di cultura giapponese.
Un uso moderato e finalizzato dell'elettronica, le interpretazioni vocali di Petra Magoni, sempre personali e talvolta "estreme," l'efficace sostegno del contrabbasso di Ferruccio Spinetti hanno confezionato uno spettacolo sofisticato, rigorosamente calibrato nei temi, nei passaggi e negli effetti, lontano da quella comunicativa diretta e colloquiale con cui il duo solitamente si rivolge al pubblico riuscendo a coinvolgerlo.

Il tema del viaggio è stato affrontato anche dalla giovane band bolognese Joycut: i tre membri, che hanno soggiornato recentemente in Giappone, hanno tratto dall'armoniosa e meditativa eleganza di quella tradizione spunti e suggerimenti da trasporre nelle composizioni di Komorebi, termine che significa "l'effetto particolare della luce del sole quando passa attraverso le sottili e leggere foglie degli alberi." Nell'apparato visivo proiettato sullo schermo alle loro spalle, quasi ermetici e ambigui appunti di viaggio, i protagonisti sono stati coadiuvati dal regista Asato Sakamoto.
Temi semplici d'impianto ancora minimalista, una lenta evoluzione su campi lunghi, sonorità alonate dall'elettronica, spunti percussivi dalle metriche ben marcate hanno determinato una musica evocativa e avvolgente, anche se non particolarmente innovativa e intensa.

Foto: Andrea Avezzù.
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