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BB&C: Tim Berne, Jim Black, Nels Cline al Piccolo Teatro Carambolage, Bolzano

Giuseppe Segala By

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Piccolo Teatro Carambolage
Bolzano
24.02.2014

Elenchiamoli in ordine alfabetico, perché il trio da loro alimentato si regge su coordinate paritarie: Tim Berne, Jim Black, Nels Cline. Personalità diverse, sintonizzate su frequenze che danno luogo a una ricezione reciproca (e da parte dei fruitori) potente e nitida, ma non indenne da rumori di fondo (intesi in senso positivo) e da scossoni tellurici (intesi in senso molto positivo), in grado di mettere in gioco contrasti stridenti, equilibri sfacciati, provocazioni. Personalità comunque fortemente impegnate a tracciare percorsi multidirezionali tra i più pregnanti nella musica di oggi. Berne e Cline avevano collaborato negli anni Settanta, quando il sassofonista trascorse un periodo a Los Angeles. Black è stato componente del quartetto di Berne Bloodcount. Dunque tra i musicisti c'erano già legami e connessioni, che qui sfociano in una musica di azzardo, energia, divertimento.

Nel concerto al Piccolo Teatro Carambolage di Bolzano, che giungeva verso la fine di un fortunato tour europeo di quindici date, il trio ha mostrato di avere approfondito e reso pulsante il discorso delineato con forza già nel loro unico disco, The Veil, registrato dal vivo nell'estate del 2009, circa un anno dopo la prima performance del gruppo. Come già risaltava in quel documento, la performance di Bolzano ha messo in campo lunghe sequenze ampiamente improvvisate, in cui i singoli episodi scaturivano spesso dalla saturazione dei precedenti o dall'input apportato da un singolo musicista.

Il concerto si è sviluppato su due set di resa differente, al secondo dei quali va la nostra preferenza: una parte in cui tutti gli elementi musicali avevano modo di trovare maggior definizione e forma, pur nella loro costante mutazione. Il magma denso eruttato in buona parte del primo set, dal quale emergevano episodi di autentica voluttà, ha trovato nella seconda parte il modo di scomporsi in episodi più variamente articolati, in cui i singoli elementi della musica trovavano piena esposizione: le cavalcate aspre e spigolose del sax di Berne, i contrasti della percussione di Black, tra scansioni dure e pirotecnici sfaldamenti di suoni e timbri, il catalogo inesauribile dell'azione di Cline alla chitarra e all'elettronica (utilizzata con sapidità pure da Black). Un concerto di alto potenziale energetico, emozionale e intellettivo, lasciato fluire con la spontaneità che è in grado di raggiungere solo chi sa controllare molto bene le forme di un dialogo improvvisato.

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