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Bari in Jazz - X Edizione

Luigi Sforza By

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A dieci anni di distanza dalla prima edizione, il festival Bari in Jazz ancora non riesce a trovare una precisa fisionomia. Le dimissioni del suo ultimo direttore artistico, Gianluca Petrella, presentate subito dopo l'ultimo concerto in cartellone, chiariscono in parte la situazione in cui versa la rassegna del capoluogo pugliese.

Per molti versi era inspiegabile l'assenza di Petrella, che non ha giovato alla gestione organizzativa, così come la presenza in cartellone di musicisti che poco avevano a che fare col jazz. Scelte discutibili di politica culturale di eventi più legati al mondo musicale del Primo Maggio/Notte della Taranta che al mondo della ricerca musicale—intesa come esercitazione creativa di emancipazione dal cliché della ripetizione e della standardizzazione del sound—hanno rischiato, paradossalmente, di far passare in secondo piano le proposte musicali di spessore che, per fortuna, non sono mancate. Ad eccezione del concerto dei Pinturas, queste ultime si sono consumate davanti ad un pubblico poco numeroso, e in locations penalizzanti.

Alla luce della nostra personale esperienza (chi scrive ha avuto modo di seguire quasi tutti i concerti, ad eccezione dell'Helsinki Cotonou Ensamble, che ha subito continui rinvii di date e location, di Luca Aquino & Carmine Ioanna e dei Jungle by Night), le durissime parole di Petrella confermano sostanzialmente la precaria gestione organizzativa.

Oltre alla musica suonata, all'interno del festival ci sono stati dibatti e seminari sul jazz in generale (Pino Saulo, Gianni Lenoci e Roberto Ottaviano hanno discusso dell'orientamento del jazz contemporaneo presso la libreria Feltrinelli), su quello pugliese in particolare (la storia, gli autori il sistema), sulla discografia di genere delle etichette levantine e incontri presso il Conservatorio di musica della città.
Una mostra fotografica sui dieci anni di vita del festival ha anche abbellito alcune vie del centro storico cittadino.

In riferimento ai concerti che si sono ascoltati, decisamente deludente quello inaugurale del Jowee Omicil Quartet. Tenutosi presso l'Arena della Pace, il quartetto del giovane sassofonista di origini haitiane—considerato un esponente del nuovo jazz caraibico—in poco più di un'ora ha preso letteralmente per mano gli ascoltatori e li ha coinvolti in un una sorta di rituale coreutico collettivo, in cui sembrava che la musica dovesse assolvere alla funzione di liberare dai ballerini lo spirito dei Loa, e Omicil interpretare il ruolo sacerdotale—come fosse un Hougan—e guidare una sottospecie di cerimonia vudù. In realtà tutto s'è risolto in un elementare ballo di gruppo.

Sin dalle prime battute Omicil ha cercato di accattivarsi le simpatie degli astanti con brani che ammiccavano al soft funk e ai colori e sonorità soul. Non sono mancati forti richiami alla musica caraibica, quella più commerciale e meno ricercata dal punto di vista ritmico—con tanto di citazioni dell'ellingtoniano "Caravan"—alle atmosfere easy jazz, con riff iterati fino alla noia, e al rap, sia con la voce che col sassofono.

Il gruppo s'è limitato ad accompagnare il leader in territori al limite tra il poupolar e lo smooth jazz. Temi elementari e facilmente orecchiabili, frasi semplici e ad effetto, che ritornavano ad eco dal pubblico, erano la sostanza di cui era fatta l'intera performance. Omicil ha sicuramente trovato l'apprezzamento del pubblico, ma poco o nulla ha appagato dal punto di vista estetico. Chi era andato lì per il solo gusto di ascoltare—di stupirsi attendendo l'improbabile, di entrare in empatia con la creazione estemporanea della musica, di vivere l'evento nell'interplay tra musicisti, di immergersi nell'intricato mondo ritmico caraibico—è rimasto piuttosto deluso.

Il secondo giorno del festival non si farà di certo ricordare per la perfetta organizzazione.

Facendo riferimento al volantino distribuito il giorno precedente, ci si è recati presso il C.A.R.A. di Bari-Palese (centro di raccolta di uomini e donne provenienti da zone extra europee) per assistere al concerto dell'Helsinki Cotonou Ensamble, ma lì un militare ci ha informato che non ci sarebbe stato nessun concerto per quel giorno. Risultando irraggiungibile anche il telefono di riferimento dell'organizzazione, si è consultato il sito apprendendo che il concerto era stato spostato al giorno successivo (ma neanche quella notizia sarebbe stata attendibile).

Stando così le cose ci si è trasferiti nel centro di Bari, sul lungomare, per assistere al secondo evento della giornata.

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