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Ars Ludi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Francesca Odilia Bellino By

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Miti di Musica 2018 -Ritmi del Mito. Piccole drammaturgie per percussioni-attori
Ars Ludi
Museo Archeologico Nazionale—Sala del Toro Farnese
Napoli
14.06.2018

Il primo appuntamento della rassegna estiva dell'associazione Alessandro Scarlatti dedicata ai Miti di Musica ospita Ars Ludi, un ensemble di percussioni d'eccezione che lavora da trent'anni sul repertorio contemporaneo. Ospitato nella sala del Toro Farnese, il concerto si è aperto con un evocativo "Marx Lenin Mao Tse Tung," pezzo scritto nel 2016 in occasione delle celebrazioni dell'ottobre del '17 da Giorgio Battistelli per tre percussionisti dell'Ars Ludi (Antonio Caggiano, Rodolfo Rossi e Gianluca Ruggeri) che interpretano anche in forma attoriale le tre figure rivoluzionarie. Voci e percussioni si avvicendano a ritmi quasi tribali scadendo i nomi dei tre in un gioco di contrapposti e contrappunti, quasi a voler abbattere a suon di colpi, e non senza una certa dose di causticità, i grandi miti rivoluzionari del novecento.

Il passaggio a "Il legno e la parola" per marimbone e campana a lastra (2004) di Salvatore Sciarrino porta le riflessioni sul ritmo del mito in altre direzioni. Il pezzo, di fatto, esplora la capacità di parola del marimbone e lavora su vari effetti, dinamiche, registri e tecniche (per mano destra e sinistra, anche separatamente), con l'intento di dare una voce tutta sciarriniana a questo straordinario strumento. La sala del Toro Farnese ne amplifica gli effetti (soprattutto sui glissati), rimbombando così in un'immaginaria replica dal passato.

Caggiano e Ruggieri rientrano in scena dalla parte del pubblico, solcando la sala con sguardi di sfida, per affrontarsi poi nell'arena, terricciato sotto i piedi, del Toro Farnese, armati di voce e percussioni. "Oriazi e Curiazi" (1996), agone scenico per due percussioni, esibisce la nota leggenda romana in forma di teatro sonoro-percussivo. Riduce, si fa per dire, lo scontro ad un tragico confronto attraverso le percussioni, scelte nelle loro diverse tipologie e usate nei loro ruoli in qualche modo paralleli, fino alla scomparsa finale dei due protagonisti che si accasciano ciascuno sulla sua gran cassa.

Il passaggio a "Drumming" di Steve Reich offre un'ulteriore occasione per esplorare il mito del ritmo in rivisitazione novecentesca delle sue forme ancestrali. Composto nel 1970-1971 da Reich dopo un viaggio in Ghana, il pezzo usa la tecnica del phasing e si muove sui tre principi della costruzione/ripetizione di un ritmo ciclico, della combinazione di vari timbre, e dell'incorporazione delle voci che imitano i suoni delle percussioni nel corso della performance. Quattro Ars Ludi ne propongono solo la prima parte (per quattro coppie di bongos) ripetendo e alternando ritmi e pattern in una successione incalzante e ossessiva.

La serata si chiude con uno straordinario "Psycopompos" di Giorgio Battistelli dedicato alla figura mitologica che accompagna le anime dal regno dei vivi al regno dei morti. In scena, sei percussionisti dotati ciascuno di una diversa taglia di putipù (strumento della tradizione partenopea costituito da un cilindro di metallo, chiuso nella parte inferiore, con una pelle animale nella parte superiore, al cui centro è fissata una canna che se frizionata produce suono), e anche di una xilo-marimba ed una marimba bassa. Battistelli, e ancora di più gli Ars Ludi, canzonano il passaggio tra i due mondi, enunciano inverosimili suoni e sfregano la canna dei loro strumenti a ritmo decisamente erotico, ricordando così una specie di sarabanda caciarona.
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