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Arto contemporaneo!

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Enrico Bettinello By

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Artista vulcanico e originalissimo, sin dai tempi dei DNA e degli Ambitious Lovers, ponte tra culture e sonorità, nonché tra le arti, che frequenta con ostinata e eccellente trasversalità, Arto Lindsay è uno dei musicisti più intriganti dei nostri tempi.

In occasione dell'uscita del suo nuovo disco Cuidado Madame, l'abbiamo raggiunto per una chiacchierata sul disco e molto altro.

All About Jazz: Direi di iniziare la nostra intervista dal titolo del tuo nuovo disco, Cuidado Madame. Che è quello di un film del regista Julio Bressane. Come mai hai scelto questo titolo, che significa "attenzione, signora" e qual è il tuo rapporto con il cinema di quegli anni?

Arto Lindsay: La scelta del titolo Cuidado Madame fa un chiaro riferimento alla politica di oggi. Il film trasmette il suo messaggio con un sacco di bellezza e umorismo.
Ho frequentato Julio per poco tempo dopo che mi ero trasferito a New York. Julio ama la vecchia musica tradizionale, mi ha parlato di Noel Rosa e mi ha fatto conoscere i dischi di Mario Reis e Cartola. Mi ha fatto ovviamente anche vedere i suoi film e nonostante abbiamo speso complessivamente poco tempo assieme è diventato un punto di riferimento per me.

AAJ: Uno dei cliché che sono comodi da usare quando si parla della musica di Arto Lindsay è quello classico dell'incontro "downtown New York + bossanova." In realtà la vita urbana e suburbana in Brasile è più frenetica, angolosa e "contemporanea" di quella di altre città occidentali...

AL: Hai ragione riguardo al ritmo e al mood delle città brasiliane oggi. La peggiore situazione economica che io mi possa ricordare sta distruggendo il nostro sistema educativo e sanitario. Rio, che è già una città violenta di suo, lo è diventata ancora di più.
La magistratura sta conducendo un'inchiesta per corruzione che ha finalmente dato volti e numeri a crimini che già conoscevamo bene. Resta da vedere se questo produrrà un qualche effetto...

AAJ: Come hai lavorato con i ritmi tradizionali candomblè in questo disco?

AL: Ho registrato una serie di grandi musicisti che suonano questa musica e ho portato le registrazioni a New York, dove insieme al mio gruppo ho composto le canzoni su quei ritmi. A volte poi abbiamo proprio tolto quella pulsazione ritmica dal risultato finale, altre l'abbiamo lasciata.
Ho lavorato per molti anni con musicisti che orbitano attorno al grande percussionista Gabi Guedes e magari la prossima volta mi potrò permettere di riunire tutti, Brasiliani e Americani, nella stessa sala di registrazione!

AAJ: Il comunicato stampa accenna all'idea di spiritualità che è alla base del lavoro e mi chiedevo quali fossero le connessioni tra la tradizione spiritual afro-brasiliana e la modernità...

AL: Devo confessarti che quella parte del comunicato stampa non l'ho scritta io! (ride)
Ho un progetto parallelo in cui il candomblé incontra alcuni elementi del gospel, ma è un altro progetto, non questo, quindi onestamente non saprei bene come la mia idea di modernità entri in tutto questo...

AAJ: Erano più di dieci anni che non pubblicavi un disco nuovo, solo nel 2014 era uscita l'antologia Encyclopedia of Arto. Cosa c'è di nuovo nel tuo processo di scrittura di una canzone e cosa invece rimane immutato?

AL: Il mio processo compositivo si muove di canzone in canzone, se di un progresso vogliamo parlare credo lo possiamo definire lento e progressivo. Continuo a avere bisogno di collaboratori che mi aiutino a colmare le lacune che ancora son presenti nella mia conoscenza musicale. Scrivendo per la prima volta con componenti più giovani del gruppo come Paul Wilson e Kassa Overall dà al disco molto del loro sentimento. Melvin Gibbs, Lucas Santtana e Gil Monte sono invece colleghi di lungo corso.
L'anno scorso poi ho prodotto un disco di Thiago Nassif, che ha poi collaborato all'editing di Cuidado Madame. Nel suo disco abbiamo lavorato in modo dettagliatissimo su ciascuna canzone prima ancora di registrarla e sono certo che questo abbia molto giovato anche al mio modo di scrivere.

AAJ: L'idea di "canzone" mi sembra resti centrale nel tuo mondo compositivo. Ma cosa significa questa idea nel 21mo secolo?

AL: Credo che in qualche modo una canzone si attagli alla figura di chi la scrive. Indipendentemente da quanti la ascoltano. Così non è molto importante quali siano gli elementi che usi, tradizionali o meno, li puoi comunque descrivere così.
Questi elementi sono di solito suoni e parole sufficientemente slegati tra loro da sorprenderci in un modo che riconosciamo: sono elementi che possono richiedere uno sforzo per essere ricondotti a una certa coerenza, ma hanno bisogno di entrare in relazione così alla fine avranno un senso compiuto.

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