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Paolo Botti: Angels & Ghosts

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Che la musica di Albert Ayler abbia un'anima arcaica, che affondi le proprie radici nel blues, nell'urlo primordiale, nella terra di una nazione che dalla fatica e dagli "spiriti" di tanti afroamericani ha cresciuto l'albero frondoso di una cultura cosmopolita, è elemento che colpisce chiunque si accosti ai dischi del grande tenorista, scomparso tragicamente nelle acque dell'East River newyorchese nel novembre di quarant'anni fa.

Ma la lettura che ne dà Paolo Botti in questo fantastico progetto è ancora più radicale e, in un certo senso, "ayleriana": utilizzando in totale solitudine strumenti come la viola [che è il suo strumento "jazzistico" di elezione], il banjo, il dobro o il mandolino, il musicista proietta la musica di Ayler direttamente dentro un'atmosfera folk dai bagliori elettrizzanti, evidenziandone al tempo stesso il carattere popolare e quello di squarcio verso una contemporaneità dai colori sempre cangianti.

Riprendendo parte del repertorio ayleriano [tra cui classici come "Ghosts," "Angels" o "Truth Is Marching In"] e abbinandola a temi in qualche modo collegati, come gli omaggi di Leroy Jenkins o David Murray [la celebre "Flowers for Albert"], Botti riesce a evocare un mondo intimo e polveroso, di onestà emotiva a volte quasi straziante, ipnotico e dai toni pre-moderni, ma al tempo stesso telepaticamente connesso a un'idea di contemporaneità che colpisce dritto al centro del bersaglio.

Non volendo infatti considerare il recupero di sonorità pre-war folk come semplice istinto revivalistico [sarebbe un errore di prospettiva imperdonabile], non c'è infatti dubbio che il dialogo con quelle musiche che si è attivato in vari generi - in particolare in certo indie-rock - abbia contribuito a cucire sulla viva pelle della contemporaneità molte delle sue stesse contraddizioni, alcune delle quali erano state anticipate con visionario vigore dallo stesso Ayler, pur se poi banalizzate da molti ascoltatori sotto la maschera di un certo dionisismo free precocemente invecchiato.

E non sarà inutile sottolineare come queste intuizioni di Paolo Botti - che si conferma una delle figure più originali e più sottovalutate del nostro jazz - si inseriscano in una linea tutta "italiana" di rilettura di Ayler, una linea che comprende anche il limpido Gaslini di Ayler's Wings e i Nexus di The Preacher & the Ghost. Letture vive, intelligenti, originali, mai provinciali.

Chiudere gli occhi e abbandonarsi a questo disco, uno dei migliori dell'anno appena concluso, è un piacere davvero unico.

Track Listing: 01. Island Harvest; 02. Moanin’; 03. Our Prayer; 04. Ghosts; 05. Albert Ayler (His Life Was Too Short); 06. Zion Hill; 07. Birth of Mirth; 08. Flowers for Albert; 09. New Generation; 10. Truth Is Marching In; 11. Angels; 12; Nobody Knows the Trouble I’ve Seen; 13. Corale per A.A.

Personnel: Paolo Botti (viola, dobro, banjo, mandolino).

Title: Angels & Ghosts | Year Released: 2011 | Record Label: Caligola Records

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