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Atomic alla Sala Vanni di Firenze

Neri Pollastri By

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Atomic
Musicus Concentus
Superjazz
Firenze, Sala Vanni
10.10.2014

Il primo appuntamento del Musicus Concentus per la serie Superjazz 2014 ha visto di scena uno dei gruppi più interessanti sulla scena europea, il quintetto scandinavo Atomic.

Ben lontano dalle sonorità che si è soliti associare al jazz nordico, Atomic è invece dinamicamente e creativamente esplosivo, con una ritmica nervosa -Ingebrigt Håker Flaten al contrabbasso e Hans Hulbækmo alla batteria -un pianista, Håvard Wiik, dai variegati stilemi, e due fiati potenti ed espressivamente inquieti -Fredrik Ljungkvist a sax tenore e clarinetto, Magnus Broo alla tromba.

Anche a Firenze il gruppo non si è smentito, aprendo con un brano deflagrante e al contempo complesso e frammentario -dominato dalla tromba e dal tenore spesso all'unisono, contornati da un gran lavoro del pianoforte -subito seguito da un brusco cambiamento di scenario, virato su atmosfere più camersitiche, con Ljungkvist al clarinetto e il pianoforte di Wiik più quietamente descrittivo.

L'alternanza di atmosfere dinamicamente e ritmicamente assai diverse ha poi caratterizzato l'intero concerto, senza che venissero comunque mai meno i positivi contrasti tra le diverse voci e le invenzioni dei solisti.

Se la scoppiettante complessità dei brani è essenziale per la cifra del gruppo, infatti, non meno lo sono le qualità dei singoli. I due fiati hanno impressionato per potenza e intensità espressiva, solare ed estroversa quella di Ljungkvist, più celata e perciò ancor più sorprendente quella di Broo; il pianista, apparentemente in disparte, è invece uscito a più riprese con assoli ora astratti, ora originalmente blues, sempre trasversali rispetto alle strutture; Flaten, come i compagni capace di variare numerosi stilemi, ha accompagnato un dinamismo impressionante con un paio di assoli che ne rivelavano la profondità di suono. Una menzione particolare merita poi il giovanissimo Hulbækmo, che sostituiva per l'occasione il più noto Paal Nilssen-Love, senza tuttavia farlo rimpiangere, in virtù di una verve creativa che lo ha portato spesso a intervenire in modo dirompente, producendo mutamenti di scenario inattesi e di forte impatto.

Interessante il modo in cui il gruppo si è autodiretto negli stacchi e negli improvvisi cambi di tempo: di solito era infatti Ljungkvist a dettare i tempi, ma quando lui stesso era impegnato l'onere passava a Wiik o, in seconda battuta, a Broo. Al sassofonista, comunque, è spettato il ruolo di interfaccia con il pubblico, una parte che ha svolto molto bene grazie a una spontanea e ludica comunicativa.

Un concerto notevole, dunque, di un gruppo che conserva dalla tradizione un sound materico e ricco di fuoco, ma pesca dalle "avanguardie" strutture complesse e imprevedibili. Un mix perfettamente riuscito che ne fa uno dei gruppi migliori visti sulla scena negli ultimi anni. Non è perciò un caso che il pubblico fosse piuttosto folto e che includesse numerosi musicisti.
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