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Bengt Berger: Beches Brew

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Se riconsideriamo il titolo di questo album, dopo averne ascoltato il contenuto, siamo tentati di aggiungere da qualche parte la frase che spesso troviamo alla chiusura di un film o di un romanzo: "ogni riferimento è puramente casuale". Questa dichiarazione cautelativa la dovremmo collegare a Bitches Brew, il capolavoro del Miles Davis elettrico. Il titolo di questo album del percussionista svedese Bengt Berger sembra un chiaro riferimento a quel disco straordinario e invece la musica va da un'altra partel verso l'Africa nera, la esotica, al posto di quella urbana evocata dal grande trombettista americano.

Ma non possiamo pensare che un musicista intelligente e sofisticato come Bengt Berger possa avere sprecato un titolo in modo così banale e involontario. Allora forse il riferimento a Bitches Brew è meno diretto e meno marginale di quello che sembra. Ascoltando bene la musica di Beches Brew possiamo trovare una una chiave di lettura che ci permette di aprire la porta senza dover usare il grimaldello: evidentemente il riferimento è alle radici africane di quella e di questa musica, alla vitalità che le pervade, alle diverse storie che inevitabilmente si vanno a rappresentare quando si scava fino in fondo all'anima. Storie che sono fortemente attorcigliate alle vicende personali dei musicisti coinvolti. E non a caso il soprannome di Bengt Berger è 'Beche.'

Detto questo non possiamo non prendere atto della bellezza di questo album, un vero e proprio melting pot dove si fondono il jazz e il rock, senza dimenticare il blues e le derive etniche africane, sudamericane e orientali. Un calderone dove bolle, borbottando allegramente, una miscela magica che ci bagna l'anima facendo sgorgare sbuffi di vapore profumato di mille fragranze.

I musicisti coinvolti da Berger sono tutti bravissimi nell'interpretare le parti assegnate loro dal copione. Lo fanno mettendoci anima e corpo, tirando fuori tutto quello che hanno da dare, fino all'ultimo respiro, fino all'ultima lacrima, fino all'ultimo sbuffo di energia. In particolare ci piace segnalare la voce fortemente espressiva di Lindha Kallerdahl, la chitarra elegante e vigorosa di Max Schultz, le tastiere di Mats Oberg (ben noto per il suo gruppo Mats/Morgan Band). Ma anche i sax di Thomas Gustafsson e Jonas Knutsson non sono da meno e le loro linee apparentemente algide scavano in realtà solchi profondi nella lava infuocata che scorre sotto alla superficie. Tutto scivola via perfettamente sui ritmi finemente cesellati di Bengt Berger, vera dinamo che fa scaturire senza tregua l'energia capace di illuminare la giungla del suo e del nostro cuore.

Track Listing

01. New Gyil; 02. Oskar's Lullabye; 03. Kakraba High Five; 04. Livet; 05. Laila; 06. Dagar Djur; 07. Simon Says; 08. Jag Palperar Platons Grotta; 09. Nada; 10. Sperings Ganglat (Canary Version); 11. Familjen Bra; 12. Pizza Excess; 13. Gurukul; 14. Apart; 15. Sperings Ganglat (Live Version); 16. Flabby Dick; 17. Gurlai Kora.

Personnel

Thomas Gustafsson (sax soprano e tenore); Lindha Kallerdahl (voce); Jonas Knutsson (sax sopraffino, soprano, alto e baritone); Sigge Krantz (basso e voce); Max Schultz (chitarra, banjo, basso, voce); Mats Oberg (tastiere, armonica, voce); Bengt Berger (batteria, percussioni).

Album information

Title: Beches Brew | Year Released: 2010 | Record Label: C3 Records

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